Non soltanto denunciare lo sfruttamento nei vigneti, ma introdurre criteri concreti per distinguere le aziende che rispettano la dignità dei lavoratori. E legare questi requisiti alla possibilità di partecipare a Vinum. È la proposta lanciata da don Domenico Degiorgis, direttore della Caritas di Alba, durante il corteo di sabato 24 ottobre contro il caporalato nelle Langhe, nel Roero e nel Monferrato. Un'idea condensata nello slogan "No candidum, no vinum", che il sacerdote intende ora strutturare per trasformarla in uno strumento concreto.
Il riferimento è al latino candidus, bianco, e alla necessità di individuare criteri minimi di legalità ed eticità per qualificare le imprese del comparto vitivinicolo. Chi non rispetta questi requisiti, secondo la proposta, non dovrebbe poter partecipare a Vinum, una delle manifestazioni più rappresentative del vino ad Alba.
"L'idea è fissare dei criteri perché un'azienda possa essere definita bianca e quindi presentabile sul mercato", ha spiegato don Degiorgis. Il passaggio successivo sarebbe affidare a un ente qualificato o a professionisti competenti la definizione di requisiti minimi, verificabili, di legalità ed eticità. Il rispetto di questi requisiti diventerebbe una condizione per partecipare a Vinum. Il sacerdote ha sintetizzato così il principio alla base della proposta: "Non sei bianca, non puoi partecipare a Vinum".
La proposta prende le mosse da un precedente preciso. Il protocollo sottoscritto il 14 luglio 2026 prevedeva un "Disciplinare per un sistema di qualificazione etico-legale ad adesione volontaria nel settore vitivinicolo", pensato per valorizzare le imprese contoterziste virtuose e le aziende che scelgono di avvalersene. Secondo quanto riferito dal direttore della Caritas, nessuna cooperativa ha aderito alla lista, nonostante l'iniziativa promossa in sede prefettizia.
Da qui la volontà di compiere un passo ulteriore, estendendo il ragionamento alla partecipazione agli eventi che rappresentano pubblicamente il territorio e le sue eccellenze. Non si tratta di un disciplinare già elaborato, ma di un'ipotesi da sviluppare attraverso competenze specifiche e il confronto con gli operatori del settore. Don Degiorgis aveva già comunicato in anticipo la proposta al sindaco Alberto Gatto nei giorni precedenti al corteo, prima di svelare pubblicamente l'idea in piazza.
Il ragionamento si inserisce nelle richieste avanzate durante la manifestazione contro lo sfruttamento agricolo. Nel suo intervento, il direttore della Caritas ha insistito sulla necessità di promuovere l'assunzione diretta dei lavoratori, potenziare l'incontro tra domanda e offerta attraverso i centri per l'impiego, garantire una regia pubblica per accoglienza, abitazioni e trasporti e rafforzare le attività ispettive nei periodi di maggiore impiego di manodopera.
Tra le richieste anche la piena applicazione della legge 199 sul caporalato, con particolare attenzione alle responsabilità delle aziende che ricorrono a forme di intermediazione del lavoro.
La distinzione, per don Degiorgis, è tra ciò che è formalmente legale e ciò che è anche eticamente accettabile. Nel suo intervento ha ricordato che "non sempre la forma legale è anche dignitosa per il lavoratore e non tutto ciò che oggi è legale può venire accettato dalla nostra società". Da qui il richiamo a rapporti più diretti tra aziende e lavoratori, al riconoscimento dei loro bisogni e alla costruzione di relazioni che non si esauriscano nella prestazione lavorativa.
La mobilitazione, ha ribadito il sacerdote, non intende contrapporsi indiscriminatamente al mondo vitivinicolo, ma contestare un sistema di sfruttamento che richiede responsabilità condivise. Un appello rivolto alle imprese, ai Comuni produttori, alle associazioni di categoria, ai consorzi e alle istituzioni, con Alba chiamata a svolgere un ruolo di riferimento nel cambiamento.
"Abbiamo bisogno di gesti concreti e non di parole! Siamo saturi di parole delle grandi occasioni, cui non fa seguito nessun cambiamento radicale, strutturale e profondo", ha sottolineato don Degiorgis nel suo intervento.
Il richiamo finale è anche al riconoscimento di Alba Capitale italiana dell'arte contemporanea 2027: accanto alla valorizzazione culturale e produttiva del territorio, don Degiorgis auspica un nuovo modello vitivinicolo capace di mettere al centro le persone. "No candidum, no vinum" è la proposta con cui provare a trasformare quella richiesta in un criterio concreto.














