Nelle scuole della provincia di Cuneo la presenza di alunni con cittadinanza non italiana è ormai un dato di fatto consolidato. Gli ultimi dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito relativi all'anno scolastico 2024/2025 registrano 11.826 iscritti senza cittadinanza italiana, pari al 14,2% dell'intera popolazione scolastica locale. Tra i banchi la differenza di genere è ridotta ai minimi termini: i ragazzi sono 6.028 e le ragazze 5.798.
Nel quadro regionale, Cuneo si piazza subito dietro Torino (che ne conta 41.549, ossia quasi la metà dell'intero Piemonte) e precede Alessandria (9.952). In totale, su 83.571 alunni con cittadinanza straniera censiti tra le province piemontesi, più di uno su sette studia in Granda.
Guardando ai diversi gradi d'istruzione, l'incidenza più alta si concentra nei primi anni di studio.
Alla scuola dell'infanzia i bambini stranieri sono 2.307 (il 16,1% degli iscritti, di cui 1.134 femmine e 1.173 maschi). Alla primaria si tocca la quota numerica più alta con 4.461 alunni, pari al 14,8% (2.166 femmine e 2.295 maschi). Alla scuola secondaria di primo grado si scende a 2.607 presenze, il 14% del totale (1.191 femmine e 1.416 maschi), fino ai 2.451 studenti delle scuole secondarie di secondo grado, dove l'incidenza si attesta al 12% con una controtendenza di genere: qui le ragazze (1.307) superano i ragazzi (1.144). Quanto ai percorsi di studio scelti dopo le medie, le preferenze premiano i tecnici (1.013 iscritti) e i professionali (794), mentre i licei si fermano a 644 frequentanti.
I numeri cuneesi si inseriscono direttamente nel dibattito riaperto di recente dalle dichiarazioni del Presidente del Consuglio, Giorgia Meloni, e dalle proposte del ministro Giuseppe Valditara. L'intenzione dell'esecutivo è quella di trasformare in legge il tetto massimo del 30% di alunni stranieri per classe — norma oggi regolata da circolari ministeriali spesso derogate — focalizzandosi soprattutto sugli studenti di primo arrivo o con scarsa padronanza dell'italiano. La proposta prevede l'affiancamento di corsi di potenziamento linguistico, ma suscita perplessità tra diversi presidi e amministratori locali per la difficoltà di applicazione pratica nei quartieri e nei comuni con un'alta concentrazione di residenti stranieri.
I dati raccontano una realtà in cui parlare di "emergenza" non ha più molto senso: la presenza straniera nella Granda è strutturale. L'alta percentuale di bambini nelle scuole dell'infanzia e alle elementari dimostra come si tratti per lo più di seconde generazioni, formate da bimbi nati o cresciuti sul territorio per cui l'italiano è di fatto la lingua principale di socializzazione.
L'orientamento prevalente verso gli istituti tecnici e professionali risponde alle opportunità offerte dal tessuto produttivo e manifatturiero cuneese. In questo contesto, più che la rigida imposizione di tetti percentuali, la vera scommessa per la scuola locale resta la disponibilità di risorse e mediazioni linguistiche, indispensabili per accompagnare i percorsi di studio ed evitare che la mancanza di strumenti rallenti l'apprendimento delle classi.














