(Adnkronos) -
"Io e mia moglie siamo disperati, è come fosse morta nostra figlia. Vogliamo chiedere perdono ai genitori di Sofia ed Emma". A parlare con l'Adnkronos è Moustapha B. padre di Y.B. il diciannovenne passeggero della Fiat 500, la cui conducente, una neopatentata di 19 anni, sabato notte a Ceriale, in provincia di Savona, ha travolto e ucciso Sofia Barberi, 23 anni e ferito gravemente l'amica Emma Brasca, a cui è stato amputato un piede. Y.B. è il giovane che subito dopo l'incidente ha postato un video facendo ironia su quanto accaduto. "Ha fatto un grande sbaglio con quel video, per questo l'ho mandato via - racconta il padre - Lui mi ha detto di avere capito l'errore commesso, ma ho preferito allontanarlo, gli ho detto di trovarsi un altro posto. Ha preso i documenti, gli ho detto 'Vai dove vuoi, l'Italia è grande, l'Europa è grande'". Il giovane è partito ieri mattina dall'abitazione di Pietra Ligure dove viveva con la famiglia. Prima di imbarcarsi sull'aereo, diretto forse in Portogallo ha postato un nuovo video che ha scatenato ulteriori polemiche. "Mi sa che il mio piano di fare la bella vita in Italia è fallito", ha detto.
"Non l'ho più sentito, non so dove sia, ma sono affari suoi", commenta lapidario Moustapha, in Italia da 40 anni dove lavora come ambulante. "Mi alzo ogni mattina alle 5 e torno a casa alle 15", racconta. Una famiglia normale, composta dall'uomo, dalla moglie, dall'anziano padre invalido e da quattro figli, tra cui il diciannovenne con cui in passato c'erano stati problemi, tanto che il giovane era finito in comunità. "C'è stato due anni, non voglio dire per quali reati - racconta il padre - Quando è uscito sembrava avesse messo la testa a posto, lavorava come cameriere. Tra di noi i rapporti erano normali, c'erano tensioni, ma come in tutte le famiglie".
Dopo la pubblicazione del primo video, alcuni giovani, amici di Sofia, si sono presentati a casa del diciannovenne provando ad aggredirlo insieme alla sua famiglia. "Noi non c'entriamo niente con quello che è successo, però non mi sento di condannarli, hanno ragione al 100%", spiega Moustapha, che la sera dell'aggressione si è barricato in casa mettendo i mobili davanti alla porta d'ingresso. "Fortunatamente non è successo niente, da allora non abbiamo più ricevuto minacce, noi vogliamo vivere in pace, penso che siamo tutti fratelli - dice - Vorrei conoscere le famiglie di Sofia ed Emma, chiedere loro perdono in ginocchio, è la cosa a cui io e mia moglie teniamo maggiormente".














