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Attualità | 06 giugno 2026, 09:02

LA STORIA / Il cuneese Davide Mattiauda verso la rete della Luxemburg-Ukraine Chamber of Commerce

Dopo essere stato contattato dai vertici dell’organizzazione con sede nel Granducato, il 19enne di Madonna delle Grazie è vicino a unirsi al consesso internazionale di professionisti impegnati nel settore delle relazioni internazionali

Davide Mattiauda

Davide Mattiauda

Davide Mattiauda è un ragazzo di 19 anni che ha iniziato a muoversi nell’ambito della pubblica utilità tra i banchi di scuola, candidandosi come rappresentante di istituto durante il quarto anno di Liceo Classico.

Spinto da un costante bisogno di mettersi in gioco, dopo la maturità ha deciso di incanalare le proprie energie in diversi ambiti extrascolastici.

Al bivio della fine della scuola dell’obbligo, la scelta è ricaduta su un percorso universitario molto interessante quanto poco stabilizzante: Relazioni Internazionali.

Oggi le sue giornate sono scandite da numerose attività.

Tra esse spicca quella riguardante Apiceuropa, associazione con sede a Boves che si occupa di informare sul territorio la popolazione, specialmente giovanile, riguardo le diverse tematiche nel contesto europeo.

Per l’associazione Davide opera su tre fronti: l’informazione classica (curando una rubrica settimanale su un giornale locale e articoli bimestrali sul sito web), la divulgazione social (tramite reel informativi riguardanti l’Europa e le dinamiche internazionali) e l’organizzazione logistica di eventi futuri.

Inoltre, è uno dei rappresentanti dell'associazione all’interno della Consulta Giovanile di Cuneo.

Contemporaneamente collabora con Yes (Young European Society), realtà che vanta tra i propri membri funzionari a Bruxelles ed esperti di dinamiche internazionali; qui, il suo compito principale è l’espansione dell’organizzazione sulla città di Torino. Negli ultimi mesi Davide ha anche girato diverse scuole della provincia di Cuneo per illustrare ai ragazzi i rapporti tra le Nazioni.

Di recente ha sviluppato in autonomia un progetto di divulgazione che ricalca le stesse macroaree: informazione cartacea su forum e presenza online sui propri social, arricchita dalla partecipazione ai podcast Blagueurs e Asintoti. Una strategia comunicativa che viaggia su numeri decisamente soddisfacenti: nell’ultimo mese, tra reel e collaborazioni con associazioni, i suoi contenuti hanno sfiorato quota 300.000 visualizzazioni.

Quando è nata la tua passione per le relazioni internazionali?

"Fin da piccolo mi sono sempre interessato alle dinamiche che influenzano il mondo che mi circonda. In particolare, la politica estera e i rapporti tra gli Stati hanno rappresentato fin da subito uno dei miei principali ambiti di interesse. Con il tempo ho maturato la convinzione che le grandi sfide internazionali richiedano competenza, preparazione e capacità di analisi. 

Sono un convinto sostenitore di rifondare l’alta politica, quella tecnocratica. Quando è arrivato il momento di scegliere il percorso universitario, ho deciso di trasformare questa passione in un ambito di studio, iscrivendomi a Relazioni Internazionali per approfondire in modo strutturato temi che mi affascinano da sempre".

Quanto è stata importante la tua formazione classica all'interno del tuo percorso di studi e di carriera?

"Cruciale. Mi piace citare una frase che sintetizza bene il valore della formazione classica: “Non mi ha insegnato a fare niente, ma mi ha dato la possibilità di imparare tutto”. Il Liceo Classico mi ha aiutato a sviluppare un’attenta capacità di approfondimento, oltre a creare una forte curiosità in me, senso critico e tecniche oratorie. Mi ha inoltre insegnato ad analizzare i problemi da più punti di vista e a formulare valutazioni autonome, qualità che considero essenziali per il mio percorso di studi, oltre che per le attività da me svolte oggigiorno". 

Cosa ti ha dato l’associazionismo all'interno del tuo bagaglio di competenze, soprattutto dal punto di vista della divulgazione?

"L’associativismo mi ha permesso di confrontarmi con persone provenienti da percorsi molto diversi dal mio, ma accomunati dalla volontà di contribuire a progetti concreti.

Dal punto di vista concreto ho, inoltre, sviluppato competenze organizzative e comunicative che difficilmente avrei potuto acquisire da solo, partecipando alla realizzazione di iniziative complesse e molto ambiziose. Sul piano personale, queste esperienze hanno rafforzato il mio interesse per tematiche come l’integrazione europea, la cooperazione internazionale e la sicurezza del continente".

Come nasce l’opportunità di entrare nell’Emerging Leaders Circle?

"L’opportunità è nata grazie alle attività che ho svolto negli ultimi mesi nel campo della divulgazione e della cooperazione internazionale. Questi progetti hanno attirato l’attenzione di alcuni rappresentanti della Luxemburg-Ukraine Chamber of Commerce (Lucc), che mi hanno proposto di avviare un percorso di coinvolgimento all’interno del Lucc Emerging Leaders Circle, una rete internazionale che riunisce professionisti, futuri leader e figure impegnate nei settori della cooperazione europea e internazionale, della governance e degli affari pubblici. La Lucc è un'organizzazione indipendente e senza scopo di lucro fondata in Lussemburgo nel 2017, impegnata nella promozione delle relazioni economiche e istituzionali tra Ucraina, Lussemburgo e partner internazionali".

Quali tue caratteristiche pensi abbiano portato l'organizzazione a coinvolgerti in questo progetto?

"Credo che abbiano apprezzato il mio coinvolgimento in diverse realtà associative e la volontà di costruire progetti di divulgazione rivolti ai giovani.

Penso, inoltre, che la comunicazione abbia avuto un ruolo importante: cerco sempre di rendere accessibili temi complessi e di spiegare concetti articolati in modo chiaro e comprensibile. È un aspetto sul quale investo molto tempo, sia attraverso lo studio sia attraverso l’esperienza maturata negli ultimi anni".

Quali sono, secondo te, le principali sfide dell'Ucraina nei rapporti internazionali oggi?

"Si tratta di una questione estremamente complessa. Se dovessi rispondere di pancia direi che la principale sfida dell’Ucraina resta il raggiungimento di una risoluzione immediata attraverso un percorso diplomatico del conflitto in corso. 

Mi sento di dire risolvere e non vincere, perché la vittoria costerebbe un alto numero di morti, oltre a grandi perdite in vari ambiti, tra i quali quello economico. Una volta risolto completamente il conflitto, passerei a un processo di democratizzazione del paese. Intendiamoci, non ritengo l'Ucraina un Paese non democratico, ma c’è sicuramente una componente negativa della politica lasciata dal conflitto. A quel punto servirebbe eleggere un nuovo leader, anche Zelensky, nel caso in cui fosse questa la volontà degli elettori. 

In quest’ottica, ritengo che il processo di integrazione nell’Unione Europea possa rappresentare una grande opportunità per l’Ucraina, sia sul piano economico sia su quello politico e istituzionale".

Vedi delle opportunità di cooperazione tra l'Ucraina e l'Italia?

"Assolutamente sì. Credo fortemente che tra l’Italia e l’Ucraina si possano sviluppare ulteriori cooperazioni in diversi ambiti, senza, però, prevaricare la possibilità che ci siano altre relazioni.

Viviamo in un contesto internazionale sempre più interconnesso, nel quale eventi che sembrano lontani da casa nostra, spesso finisco per avere conseguenze anche sulle dinamiche della nostra società.

Iniziative come il Lucc Emerging Leaders Circle vanno proprio in questa direzione, creando reti di giovani professionisti capaci di costruire relazioni e progetti che potranno avere un impatto concreto negli anni futuri".

C'è una figura internazionale che ammiri? E perché?

"Mi vengono in mente due figure molto diverse tra loro.

Guardando al passato, ammiro Winston Churchill, di cui ho letto e studiato tantissimo, oltre a essermi ispirato a lui quanto più possibile.

Tra le figure contemporanee, invece, citerei Mario Draghi. Pur non condividendo ogni sua scelta e posizione, è attualmente l’uomo che mi ispira più fiducia nel panorama politico, grazie soprattutto alla sua preparazione e la già dimostrata capacità di muoversi in momenti delicati".

Dove ti vedi professionalmente tra 5 o 10 anni?

"Se avessi la capacità di prevedere il futuro, lavorerei nel campo delle scommesse. Battute a parte, credo che l'impegno e il lavoro sodo possano portare a risultati importanti. 

Guardando al percorso finora svolto, considero già molto significativa la possibilità di collaborare con realtà nazionali e internazionali nonostante la mia giovane età e il fatto di essere ancora all’inizio del mio percorso accademico.

Guardando al futuro, credo che la politica, sia internazionale che interna, possa essere un ambito in cui mi piacerebbe continuare a crescere.

Attualmente, però, preferisco vivere le mie giornate con costanza e passione.

Vedremo, poi, un giorno dove mi avranno portato la passione e la disciplina".

Se avessi davanti a te un ragazzo che sta per affrontare la maturità, cosa gli diresti per convincerlo a studiare Relazioni Internazionali?

"Gli direi di non lasciare che siano la paura o il pessimismo a scegliere al suo posto. 

Oggi i giovani sentono spesso parlare di difficoltà occupazionali, salari bassi, incertezza economica e opportunità limitate. Sono questioni reali, che non vanno ignorate. Tuttavia credo che nessuna di queste considerazioni debba diventare il criterio principale nella scelta del proprio percorso universitario. 

La domanda più importante dovrebbe essere: "Che cosa voglio diventare e quale contributo voglio dare al mondo che mi circonda?". 

Se una persona è realmente interessata alle relazioni internazionali, alla politica, alla diplomazia o alle dinamiche globali, allora vale la pena investire tempo ed energie in quella direzione.

Le difficoltà esistono in ogni settore, ma la passione, la preparazione e la determinazione possono ancora fare la differenza".

Tommaso Puggioni

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