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Scuole e corsi | 22 novembre 2021, 11:30

A Cuneo una classe in quarantena per un bambino positivo, la rabbia dei genitori: "La DAD scatta con tre contagi, non con uno"

Replica il dirigente del SISP: "Quella ministeriale è una circolare di indirizzo, da applicare sulla base del quadro generale. L'esperienza ci insegna che un caso in una classe di bambini significa almeno altri tre. Purtroppo non possiamo fare due tamponi a tutti, i casi sono troppi"

Immagine di repertorio

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Sabato 20 novembre vengono informati dalla scuola che i figli saranno in quarantena e quindi in DAD per 15 giorni. In classe, una terza elementare di un istituto di Cuneo, c'è un caso di positività.

Un caso. Non tre come prevederebbero le ultime normative in materia.

Alcuni genitori ci hanno scritto per esprimere il proprio disappunto e, soprattutto, per capire perché sia stata presa questa decisione.

"Le scriviamo al fine di poter avere una spiegazione dalle autorità competenti del perché le regole dettate dal ISS (Istituto Superiore di Sanità) non siano rispettate ed applicate sul nostro territorio cuneese.

La nostra “polemica” è senz’ombra di dubbio dettata dalla nostra ignoranza in materia, ma soprattutto da quanto apprendiamo tramite i media, ovvero che l’ISS, l’unica autorità ufficiale, dichiara (approvato dal Ministero il 3 di novembre del 2021) che NON C’È DIDATTICA A DISTANZA se c’è un solo positivo in classe. Se sono due è invece prevista una quarantena “selettiva” a seconda se si sia vaccinati o meno, mentre si resta tutti a casa se i casi sono almeno tre, sia tra gli alunni che tra i docenti. La direttiva è nazionale.

Il disagio di ritrovarci i bambini di 8 anni a casa (per 14 giorni) è un qualcosa che implica automaticamente una gestione straordinaria che per molti genitori è impossibile, se non spostando i propri figli dai nonni che per logica sarebbe una delle cose da evitare proprio per la fragilità degli anziani.

I nostri figli (fortunatamente) stanno bene, noi genitori stiamo bene e chiediamo che non vengano rotti gli equilibri conquistati con la presenza a Scuola. Siamo vaccinati ma non stupidi e non accettiamo di essere vittime di interpretazioni.

Sarebbe utile avere più chiarezza sull' ultimo contatto avuto con il bambino/a contagiato perché conoscere i fatti ci lascia meglio comprendere le tempistiche e le dinamiche per poter prevedere un tampone nelle successive 72 ore e di conseguenza rientrare a scuola in caso di negatività.
Ad oggi il dubbio protocollo dell'ASL recita di dover stare in casa e la possibilità di rientrare a scuola con esito di tampone negativo solo dopo 10 giorni.
Il controsenso inoltre, riguarda la differente procedura per i docenti, ovvero che devono effettuare un tampone immediato e SE HANNO MANTENUTO LA MASCHERINA e IL DISTANZIAMENTO con esito del tampone negativo, possono tornare operativi a Scuola. Ricordiamo che i nostri figli rimangono seduti ai banchi con distanziamento e mascherina per ben 5 ore consecutive tirandola giù solamente nel momento della merenda che viene effettuata seduti al banco. Potrebbero, quindi, anche loro effettuare un tampone a 72 ore e tornare a Scuola con esito negativo.

Insomma Direttore, il nostro non è uno sfogo, ma una richiesta aperta di trasparenza e applicazioni delle regole dettate dall’ISS, senza se e senza ma.

Sempre rispettosi del prossimo, ma non pecore, La ringraziamo per l’attenzione".

Sulla questione - legittima - sollevata dai genitori, abbiamo interpellato il dottor Domenico Montù, direttore del Servizio Igiene e Sanità Pubblica (#SISP) dell'Asl CN1. "Le indicazioni ministeriali sono di indirizzo, da declinare in base al contesto e al quadro epidemiologico. La Regione stessa ha dato ulteriori indicazioni, perché quanto stabilito dal Ministero è di difficile attuabilità a livello operativo. Non abbiamo le forze per fare tutti i tamponi necessari. Ricordiamo che mancano molti medici di medicina generale, bisognerebbe farne due a distanza di pochi giorni. Una macchina, con i numeri in crescita che abbiamo adesso, che non riusciamo a gestire. Le evidenze ci dicono che se in una classe c'è un positivo, ce ne sono almeno altri tre o quattro. Ce lo dicono i dati di oltre un anno di monitoraggio. Abbiamo il caso di una classe, a Fossano, dove sono stati fatti i tamponi a tutti gli alunni. Da un caso, alla fine, siamo passati ad averne sette. Allora, soprattutto nel ciclo delle Primarie, dove i bambini non sono vaccinati, anche un solo caso, in particolare in questo momento di crescita importante dei contagi, ci induce a mettere l'intera classe in quarantena. Dobbiamo garantire la massima operatività alla scuola ma tenendo conto del contesto generale. Capisco il disagio delle famiglie, ma ogni decisione viene presa sulla base di ciò che è possibile fare, cercando di avere come obiettivo la salute pubblica, prima delle esigenze del singolo"

Barbara Simonelli

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