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Al Direttore | 11 agosto 2026, 11:53

“Se la politica è a senso unico, non è confronto”

Il direttivo di "Insieme si può" riflette in merito ai fatti che, sui social, hanno coinvolto Alida Anelli

Immagine di repertorio

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Il direttivo di "Insieme si può" riflette in merito ai fatti che, sui social, hanno coinvolto Alida Anelli.

C’è un modo semplice per capire quando un gruppo social smette di essere uno spazio della comunità e diventa uno strumento politico: basta guardare chi può parlare, chi può essere criticato e, soprattutto, chi può rispondere.

Negli ultimi giorni ne abbiamo avuto un esempio: un contenuto, estrapolato dal suo contesto, è stato utilizzato per ironizzare su una persona impegnata nella vita associativa e, attraverso di lei, attaccare l’amministrazione comunale.

Non è un dramma e non sarà certo un post a preoccuparci. È però un esempio di come sia cambiato, nel tempo, il modo di utilizzare un gruppo nato con tutt’altro spirito. “Sei di Saluzzo se…” era nato come uno spazio per condividere ricordi, fotografie, storie e pezzi della nostra città. Un luogo nel quale riconoscersi, discutere e, perché no, anche sorridere insieme.

Oggi è sempre più difficile non accorgersi che quel luogo è diventato altro. La politica è ormai una presenza costante. Nulla di male, sia chiaro. Chi amministra può essere criticato e chiunque ha il diritto di avere idee politiche. Ma c’è una piccola differenza tra fare politica e fare politica facendo finta di non farla. Se un gruppo è diventato uno spazio politico, sarebbe semplicemente più trasparente dirlo. Se invece lo si continua a presentare come lo spazio della comunità, allora la comunità dovrebbe poterci stare tutta. Anche quella che non applaude. Anche quella che non è d’accordo. Anche quella che vota diversamente. Perché il pluralismo non consiste nel lasciare parlare tutti quelli che la pensano come te. Quello si chiama consenso organizzato. Il pluralismo è il contrario: è accettare che qualcuno possa arrivare, leggere quello che scrivi e risponderti. E qui sta il punto. Non ci interessa impedire le critiche. Non ci interessa avere l’ultima parola. Non ci interessa costruire una polemica intorno a un post. Ci interessa molto di più una cosa: che sia chiaro ai cittadini quando un luogo apparentemente neutro diventa, nei fatti, uno spazio di propaganda politica. Perché attaccare un’amministrazione è legittimo. Ironizzare è legittimo. Essere severi è legittimo. Quello che non è serio è pretendere di avere il monopolio della parola e chiamarlo “confronto”. Noi continueremo a rispondere nel merito. Sulle opere pubbliche, sulle scelte urbanistiche, sul verde, sulla viabilità, sulla cultura, sul futuro della città. Se qualcuno pensa che una scelta sia sbagliata, siamo pronti a discuterne. Ma discutere significa mettere due idee una di fronte all’altra. Non scegliere una fotografia. Non prendere una frase fuori contesto. Non costruire una caricatura dell’avversario. E soprattutto non decidere prima chi ha diritto di parola e chi no.

Su Corso Italia, per esempio, possiamo discutere per ore. Qualcuno rimpiange l’asfalto, le auto e i parcheggi di vent’anni fa. Noi no. Pensiamo che restituire il centro alle persone sia stata una scelta giusta e che Saluzzo abbia fatto un passo avanti proprio quando ha scelto di cambiare. È la politica. Si può essere d’accordo o no. Ma almeno parliamo delle scelte. Perché alla fine è questa la differenza tra fare politica e fare propaganda: nella prima si espongono le proprie idee sapendo che qualcuno potrà contestarle; nella seconda si cerca soprattutto di impedire che qualcuno possa rispondere. Noi non abbiamo paura del confronto. Abbiamo solo poca simpatia per i confronti a senso unico. E soprattutto crediamo che i saluzzesi siano perfettamente capaci di capire la differenza.

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