"C'è un silenzio che spaventa. Un silenzio denso, assordante, che circonda le scelte della Fondazione CRC e che rischia di diventare il vero segno dei tempi: quello di una concentrazione di potere economico, politico ed editoriale senza precedenti sul nostro territorio".
Così il Coordinamento AVS e Possibile Cuneo interviene dell'ingresso da parte dell'ente nella proprietà de La Stampa.: "Ringraziamo CGIL e UIL per l'esposto presentato ad agosto al Ministero dell'Economia e delle Finanze e all'ACRI sull'ingresso della Fondazione CRC nella proprietà de La Stampa.
Un atto di responsabilità che ha messo nero su bianco i dubbi su trasparenza, aderenza allo statuto e tutela della libertà di informazione.
Ricordiamo che anche il "nostro" Onorevole Marco Grimaldi è ancora in attesa di una risposta alla sua interrogazione.
E che il Consiglio comunale di Cuneo attende da tempo una data per audire il presidente di Fondazione CRC Ezio Gola, affinché spieghi alle istituzioni le motivazioni e l'iter della scelta di entrare ne La Stampa e la composizione dei nuovi consigli.
Nel frattempo, chi dovrebbe rispondere alle istituzioni preferisce parlare altrove.
Venerdì 11, all'inaugurazione del Festival cuneese "Expo Art.27", lo stesso Gola ha infatti sottolineato che "la filantropia per le fondazioni non è più sufficiente» e va affiancata «dal dinamismo dell'impatto economico".
Ecco perché, ha spiegato, si investe nella Gemma Venture di Enrico Collidà – prossimo candidato sindaco di Cuneo? – società partecipata al 100% dalla stessa Fondazione CRC".
"Un investimento - concludono da AVS e Possibile - che rafforza una rete di conoscenze strette e di supporti finanziati con risorse di natura pubblica e collettiva, sempre più fitta e sempre meno trasparente".
Mentre su queste scelte regna il silenzio istituzionale, prosegue anche il mistero sulla nomina della nuova direttrice generale della Fondazione, dapprima attesa per giugno scorso e ancora senza notizie ufficiali.
Ciò che invece emerge dai silenzi - e per noi stride - sono le interviste in stile Vanity Fair di Giuliana Cirio, sorella del governatore, che non fanno altro che rafforzare l'odore di interessi personali e politici già denunciato da molte realtà associative e da diverse forze politiche.
I fatti parlano chiaro:
L'esposto di CGIL e UIL ha messo in evidenza il rischio di uno "schiacciamento" della Fondazione sulle posizioni della locale Confindustria e la perdita di autonomia ed equidistanza dell'ente.
Noi di AVS e Possibile, così come anche altre forze politiche, abbiamo da tempo denunciato il pericolo di una concentrazione di potere economico, politico ed editoriale senza precedenti, legata anche alle ipotesi di nomina al vertice della Fondazione.
L'Italia, nel World Press Freedom Index 2026 di Reporters Without Borders, è scivolata al 56° posto, perdendo posizioni anno dopo anno.
Un dato che rende ancora più preoccupante ogni operazione che avvicina una fondazione bancaria – depositaria di un patrimonio collettivo – al controllo di un organo di informazione. Il patrimonio della Fondazione CRC non è proprietà di pochi. È il frutto del lavoro e del risparmio di intere generazioni di cuneesi. Non può essere piegato a logiche di potere, a reti di prossimità, a investimenti che mescolano filantropia e interessi elettorali, a operazioni editoriali che rischiano di condizionare il giornalismo indipendente. Il silenzio, a volte, fa più rumore delle parole. E questo silenzio sta diventando il segnale di un sistema che preferisce gestire dietro le quinte ciò che dovrebbe essere discusso alla luce del sole".
"Chiediamo - concludono - trasparenza immediata sulle scelte di investimento e di governance della Fondazione CRC; risposta ufficiale all'interrogazione parlamentare e una nuova e definitiva convocazione del presidente Gola in Consiglio comunale; chiarezza sulla nomina della direzione generale; rispetto del ruolo istituzionale della Fondazione, che deve rimanere al servizio di tutto il territorio e non di una rete ristretta di interessi. Il futuro della Fondazione CRC e della libertà di stampa a Cuneo non può essere deciso nel silenzio. È tempo di rompere questa omertà e di pretendere che le istituzioni, le forze sociali e la cittadinanza tornino al centro del confronto".














