"Le dichiarazioni del presidente Alberto Cirio, che ha ammesso come in Piemonte ci siano circa 11 mila persone in attesa di un posto in Rsa e che servirebbero altri 300 milioni di euro, rappresentano una presa d'atto di una situazione gravissima. È positivo che il presidente riconosca finalmente l'entità del problema e che sia necessaria una revisione, ma questa consapevolezza arriva dopo sette anni di governo della Regione e quasi quattro anni di Governo Meloni, senza che siano state messe in campo risposte adeguate".
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, e Mauro Calderoni, consigliere piemontese dem, sulla condizione delle Rsa in Piemonte.
"Se davvero mancano le risorse, significa che il sistema è stato lasciato progressivamente indebolire fino a scaricare il peso sulle famiglie, costrette ad affrontare attese insostenibili e costi sempre più elevati, e sulle stesse RSA, che operano in condizioni di crescente difficoltà - proseguono - L'ammissione di Cirio non può trasformarsi in un alibi. È invece la conferma che la Regione non è riuscita a garantire una programmazione all'altezza dei bisogni di una popolazione che invecchia e che richiede un rafforzamento dell'assistenza territoriale e della rete della non autosufficienza".
"Per questo chiediamo che la Giunta apra immediatamente un confronto con il Governo per reperire le risorse necessarie, perché quello con i gestori promesso a settembre non è sufficiente, ma al tempo stesso deve assumersi le proprie responsabilità sulle scelte compiute in questi anni. Non basta certificare la crisi: servono interventi concreti e tempestivi. Quando perfino il presidente della Regione ammette di non avere i mezzi per dare risposta a 11 mila piemontesi in attesa di assistenza, significa che siamo di fronte al fallimento di una stagione di governo. Il conto, ancora una volta, non può essere lasciato alle famiglie più fragili e agli anziani non autosufficienti" concludono Gribaudo e Calderoni.














