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Politica | 24 marzo 2026, 06:13

L'ANALISI / Il responso del referendum disattende le aspettative dei leader politici della Granda

Costa, Robaldo e Bongioanni devono prendere atto della vittoria del "no" a Mondovì; Gribaudo del successo del "sì" a Borgo San Dalmazzo; Calderoni registra a Saluzzo il peggiore dato per il "no" tra le sette sorelle; Cirio tocca con mano il responso a favore del "no" ad Alba. Bergesio e Tallone resistono col "sì" vincente a Fossano

L'ANALISI / Il responso del referendum disattende le aspettative dei leader politici della Granda

Si ha un bel dire che si trattava di un referendum e non di un’elezione politica. Resta il fatto, indubitabile e ribadito tanto da manca che da destra, che il voto aveva una forte valenza politica.

Ciò premesso e dato per assodato che il no è prevalso in una percentuale minima dei 247 Comuni della Granda, c’è un elemento curioso – che non piacerà agli interessati – ma che non può essere smentito e ha una sua chiave di lettura politica.

Cuneo resta la città della Granda dove il no è prevalso con maggiore evidenza (con quasi il 56%), seguita da Savigliano (54,19%), Alba (53,30%),

Bra (51,14%) e Mondovì (50,68%.

Nelle altre due tra le sette sorelle del Cuneese, il si vince a Saluzzo (54,08%) e Fossano (53,22%).

Per il resto il dato è noto: salvo una manciata di Comuni in cui l’ha spuntata il no, diversamente si è trattato di un voto in controtendenza con la vittoria del si quasi ovunque.

La provincia di Cuneo resta indubitabilmente di centrodestra, ma il dato politico – se letto in riferimento ai suoi esponenti territoriali siano essi di destra o di sinistra – è singolare.

A Mondovì, da tempo immemore non si registrava una sconfitta di Enrico Costa, che coinvolge Luca Robaldo e (anche) Paolo Bongioanni: tutti esponenti in prima fila per il si.

Costa, in particolare, era il più esposto in quanto referente nazionale dei Comitati per il si e responsabile nazionale della Giustizia per Forza Italia.

Ma se Atene piange, Sparta non ride.

A Borgo San Dalmazzo, città di Chiara Gribaudo, braccio destro della segretaria nazionale del Pd Elly Schlein, vince il si.

A Saluzzo, città amministrata da oltre vent’anni dal centrosinistra e del consigliere regionale Pd Mauro Calderoni, il si vince con un margine di oltre 8 punti percentuali: il peggiore risultato del no tra le maggiori città del Cuneese.

Anche il segretario provinciale del Pd, Davide Sannazzaro, deve prendere atto della vittoria del sì (57%) a Cavallermaggiore, città di cui è sindaco.

Ad Alba, il no vince con 6 punti e mezzo di differenza sul si.

Se si considera che a favore del sì c’erano, insieme al presidente della Regione Alberto Cirio anche l’ex sindaco Maurizio Marello (ex Pd), la vittoria del no è ancora più netta.

Cirio, dopo la vittoria amministrativa del centrosinistra, dovrà prendere atto di questo secondo “campanello” d’allarme.

L’unico a resistere, nella sua Vandea leghista, è il senatore Giorgio Maria Bergesio che vede il si spuntarla nella Fossano del sindaco Dario Tallone col 53,22%.

Ci si obietterà che l’analisi può essere discutibile perché “tirata per i capelli”, ma tant’è. I numeri sono sinceri: l’opinione può divergere, ma non ci si dica che il voto non aveva valenza politica perché chi lo sostiene mente sapendo di mentire.

Il dato che emerge è che i leader delle rispettive forze politiche, siano di destra o di sinistra, anche nelle loro città di riferimento esercitano un’influenza sempre più scarsa se non nulla sul cittadino-elettore.

L’esito del referendum certifica – se mai ci fosse bisogno di ulteriori conferme – la spaccatura in atto nel Paese insieme alla già sperimentata volatilità del consenso.

Se volessimo dirla in altri termini: l’unica certezza, da alcune stagioni politiche a questa parte, resta la… provvisorietà. 

Giampaolo Testa

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