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Eventi | 01 ottobre 2026, 08:07

Riboud e Capa, due sguardi sul Novecento tra Caraglio e Saluzzo

Fondazione Artea presenta un doppio progetto espositivo dedicato ai due fotografi di Magnum Photos. Al Filatoio, dal 22 ottobre, ci saranno 180 scatti di Marc Riboud. Alla Castiglia, dal 23 ottobre, saranno esposte 100 immagini di Robert Capa. Entrambe le mostre resteranno aperte fino al 29 marzo 2027

Riboud e Capa, due sguardi sul Novecento tra Caraglio e Saluzzo

Due grandi fotografi, due luoghi simbolo del patrimonio cuneese e un unico filo conduttore: il racconto del Novecento. Marc Riboud e Robert Capa, entrambi fotogiornalisti di Magnum Photos, sono i protagonisti del nuovo doppio progetto espositivo di Fondazione Artea, realizzato insieme ai Comuni di Caraglio e Saluzzo. Prevede due mostre inedite, allestite al Filatoio di Caraglio e alla Castiglia di Saluzzo.

Dal 22 ottobre 2026 al 29 marzo 2027 il Filatoio di Caraglio ospiterà "Marc Riboud. Verso il mondo". Dal 23 ottobre 2026 al 29 marzo 2027 la Castiglia di Saluzzo presenterà "Robert Capa. Dentro la storia". Il progetto prosegue il lavoro di valorizzazione del patrimonio culturale della provincia di Cuneo attraverso i linguaggi della contemporaneità.

Le due esposizioni sono pensate per dialogare tra loro. Raccontano un secolo attraversato dalla tensione fra caos e ordine, conflitto e ricostruzione, grandi eventi storici e vita quotidiana. Riboud lo ha fatto attraverso il viaggio e l'osservazione delle persone, dei gesti, del lavoro e delle società che ha incontrato in oltre cinquant'anni di attività. Capa lo ha fatto stando vicino all'evento, nel momento stesso in cui la storia accadeva.

Riboud al Filatoio di Caraglio

Il Filatoio di Caraglio è un antico setificio del Seicento, oggi polo culturale e sede del Museo del Setificio Piemontese. Qui la mostra dedicata a Marc Riboud riunisce 180 fotografie. È realizzata con il Musée Guimet di Parigi, dalle cui collezioni provengono tutte le immagini e i documenti esposti. La curatela è di Gabriel e Chantal Bauret, in collaborazione con Lorène Durret, direttrice dell'Associazione Les amis de Marc Riboud, sotto la supervisione di Catherine Riboud Chaine, moglie del fotografo. La mostra ha il patrocinio del Consolato Generale di Francia a Milano. È la prima grande retrospettiva in Italia dedicata a Riboud dalla sua scomparsa, dieci anni fa.

Il percorso segue un criterio insieme cronologico e geografico. Va dai primi reportage degli anni Cinquanta fino agli ultimi viaggi, alle soglie del XXI secolo, e la Cina vi occupa un posto di primo piano. Riboud ha girato il mondo guidato dalla curiosità e ha fatto della pazienza uno strumento di conoscenza. Non forzava la realtà: aspettava che fossero gesti, volti e dettagli a rivelarne la complessità. A questo sguardo univa una grande cura per la composizione, fatta di geometrie, linee e contrasti, che rende le sue fotografie rigorose e insieme poetiche.

Ampio spazio è dedicato al mondo del lavoro, un tema che trova un'eco particolare negli spazi del Filatoio. L'edificio è nato infatti per la produzione della seta ed è stato segnato per secoli dalla presenza di uomini e donne, macchine e saperi. Completano la mostra diversi documenti di lavoro: corrispondenza, provini a contatto, stampe, riviste e materiali audiovisivi. Raccontano come nascevano i reportage e restituiscono la voce e il pensiero del fotografo.

Capa alla Castiglia di Saluzzo

La Castiglia di Saluzzo è un'antica fortezza e residenza marchionale, oggi spazio museale. Qui la mostra su Robert Capa, curata da Monica Poggi, presenta 100 fotografie provenienti dalle collezioni dell'International Center of Photography (ICP) di New York. L'ICP è stato fondato nel 1974 da Cornell Capa per preservare e promuovere l'eredità della "concerned photography", cioè una fotografia attenta alle questioni sociali e politiche.

La retrospettiva si divide in sette sezioni e alterna scatti iconici a opere meno note. Racconta l'evoluzione professionale di Capa e la varietà dei contesti in cui ha lavorato. Il suo lavoro viene presentato non solo come testimonianza storica, ma anche come un punto di svolta per il linguaggio del fotogiornalismo. Capa ha cambiato il rapporto tra immagine, evento e spettatore: la sua fotografia non osserva da lontano, ma nasce dalla vicinanza e dal coinvolgimento diretto, e rende il pubblico partecipe della scena. Per questo la sua opera conta non solo nella storia della fotografia di guerra, ma in tutta la cultura visiva contemporanea.

Due modi di raccontare un secolo

Mettere a confronto le due mostre significa confrontare due modi di raccontare il Novecento. Riboud osserva ciò che viene prima, durante e dopo i momenti di rottura: le persone, il lavoro, l'organizzazione della società, la vita di tutti i giorni. Capa si trova spesso nel punto più intenso dell'evento, quando la storia irrompe nella vita delle persone.

Il confronto è particolarmente evidente nelle sezioni dedicate alla Cina e al Giappone. In entrambe le mostre ci sono fotografie scattate negli stessi luoghi, ma in momenti diversi. Viste una accanto all'altra, permettono di leggere fasi diverse della storia del Novecento attraverso due sguardi indipendenti.

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