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Ad occhi aperti | 13 marzo 2021, 07:35

Come imparai a non preoccuparmi e a rimanere una minoranza - Swallow

In uno dei suoi ultimi spettacoli il comico satirico Filippo Giardina sottolinea come le donne, nel mondo, siano la maggioranza ma nonostante questo non riescano a imporre la propria visione del mondo in modo ufficiale: vengono represse e umiliate, anzi viene loro insegnato a reprimere e umiliare se stesse e le altre donne in ogni singolo istante delle proprie vite

Swallow

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“Swallow” è un film di produzione franco-americana del 2019, scritto e diretto da Carlo Mirabella-Devis. Protagonista della pellicola è Hunter, giovane casalinga moglie di Ritchie e futura madre del loro primo figlio che si scopre profondamente attratta dal compulsivo ingoiare di oggetti di varie forme e materiale, atto catartico che cela al marito finché non diventa evidente durante un’ecografia. La scoperta porterà Hunter a scavare dentro se stessa e a riesumare i diversi e profondi traumi della sua infanzia, fino a riconnettersi con l’origine concreta di tutti i suoi mali.

Si conclude, anche per quest’anno, la settimana dell’8 marzo, tradizionalmente legata alle celebrazioni per la giornata internazionale della donna (spesso impropriamente definita “festa delle donne”). E mi piacerebbe, mi piacerebbe davvero tanto, vivere in una società in cui la settimana in questione – e, nello specifico, il giorno dell’8 marzo – possano non essere terreno fertile per denunce ed esternazioni ma soltanto per riflessioni ponderate… ma indovinate un po? Non è così.

Non lo è mai stato, non lo è oggi e, credo, non lo sarà mai. Perché – e mi rendo conto sia banale dirlo, ma è anche importante – la realtà in cui ci troviamo tutti costretti a vivere identifica nelle donne un assurdo e curioso caso di “maggioranza minoritaria” (su cui torneremo dopo).

Potreste esservi imbattuti, in questa settimana, nella vicenda raccontata sui social network dalla pallavolista Laura Lugli. Che, in buona sostanza, ha raccontato come durante la stagione 2018-2019 lo staff del Volley Pordenone abbia reagito alla notizia della sua gravidanza – poi finita con un aborto spontaneo – interrompendo il suo contratto e, a posteriori, rifiutandosi di pagarle i mesi in cui effettivamente si era allenata con la squadra. Penso che più indicativo – e preoccupante – del fatto in sé sia l’intero contorno, il sistema dello sport dilettantistico femminile che QUESTO ARTICOLO riassume in modo dettagliato.

“Swallow” è una piccola perla thriller passata un po’ in sordina, che vi consiglio di recuperare. E calza a pennello con l’argomento, essendo la protagonista una donna la cui gravidanza la spinge a riflettere prima di tutto sulla società medio-borghese in cui vive – popolata da persone le cui strade sono, possiamo dirlo, “lastricate di buone intenzioni” - , ma in modo particolare su se stessa e sulla condizione di emarginazione a cui ha sentito di dover rispondere e sopportare per tutta la propria vita. La tendenza a ingoiare oggetti è sintomo di un vuoto atavico e incolmabile, risolvibile soltanto andando alla radice – violenta, banale e quasi dimenticata – di questa sua condizione: Hunter, la protagonista, deve riappacificarsi con il proprio padre biologico mai conosciuto, ma non tanto per dargli assoluzione quanto per riuscire finalmente a definire se stessa.

Credo “Swallow” sia un bel film sull’emancipazione femminile (nel senso stretto del termine, non in quello “Disneyiano”), su una donna che fa di tutto per difendere e riaffermare se stessa, a discapito dell’idea che hanno di lei le altre persone e la società che la circonda. Suo marito, la sua famiglia, persino la sua stessa madre, non la riconoscono, non la vedono davvero e non la comprendono: è lei che deve spingerli a farlo, non per spirito di sacrificio ma per senso d’orgoglio.

Ed è questo che intendevo, con il paradosso della “maggioranza minoritaria”. In uno dei suoi ultimi spettacoli il comico satirico Filippo Giardina sottolinea come le donne, nel mondo, siano la maggioranza ma nonostante questo non riescano a imporre la propria visione del mondo in modo ufficiale: vengono represse e umiliate, anzi viene loro insegnato a reprimere e umiliare se stesse e le altre donne in ogni singolo istante delle proprie vite. E questo vale per tutte le minoranze in senso lato; l’unico modo che ha una minoranza per smettere di esserlo è diventare maggioranza – o una parte di esso - , lottando con forza e senza esclusione di colpi.

È vero, non basta l’8 marzo per risolvere la “questione femminile” nel nostro paese e nel mondo. Ma, a giudicare da come stanno andando le cose, non bastano nemmeno gli altri 364 giorni dell’anno: il dover rinunciare a un privilegio, il dover ingoiare - letteralmente – una realtà che non ci piace, è qualcosa che nessuno ha mai troppa voglia di fare. Specie quelli come noi.

simone giraudi

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