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Curiosità | 08 novembre 2020, 08:28

Passaggio delle gru in Granda: tutti a guardare il cielo per osservare gli stormi in volo verso il Sud

A partire dal mese di novembre nei cieli della nostra provincia si assiste da oltre un decennio alle migrazioni delle gru cenerine o eurasiatiche (Grus grus) e per gli appassionati di birdwatching è un’occasione per osservare, fotografare e filmare questa specie che normalmente non è presente nel nostro territorio

Foto di Filippo Marmo, scattata nel 2019, dal centro cicogne di Racconigi

Foto di Filippo Marmo, scattata nel 2019, dal centro cicogne di Racconigi

A partire dal mese di novembre nei cieli della nostra provincia si assiste da oltre un decennio alle migrazioni delle gru cenerine o eurasiatiche (Grus grus) e per gli appassionati di birdwatching è un’occasione per osservare, fotografare e filmare questa specie che normalmente non è presente nel nostro territorio

Luca Giraudo, ornitologo e guida escursionistica di Boves, ci racconta alcune curiosità su questi magnifici uccelli.

Ci puoi descrivere questa specie?

La gru cenerina, Grus grus è uno dei più grandi trampolieri della fauna europea, la sua apertura alare può raggiungere i due metri e quaranta, ancora più grande della cicogna, alla quale assomiglia per portamento e in parte per l’alimentazione. La gru è maggiormente onnivora rispetto alla cicogna, ed è per questo che è legata alle foreste e alle grandi steppe euroasiatiche, dove trova nutrimento durante tutto l’anno. E’ un animale con una “menage” familiare molto stabile, poiché gli adulti sono tendenzialmente monogami e fedeli per tutta la vita, tanto che alla morte di uno dei due. il partner sopravvissuto non si riproduce se non l’anno successivo. E’ un comportamenti tipico delle specie longeve: la gru può arrivare anche a ventiquattro anni d’età. In volo è riconoscibile poiché vola con zampe e collo distesi e siccome utilizza molto il volo battuto, tende a formare grandi stormi durante la migrazione.


Dove trascorrono l’estate questi splendidi ed eleganti esemplari?

E’ una specie euroasiatica: il suo areale è veramente molto ampio e va dalla Siberia Meridionale e alla Mongolia a Est fino alla Germania settentrionale e alla Scandinavia a Ovest. In tutto il suo areale si stimano circa mezzo milione di gru, ossia almeno duecentomila coppie.

Le gru nidificano in coppie isolate in aree forestali inframezzate da paludi, ma le popolazioni russe al termine della riproduzione si radunano a centinaia di migliaia nelle steppe ucraine e ungheresi. Da qui, al sopraggiungere del gelo artico, si dirigono verso le zone di svernamento transitando sulla pianura padana. A dir la verità quest’ultima rotta è abbastanza recente, diciamo che si è instaurata negli ultimi 15 anni e adesso è molto frequentata. Infatti le gru, essendo animali gregari durante la migrazione e lo svernamento, si trasmettono informazioni anche riguardo alle rotte e ai siti di alimentazione, che possono variare nel tempo.


Perché devono compiere due volte all’anno questa traversata e quanti chilometri devono percorrere per arrivare a destinazione? Dove si dirigono in autunno?

Siccome è una specie di ambienti nordici e delle steppe, si nutre sia di vertebrati che di rizomi, tuberi e semi, questi ultimi soprattutto in autunno quando frequenta le stoppie cerealicole, ambienti che in Asia e Scandinavia durante l’inverno gelano o vengono coperti dalla neve. Per la gru è giocoforza migrare e ogni popolazione migra verso Sud o Sud-Ovest, dalla Cina meridionale, all’India, al Medio Oriente e all’Africa settentrionale e, infine, all’Europa meridionale, Spagna e Provenza in particolare, dove svernano le gru che transitano sulla provincia di Cuneo.

La loro migrazione può durare alcune settimane, ma si concentra in tappe di pochi giorni, poiché dai siti di alimentazione ungheresi raggiungono la Spagna in meno di una settimana, a seconda anche delle condizioni meteorologiche che incontrano.


A che altezza volano?

Sono state osservate gru migrare a circa diecimila metri, d’altronde per superare l’Himalaya devono transitare in alta quota. In ogni caso volano dove il vento è più favorevole e sulle Alpi sono state osservata migrare a oltre tremila metri. Non è molto se pensiamo che la stessa quota viene raggiunta da piccoli passeriformi come i luì, che migrano a Sud del Sahara.


Quanto dura il loro viaggio e come si orientano?

Come accennato il loro viaggio dura alcune settimane, ma siccome si fermano a lungo, sto parlando delle gru che osserviamo noi in questi giorni, nelle aree di alimentazione ungheresi, la migrazione verso i siti dove passeranno l’inverno può durare pochi giorni. Se consideriamo una velocità media di circa quaranta chilometri orari, possono percorrere quattro-cinquecento chilometri al giorno e coprire la distanza che divide, ad esempio, l’Ungheria dall’Aragona, pari a circa duemilacinquecento chilometri, in sei-sette giorni. Ma sempre di più si fermano in Camargue e in Italia, ad esempio nel Delta del Po.

Come molti uccelli che migrano di notte, si orientano sia con le stelle che tramite il campo magnetico terrestre, di cui percepiscono la variazione su base geografica, mentre di giorno lo fanno grazie all'inclinazione del sole e alla geografia dei luoghi. Per questo quando è nuvoloso tendono a perdere la rotta e a fermarsi, come successe due anni fa qui in Piemonte.


Perché quando volano gli stormi assumono la caratteristica forma a V?

Sono uccelli che migrano nella stagione fredda, quando le correnti ascensionali sono meno potenti. Utilizzano quindi, come fanno i gabbiani, le oche e i cormorani, il volo battuto che viene ottimizzato proprio migrando in gruppo e a “delta”: il primo fende l’aria e gli altri che seguono fanno meno fatica. Ovviamente c’è un avvicendamento al vertice da parte degli individui adulti già esperti. Lo si nota osservando i gruppi volare e notando che spesso non c’è esitazione. Significa che almeno una parte dei migratori è già transitata sulle nostre regioni.


Quando compiono il viaggio di ritorno verso il Nord e quale rotta seguono?

Rimangono nelle aree invernali fino alla fine di febbraio, poi ricominciano alla spicciolata a risalire l’Europa. Tuttavia in marzo è possibile osservare dei grandi gruppi in volo, soprattutto lungo la costa mediterranea e quindi ligure. La rotta primaverile è un po’ differente da quella autunnale per questo qui in provincia le si vede di meno.


Questo lungo viaggio rappresenta un pericolo per gli stormi?

Certamente la migrazione ha i suoi pericoli, soprattutto in un mondo in cui le nostre attività e infrastrutture non sono pensate per le altre specie animali. (A dir la verità a volte non sono pensate nemmeno per il benessere della nostra specie animale, ma questa è un’altra storia, ndr). Quindi impatti contro cavi, tralicci, antenne, impianti eolici e via discorrendo possono certamente essere causa di morte per molti individui, soprattutto perché le gru migrano di notte. Diversamente i pericoli legati al clima sono meno importanti, poiché si tratta di un animale di grandi dimensioni e quindi meno vulnerabile.


In Europa sono animali protetti?

Sì, in Europa la specie oggi non è oggetto di caccia, tuttavia si estinse in Italia agli inizi del ‘900 anche per questo.


È mai stata fatta una stima di quanti uccelli attraversano la Granda?

A novembre del 2018, quando si concentrarono in poche ore gli stormi provenienti da Est, furono stimate circa cinque-seimila gru in migrazione sulla provincia di Cuneo. Fu lì che molte persone scoprirono che le gru migravano sulle loro case, ma il fenomeno era noto agli appassionati già da diversi anni. Certamente dobbiamo considerare la stima suddetta come attendibile, ma variabile di anno in anno. Una delle difficoltà nel monitorare la loro migrazione sta nel fatto che molte migrano di notte: le si ode, ma non le si vede. Quante saranno?


Alcune di loro fanno delle brevi soste nelle campagne e le possiamo osservare più da vicino, sono comunque uccelli diffidenti?

Sì, alcuni gruppi di gru si fermano ormai anche nella campagna cuneese, parliamo di due-trecento individui. E’ quindi possibile osservarle durante tutto l’inverno. Rimangono comunque animali diffidenti, che ben hanno imparato a temerci. Uno dei siti dove è più facile osservarle, in tutta sicurezza per loro, sono le paludi del Centro Cicogne e Anatidi di Racconigi, dove in questi giorni sono arrivate le prime.


Anche di notte si sentono i loro versi, ma quando fanno le soste per risposarsi?

Le soste migratorie dipendono molto dalle aree attraversate e dalle condizioni meteorologiche. Se tutto fila liscio volano per diverse ore, coprendo distanze vicine ai cinquecento chilometri al giorno.


Qual è il momento più adatto della giornata per gli avvistamenti?

Se hanno dormito nei dintorni, certamente il mattino, ma se sono in migrazione non c’è un’ora precisa per osservarle, tuttavia mattino e sera sono gli orari migliori. Dipende molto da che condizioni meteorologiche hanno trovato sulla loro rotta, se sono state rallentate da perturbazioni o nebbia. Dipende anche molto dalla stagione e soprattutto dall’arrivo del freddo in Ungheria. Possono infatti partire in gran numero allo spalancarsi della cosiddetta “porta russa”, corrente gelida di origine artica, che quest’anno non si è ancora aperta.


Qual è l’attrezzatura adatta per osservare gli stormi in cielo?

Sovente si possono osservare a occhio nudo, non volano necessariamente ad alta quota e sono spesso vocifere. Ma un buon binocolo è l’ideale, ovviamente.


Abbiamo già parlato di come fotografare gli uccelli, ci ricordi brevemente cosa ci serve per immortalare le gru durante il loro passaggio nel cielo?

Uno zoom potente è l’ideale, ma anche con un 300 mm si possono già fare belle foto. Anche le ultime bridge super potenti sono adatte a scattare foto memorabili, pur se la qualità dei risultati è minore rispetto alle reflex con teleobiettivo, che però costano sovente una fortuna. Ad ognuno la sua preferenza, in base ai due criteri fondamentalo: passione e disponibilità economica.

In ogni caso è già emozionante osservarle o udirle. Il loro volo ci porta lontano, ci ricorda forse quando già i nostri antichi antenati le osservavano e interpretavano grazie a loro l’avvicendarsi delle stagioni. Tanti, tanti anni fa. A noi oggi non resta che augurar loro un buon viaggio.


Grazie Luca per averci raccontato tutto questo sui bellissimi uccelli che attraversano la Granda in questo periodo e da oggi tutti su l’uscio a rimirar tra le rossastre nubi stormi d'uccelli neri, com'esuli pensieri, nel vespero migrar.


Bruna Aimar

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