Prosegue in Tribunale a Cuneo il processo a carico di due ventenni di Ceva, i cugini S.R. e F.R., accusati di resistenza a pubblico ufficiale, e solo uno dei due (F.R.) anche di inosservanza degli obblighi inerenti alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.
Entrambi sono noti alle cronache per gli episodi avvenuti nel Monregalese e relativi alla "'gang dei treni" in particolare tra il 2022 e il 2023, un gruppo di giovani, guidato per l'accusa dai due cugini, era solito bloccare i treni e minacciare il personale ferroviario, causando gravi disagi ai passeggeri e alla viabilità della zona.
Oggi in aula è stato ricostruito, da un addetto della sicurezza di Trenitalia della stazione di Ceva, quanto avvenuto il 12 dicembre del 2023 quando il gruppo, fra cui uno dei due imputati, secondo l'accusa – rappresentata dal pm Luigi Dentis – aveva bloccato un treno regionale della tratta Torino-Savona dopo essere salito senza biglietto.
"Ero in servizio con un collega in stazione, proprio per questi episodi che stavano avvenendo, dovevamo consentire l'accesso al marciapiede – ha riferito il teste – solo a chi aveva con sé il titolo di viaggio. C'era questo gruppo di ragazzi, circa 6-7, che noi conoscevamo; avevano una tessera regionale per il trasporto, ma poiché non avevamo la strumentazione per comprendere se fosse valida abbiamo atteso il personale sul convoglio per il controllo. È emerso che nessuno aveva caricato l'abbonamento per viaggiare, tranne il fratello dell'imputato che poteva viaggiare in quanto disabile e l'imputato dichiaratosi suo accompagnatore".
"Sul treno hanno iniziato a correre avanti e indietro – ha continuato il teste –, c'era chi scendeva per andare a fare il biglietto e chi teneva bloccate le porte. Il treno già era stato parecchio fermo e quindi è stato dato l'ordine di ripartire, ma dopo poco qualcuno ha tirato il freno a mano. Non ho visto chi è stato, né se è stato l'imputato perché non ero più sul treno. Successivamente il treno è stato fermo un'ora perché sono giunti i Carabinieri per l'identificazione degli autori".
Per la Procura, S.R., difeso dal legale Francesca Bertazzoli, dopo essere stato invitato a scendere dal treno "in quanto sprovvisto di documenti di viaggio" non solo non avrebbe abbandonato il mezzo, ma ne avrebbe anche impedita la ripartenza "tenendone forzatamente aperte le porte e così turbando la regolarità della circolazione su rotaie, causando un'interruzione del servizio pubblico (...) per 54 minuti", è riportato nelle carte dell'indagine.
Subito dopo si sono registrate le testimonianze di alcuni Carabinieri di Ceva e Lesegno che, invece, sono intervenuti il 13 agosto del 2024 a Ceva quando F.R. è stato trovato in strada e avrebbe violato le prescrizioni imposte dal Tribunale che gli imponevano la permanenza in casa dalle 21 alle 7. Stando alla ricostruzione dei militari dell'Arma, l'imputato era in "stato di alterazione alcolica". In seguito al controllo l'imputato avrebbe iniziato a inveire contro i Carabinieri.
L'episodio è stato descritto approfonditamente dall'allora comandante della stazione dei Carabinieri di Ceva. "I colleghi mi avevano riferito di questo soggetto – ha riferito il teste in aula – in alterazione psicofisica che aveva inveito a seguito del controllo contro il personale intervenuto. Io l'ho visto già in auto, insultava e sputava contro di noi, e diceva anche 'sbirri di merda, figli di puttana'. Aveva dato anche qualche colpo contro l'auto di servizio, ma non aveva danneggiato la stessa né si era procurato ferite. In ambulanza invece c'era il cugino a cui era stato spruzzato lo spray al peperoncino, ma quando sono arrivato io era tranquillo, anzi invitava il cugino a smetterla".
Il giovane per l'accusa avrebbe più volte colpito i Carabinieri per opporsi al controllo e una volta raggiunto, dopo insulti e sputi, avrebbe anche tirato un calcio nell'addome nei confronti di due militari minacciandoli e dicendo loro: "bastardi le vostre madri sono delle puttane, ve la farò pagare. Aspetto che siete vecchi e vengo ad ammazzarvi. Siete tutti dei corrotti e pippate cocaina": queste le accuse mosse.
S.R., però, è finito ugualmente a processo per resistenza a pubblico ufficiale in quanto, durante le operazioni dei Carabinieri, dopo aver raggiunto il cugino si sarebbe opposto "alle operazioni di contenimento dello stesso, avvicinandosi ripetutamente con aria di sfida" nei confronti dei militari intervenuti "spintonandoli ripetutamente e minacciandoli a più riprese dicendo loro 'figli di puttana, merde, vi ammazzo'". Ed è per questo che i militari sono stati costretti ad usare lo spray al peperoncino perché sia lui che il cugino avevano dato in escandescenze.
Il processo è stato aggiornato al 2 dicembre quando, dopo l'escussione di altri testimoni, tra cui altri militari intervenuti in quelle date, si registrerà l'esame degli imputati, la requisitoria dell'accusa e l'intervento dei difensori, l'avvocato Bertazzoli e il legale Michela Botta.











![Scontro aperto in Consiglio comunale sul presidio autorizzato “Cuneo per Gaza” in piazza Europa [FOTO] Scontro aperto in Consiglio comunale sul presidio autorizzato “Cuneo per Gaza” in piazza Europa [FOTO]](https://www.targatocn.it/typo3temp/pics/2_2db57c5ce1.jpg)


