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Click sulla Psicologia | 10 marzo 2021, 16:09

COVID: un anno dopo

Le conseguenze psichiche della pandemia secondo lapsicologa psicoterapeuta Ernestina Fiore: ansia, attacchi di panico, insonnia e depressione. sia negli adulti che nelle fasce dei più piccoli e degli adolescenti

COVID: un anno dopo

 

A un anno dall’inizio dell’emergenza Covid si registrano molte conseguenze psichiche sulla popolazione: ansia, attacchi di panico, insonnia e depressione. sia negli adulti che nelle fasce dei più piccoli e degli adolescenti. Da fonti della Società Italiana di Psichiatria, una persona su 3 è a rischio di disturbi psicologici. Nella prima fase della pandemia si è osservato un aumento dei livelli di ansia, depressione e insonnia. Oggi, lo stress persistente di una situazione di emergenza che dura da quasi un anno, senza certezza di uscirne a breve, rappresenta un evento traumatico cronico che è ancora in divenire.

Ansia e depressione sono alcune delle conseguenze psichiche che si registrano nella popolazione durante questo anno di pandemia. Il rischio è di compromettere, anche a lungo termine, benessere e salute mentale non solo di chi è guarito dal virus, ma anche degli operatori sanitari e delle famiglie delle vittime. Oltre TUTTE le persone che stanno subendo i colpi del Coronavirus. Gli effetti sulle persone sono a lungo termine e talvolta cronici, ma dipendono anche dalla capacità del soggetto di adattarsi e affrontare le avversità, in relazione alla capacità e alla resilienza individuale.


Cosa si sente ora?

Si chiama frustrazione, cioè ciò che si prova nel momento in cui non si può realizzare un bisogno o un desiderio a causa di fattori esterni. Si è ben consapevoli di ciò che si ha bisogno per stare bene, ma se quel qualcosa che non dipende da noi, blocca il raggiungimento dello stesso e quindi si crea malessere e frustrazione. Gestire la frustrazione è correlata alla capacità di resistenza, resilienza, accettazione e di riorganizzazione.


Cosa ci ha portato via il virus?

Se togliamo il piacere rimane solo il dovere. La pandemia ha portato alla rinuncia di piaceri che per molti erano irrinunciabili. Insomma la nostra vita si riduce al lavoro, alla casa, a piccole esclusive relazioni e a poco altro. Si sente la stanchezza della situazione perché doveri e piaceri sono troppo sbilanciati e a lungo andare questo pesa.


E le vacanze? e i viaggi?

Chi soffre della sindrome di Wanderlust (Se non riuscite a stare mai fermi in un posto e sentite l’irrefrenabile desiderio di esplorare il mondo, di vedere luoghi nuovi e di conoscere nuove culture, potreste essere affetti dalla sindrome di wanderlust, anche conosciuta come la malattia del viaggiatore. Il termine wanderlust è di origini tedesche e significa letteralmente “desiderio di vagabondare”) lo sa bene. Non avere la possibilità di viaggiare genera un'insofferenza difficile da contenere.

Quali sono i risvolti psicologici del Covid?



La pandemia ha limitato la libertà e ciò genera ansia. La paura del contagio e la sofferenza di vedere soffrire persone care, si lega alla tristezza e alla rabbia di non poter fare nulla, se non aspettare e stare alle regole imposte. Questo alza lo stress, il non avere un termine e il non sapere quando tutto tornerà alla normalità e sentiamo di non riuscire a resistere. Tutte percezioni che potrebbero trasformarsi in ansia. È un’ansia data dalla sensazione di immobilità e dal bisogno umano di sentirsi liberi nelle proprie scelte.


Accogliere quello che si sente

La stanchezza fisica e mentale, la voglia di andare, il bisogno di sapere quando iniziare a prendere iniziative concrete sono tutte sensazioni che potete attraversare e gestire. Ignorarle non farà altro che aumentare e creare ulteriore stress. Riconoscere le emozioni, viverle e accoglierle permette di imparare a stare in quella sensazione faticosissima di rabbia e frustrazione che purtroppo dovranno accompagnarci ancora per un tempo che non conosciamo.


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Ernestina Fiore

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