Cinquantacinque milioni di euro come ordine di grandezza delle risorse da mettere in campo nel 2027, rispetto ai 30 milioni annui originariamente previsti dal Piano pluriennale. E un patrimonio che, a valore di mercato, ha raggiunto i 3 miliardi di euro, contro i 2,09 miliardi di giugno 2024. I numeri raccontano un salto di scala della Fondazione CRC, ma Mauro Gola sceglie di partire da un'altra domanda: non quanto erogare, ma quale Fondazione diventare.
È uno dei passaggi centrali dell'audizione del presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo davanti alla III Commissione consiliare del Comune di Alba, presieduta da Domenico Boeri, nella quale sono state anticipate le linee del Programma Operativo 2027.
Il documento non è ancora definitivo. Gli indirizzi sono stati approvati dal Consiglio generale, mentre nelle prossime settimane proseguirà il percorso di ascolto e l'approvazione finale è prevista entro la fine di ottobre. Alcune scelte possono dunque ancora essere modificate.
La direzione, invece, è già delineata. I cinque assi restano Bellezza, Creatività, Cura, Futuro e Partecipazione. A ciascuno Gola ha associato una finalità: la bellezza all'attrattività, la creatività all'innovazione, la cura alla tenuta dei legami sociali, il futuro alle opportunità per i giovani e la partecipazione alla costruzione del senso di comunità.
Ma il passaggio più significativo riguarda il modello con cui CRC vuole interpretare il proprio ruolo. "Vogliamo essere il coach del cambiamento", ha spiegato Gola. Significa accompagnare la comunità, esplorare nuovi ambiti di intervento, facilitare relazioni e provare a misurare gli effetti prodotti dai progetti, anche quando non possono essere racchiusi soltanto in indicatori economici.
"Come misuriamo il fatto che dei giovani si mettano al servizio della comunità? Come misuriamo il progresso che fa una comunità perché studia, si istruisce e va avanti?", ha osservato il presidente, descrivendo il tentativo di passare dalla semplice rendicontazione a una logica di responsabilità e accompagnamento.
Un'impostazione già applicata, ad esempio, con il Bando Fiducia, nel quale i progetti vengono seguiti attraverso indicatori e verifiche periodiche dei risultati. La Fondazione vuole quindi presentarsi sempre meno come semplice soggetto erogatore e sempre più come soggetto capace di costruire e accompagnare processi.
A rendere possibile l'ampliamento degli interventi è la crescita delle risorse disponibili. Il Piano pluriennale aveva fissato una previsione di 30 milioni di euro all'anno per quattro anni, pari complessivamente a 120 milioni. Le erogazioni effettive, ha ricordato Gola, hanno però superato quella soglia nei primi due anni, raggiungendo rispettivamente 63,8 e 64,6 milioni di euro.
Da qui la scelta di impostare il 2027 su una previsione molto più vicina alla capacità effettivamente espressa dalla Fondazione. Il riferimento approvato è 55 milioni di euro, anche se la cifra definitiva potrà ancora muoversi.
"Magari può ancora variare, può diventare cinquantasette, sessanta o cinquantatré, però questo è l'ordine di grandezza su cui noi il 2027 andremo a impostare tutta la serie di bandi", ha precisato Gola.
Parallelamente è cresciuto il patrimonio: dalle slide presentate in Commissione emerge il passaggio dai 2,09 miliardi di euro di giugno 2024 ai 3 miliardi di ottobre 2026. Un risultato che il presidente non ha attribuito esclusivamente all'attuale governance, ricordando il contributo dell'andamento dei mercati, degli investimenti compiuti nel tempo e dei dividendi delle partecipazioni.
Aumentare le disponibilità, tuttavia, non significa poter soddisfare tutte le domande. È uno dei dati più significativi emersi durante l'audizione: secondo la stima illustrata da Gola, per finanziare integralmente tutte le richieste ammissibili servirebbero ogni anno tra 150 e 170 milioni di euro.
Il rapporto tra risorse e richieste resta quindi nell'ordine di uno a quattro o uno a cinque. "A qualcuno bisogna dire di no", ha sintetizzato il presidente, sottolineando come anche molti progetti esclusi possano essere validi e potenzialmente finanziabili.
I bandi restano una componente fondamentale, con quasi cinquanta strumenti tra formule generali e tematiche. Ma accanto alla risposta alle richieste provenienti dal territorio, CRC vuole rafforzare le progettualità costruite direttamente, l'analisi degli scenari, i tavoli di lavoro e il ruolo degli enti strumentali.
Dentro questa impostazione entra anche un problema che Gola ha esplicitato: quello di una Fondazione che, davanti alle difficoltà della finanza pubblica, finisce talvolta per avvicinarsi a bisogni che non appartengono propriamente alla sua funzione.
"Spesso siamo anche un pochettino supplenti, anche se non è proprio nella vera missione delle fondazioni essere supplenti", ha osservato, citando situazioni che riguardano RSA, welfare, sanità, giovani e fragilità sociali.
La sfida del 2027 sarà quindi doppia: disporre di più risorse, ma soprattutto decidere come utilizzarle per produrre effetti che vadano oltre la singola erogazione. È qui che Gola colloca il passaggio dalla Fondazione che finanzia alla Fondazione che accompagna: "Le comunità più forti non sono quelle che hanno più risorse, ma sono quelle dove le relazioni tra le persone continuano a crescere"














