Il ritardo nella conferma dell’accesso ai contributi PNRR del 40% destinati alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sta generando una situazione di forte criticità per migliaia di cittadini e piccole imprese che hanno scelto di investire nella transizione energetica. Un percorso avviato con senso di responsabilità e visione strategica, anche all’interno del Sistema Confartigianato, che oggi rischia di essere compromesso da tempi burocratici incompatibili con la realtà del mercato.
Le CER rappresentano uno degli strumenti più innovativi e concreti per promuovere sostenibilità ambientale, autonomia energetica e sviluppo locale. Consentono a imprese, famiglie ed enti pubblici di produrre, condividere e consumare energia rinnovabile, generando benefici economici, sociali e ambientali sui territori. Un modello che il PNRR ha individuato come leva strategica per accelerare la transizione ecologica del Paese.
Tuttavia, i ritardi nelle istruttorie del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) stanno determinando effetti distorsivi pesantissimi. Molti richiedenti si trovano oggi bloccati tra preventivi presentati mesi fa e un mercato che ha registrato un incremento significativo dei costi dei componenti fotovoltaici, in alcuni casi fino al 20%.
Il contributo del 40% rischia così di trasformarsi in un miraggio. L’incentivo, infatti, è vincolato a massimali di costo rigidi, 1.500 euro/kW per impianti fino a 20 kW e 1.200 euro/kW per potenze superiori, che non tengono conto delle oscillazioni dei prezzi di mercato. Se i nuovi costi superano tali soglie, l’eccedenza resta interamente a carico del beneficiario, riducendo drasticamente il vantaggio economico e rendendo in molti casi insostenibile l’investimento.
A differenza di quanto previsto per i grandi appalti pubblici, per i quali è stato introdotto un meccanismo di compensazione legato al “caro materiali”, per cittadini e piccole imprese aderenti alle CER non esiste alcun sistema di adeguamento automatico. Una disparità che penalizza chi, con coraggio, ha scelto di innovare e contribuire agli obiettivi di decarbonizzazione.
A ciò si aggiunge la riduzione significativa delle risorse PNRR originariamente destinate alle CER, un segnale che rischia di incrinare la credibilità delle politiche di sostegno alla transizione energetica e di generare sfiducia diffusa.
Confartigianato Cuneo, che ha creduto con determinazione nel modello delle Comunità Energetiche Rinnovabili attivando la propria CER-A, richiama l’attenzione delle Istituzioni sulla necessità di un intervento urgente.
«Le Comunità Energetiche Rinnovabili rappresentano una straordinaria opportunità di crescita sostenibile per le nostre imprese e per i territori – dichiara Davide Merlino, vicepresidente di Confartigianato Imprese Cuneo –. Con la nostra CER-A abbiamo voluto dare un segnale concreto, mettendoci in gioco in prima persona. Oggi però non possiamo lasciare soli imprenditori e cittadini che hanno investito risorse e fiducia in questo modello. Servono tempi certi, procedure snelle e massimali aggiornati ai costi reali di mercato. Diversamente, il rischio è quello di vanificare anni di lavoro e di compromettere definitivamente la credibilità degli strumenti messi in campo per la transizione energetica. Un percorso che non può essere ostacolato da ritardi e rigidità amministrative: occorre coerenza tra obiettivi dichiarati e strumenti realmente efficaci per raggiungerli».
Confartigianato Cuneo chiede quindi: una semplificazione immediata delle istruttorie da parte del GSE, l’introduzione di un meccanismo di adeguamento dei massimali ai prezzi correnti e la garanzia di tempi rapidi e certi nelle conferme di accesso ai contributi.
«La nostra Comunità Energetica– sottolinea Franco Roagna, presidente di CER-A – ha al suo attivo dati molto positivi, che confermano la validità del progetto. Ad oggi sono ben 677 i soci consumatori, 315 i soci produttori/consumatori e 3.300 le famiglie e aziende in corso di adesione. Nella Granda abbiamo attive 10 cabine primarie e 12 in corso di attivazione, alle quali si vanno ad aggiungere 46 cabine primarie in attesa di completamento disseminate sui territori di Piemonte, Liguria e Lombardia. Senza interventi tempestivi, il rischio concreto è una rinuncia diffusa alla realizzazione degli impianti, con gravi ripercussioni economiche e un danno strutturale alla fiducia di imprese e cittadini».














