La mattina del 1° aprile il teatro Milanollo ha ospitato la restituzione del percorso teatrale “Corpo, voce, emozione”, realizzato dagli operatori delle cooperative Voci Erranti e Caracol e rivolto ai ragazzi delle scuole medie cittadine.
Un progetto che si inserisce nel percorso di welfare culturale “Voci in capitolo”, pensato per creare occasioni di crescita e partecipazione attraverso l’arte.
Quattro classi degli istituti Marconi e Schiaparelli hanno assistito al lavoro di oltre trenta compagni, al termine di un intenso percorso di otto incontri.
Non uno spettacolo tradizionale, ma un lavoro costruito insieme ai ragazzi. A sottolinearlo è stato il presidente della onlus Voci erranti, Marco Mucaria, che ha ricordato come in otto incontri non sia possibile preparare uno spettacolo “classico” senza rinunciare alla spontaneità e allo scambio: significherebbe imporre un copione già scritto, calato dall’alto.
Quello che è andato in scena, invece, è stato un lavoro costruito dai ragazzi a partire dal vissuto di studenti: emozioni, fragilità, quotidianità. Sul palco, trasformato in aula scolastica con banchi e sedie, si sono alternati due gruppi. Il primo incarnava ragazzi sfiduciati, fuori dagli schemi, insofferenti a voti, regole e impegni e con gli smartphone sempre in mano: figure estremamente riconoscibili, con battute reali, tanto che dal pubblico una compagna ha esclamato: “Questo lo dico sempre io!”.
Il secondo gruppo, vestito di nero, rappresentava l’estremo opposto: ragazzi ossessionati dalla competizione, dalla valutazione e dalle regole, ripetute come un mantra gridato, quasi soffocante.
A fare da ponte, la lettura partecipata e profondamente sentita di un testo sull’ansia, capace di unire palco e platea in un momento di forte intensità emotiva. Poi in scena hanno mostrato come i due gruppi potessero avvicinarsi: il legame, prima nascosto, è emerso fino al mescolamento finale.
Il momento conclusivo è stato forse il più potente. I ragazzi si sono seduti, immobili, osservando il pubblico in silenzio, accompagnati dalle note di “Sogna ragazzo sogna” di Roberto Vecchioni. Tre minuti sospesi, difficili per chiunque, ma ancora di più per undicenni, dodicenni e tredicenni. Un difficilissimo esercizio di presenza e consapevolezza, come ha spiegato Mucaria: un invito a sostenere lo sguardo reciproco, senza distrazioni, senza fuga, accettando la vulnerabilità di quel contatto diretto.
Un’esperienza intensa, destinata a lasciare un segno profondo nei ragazzi.
La stessa giornata si è conclusa con una seconda restituzione, alle 18, sempre al Teatro Milanollo, questa volta dedicata alle famiglie. All’incontro erano presenti Filippo Mulassano, assessore alle Politiche giovanili, Anna Giordano, assessore alle Politiche sociali, e Luca Alesso, responsabile di Educativa di Strada, insieme a docenti, famiglie e compagni di scuola.
Proprio in questo secondo appuntamento è emerso con forza il senso del progetto: creare spazi di ascolto per i ragazzi, anche per quelli che più facilmente restano ai margini. In un contesto culturale spesso segnato dalla competizione, il laboratorio ha scelto un’altra strada: fermarsi, ascoltare, accogliere.
«Non abbiamo preparato uno spettacolo, ma ci siamo messi in ascolto dei vostri figli», ha ricordato Mucaria, sottolineando il lavoro condiviso tra teatranti ed educatori, costruito in un clima di non giudizio.














