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Ad occhi aperti | 05 settembre 2020, 08:10

Ogni cammino è fatto di singoli passi - Tootsie

Non credo che unificare i primi di uno dei festival cinematografici più importanti al mondo servirà a risolvere le disparità di trattamento che esistono tra attori maschi e attrici femmine. Ma quella per il riconoscimento dei diritti civili è una battaglia lunga e faticosa, non un blitzrieg

Tootsie

Tootsie

“Tootsie” è un film di produzione americana del 1982 scritto da Don McGuire, Larry Gelbart e Murray Schisgal, e diretto da Sydney Pollack.

Inserita nel 2000 al secondo posto nella classifica delle migliori commedie americane di ogni tempo, la pellicola narra di Michael Dorsey, attore teatrale intenzionato a fare “il grande salto” che si ritrova a dover vestire panni femminili con il nome di Dorothy Michaels per ottenere la propria prima, grande, parte in una serie televisiva. Da quel momento si susseguiranno una serie di situazioni equivoche, che porteranno Michael a trovare l’amore e a rivedere la propria posizione sulle colleghe donne.

Tra le tante e diverse notizie che hanno caratterizzato le ultime settimane – a livello provinciale, regionale, nazionale e internazionale – una su cui probabilmente solo gli “addetti ai lavori” si sono soffermati è la sostituzione, da parte della Berlinale, dei premi di attori e attrici protagonisti e non protagoniste con due soli premi di genere “neutro”.

Non ci saranno, insomma, più miglior attore e miglior attrice protagonista/non protagonista, ma due unici orsi d’argento alla migliore interpretazione protagonista e alla miglior interpretazione non protagonista. L’idea, ovviamente, è quella di lanciare un segnale il più possibile di inclusione all’industria cinematografica tutta.

La questione è più importante di quel che potrebbe sembrare, specie in un periodo storico come quello attuale, in cui il mondo del cinema – specie quello americano – è stato percorso da una serie di progressivi scandali, di cui il movimento MeToo e il Black Lives Matter sono senza dubbio i due esempi principali; entrambi hanno puntato l’attenzione sulle disparità di trattamento tra, sostanzialmente, gli addetti ai lavori “maschio-bianco-etero” e quelli appartenenti a qualunque altra categoria sociale, riguardanti ogni possibile aspetto, tra cui quello economico.

“Tootsie” non parla di questo. È una commedia che, di fatto, parla del rapporto uomo-donna in senso generale, ma il fatto che sia ambientata nel mondo “dietro le quinte” delle serie televisive – negli anni ‘80 abbastanza innovativo – rende il film uno specchio perfetto di un micro-universo che in quarant’anni probabilmente è cambiato meno di quel che ci si potrebbe aspettare.

Attori narcisisti e burberi, antipatie, ansie, depressioni, inganni, favoritismi: il mondo dello spettacolo è davvero, come si dice spesso, una giungla. Ma una giungla con regole, con un sistema, in cui alcune specifiche categorie – senza dubbio come retaggio storico, ci mancherebbe altro – vengono costantemente messe da parte.

Non credo che unificare i primi di uno dei festival cinematografici più importanti al mondo servirà a risolvere le disparità di trattamento che esistono tra attori maschi e attrici femmine, almeno non da un giorno all’altro. Per lo stesso motivo, non credo che la partecipazione di una star di hollywwod (come, per esempio, l’attore John Boyega) alle manifestazioni del movimento BLM possa impedire a un giovane attore nero di vedersi sfilata una parte per ragioni che esulano dalle sue sole capacità attoriali: sono tutti gesti privi di riscontri concreti, ovviamente, soprattutto nell’immediato.

Ma quella per il riconoscimento dei diritti civili è una battaglia lunga e faticosa, non un blitzrieg. Servono una miriade di gesti concretamente vuoti per realizzare un cambiamento concretamente importante, e serve tempo e serve continuare a realizzarne nel corso di questo tempo.

Insomma, un cammino è fatto di singoli passi. L’alternativa è lo scatto improvviso, violento, che spesso è più facile da biasimare; il contrario, invece, è l’immobilismo totale. E questo, come società, non possiamo permettercelo.

simone giraudi

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