Serata all’insegna del grande ciclismo alla conviviale Rotary Saluzzo di lunedì 20 gennaio che ha visto ospiti due icone del ciclismo italiano: Gianni Bugno e Claudio Chiappucci. Campioni che hanno segnato un'epoca da corridori professionisti negli anni ‘80 e '90.
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Chiaccherare è stata una esperienza molto interessante per la platea di rotariana all’Internodue, così come è stato appassionante il racconto delle cronache sportive di quegli anni e rivederli nelle immagini, rivali in strada con due stili opposti: elegante e ragionatore Bugno, sanguigno e all’attacco Chiappucci, El Diablo.
Li ha presentati insieme al medagliere il giornalista sportivo Davide Mazzocco, amante ed esperto di ciclismo su strada che ha selezionato i filmati più significativi, intervistando i due campioni con domande elogiative, ripercorrendone la carriera, mettendoli a fuoco caratterialmente e nel rapporto con gli altri campioni del passato. Su tutti Miguel Indurain, la leggenda spagnola del ciclismo.
Pronunciato questo nome, non poteva mancare il ricordo di un’ impresa da annale: una tappa entrata nella storia del Tour de France, quella del 1992 Saint Gervais-Sestriere, che vide Chiappucci, solo contro tutti, protagonista della lunghissima fuga di oltre 200 km, maglia a pois, che giunge a mani alzate al traguardo della13ª tappa, consolidando il suo secondo posto finale nella classifica generale dietro a Indurain. Adrenalina ed emozioni di quel giorno sono ancora in circolo in Chiappucci.
Di Bugno, con oltre 70 medaglie nel palmares, sono state evocate le vittorie nei due Campionati del Mondo su strada consecutivi (1991, 1992), nel Giro d'Italia del 1990, nel giro delle Fiandre, nella Milano- Saremo, applaundendo la sua versatilità.
Chiappucci e Bugno erano l’uno contro l’altro in gara, trent’anni dopo si frequentano da grandi amici. Come si giunge a questo dopo essere stati protagonisti mediatici di una delle rivalità più accese del ciclismo nazionale?
È vero, siamo stati nemici da atleti, lo sport vive di rivalità e dualismii ed è giusto che sia così. ma il mondo evolve e noi con naturelezza abbiamo recuperato una amicizia e la voglia di fare un percorso di comunicazione insieme ier parlare di questo sport".
E’ un percorso di valorizzazione del ciclismo, ora che sono entrati nel "club" degli sportivi amatoriali. Un desiderio di riportare l’attenzione alla bici sportiva in anni in cui non ci sono più figure che appassionano e i tifosi sono più affascinati da atleti di altre specialità.
"Cosa manca ancora al nostro territorio per uguagliare a livello di notorietà le scalate dolomitiche?". Ha domandato loro Davide Rossi, giornalista, tra gli organizzatori delle "Scalate leggendarie delle Terre del Monviso" che porta appassionati e sportivi della bici ad affrontare le grandi salite rese celebri dai professionisti.
Cosa hanno in più del Colle dellAgnello, del Pian del Re, del colle di Sampeyre, percorsi che i due campioni conoscono e hanno affrontato?.
C’è un problema di interferenza a livello di comunicazione dice scherzosamente Bugno, parlando dell'amplificazione mediatica francese che si annette alle destinazioni cicloturistiche delle Alpi. Il suo input è però di continuare sulla strada intrapresa della promozione del territorio. Il campione ha citato l’anello stradale rialzato del colle de la Bonnette che arriva a 2802 metri di altitudine attorno alla vetta, sebbene il valico sia a 2715 metri di altitudine, togliendo così di fatto il primato allo Stelvio e declassando il nostro Colle dell’Agnello che arriva a 2774.
Quali sono le piu belle vittorie ? "Tutte" asseriscono, ma Bugno apprezza il ricordo delle sconfitte, perchè analizzandole dice "ho imparato".
Dai due campioni della bici anche la considerazione positiva riguardo all’evento, ricordato dai rotariani che vedrà Saluzzo protagonista del grande ciclismo internazionale. L’ex capitale del Marchesato ospiterà domenica 7 giugno la 9ª tappa cfinale del Giro d’Italia Women, un percorso ad anello Saluzzo–Saluzzo di 143 km che promette grandi prestazioni ed emozioni, oltre a visibilità.
Un epilogo inedito nella storia della Corsa Rosa, particolarmente importante per una cittadina di questa dimensione, per l’esposizione mediatica e l’impatto positivo per turismo e territorio.














