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Agricoltura | 07 novembre 2026, 09:47

Coltiva Italia, Confagricoltura Cuneo e Piemonte: “Risorse attese per la zootecnia. Ora sostenere tutta la filiera bovina da carne”

Il presidente Allasia: “La Piemontese è un patrimonio da tutelare e sviluppare, insieme alle altre razze e agli allevamenti che assicurano l’ingrasso. Va aumentata la produzione nazionale per ridurre la dipendenza dall’estero”

Coltiva Italia, Confagricoltura Cuneo e Piemonte: “Risorse attese per la zootecnia. Ora sostenere tutta la filiera bovina da carne”

Confagricoltura Cuneo e Piemonte esprimono soddisfazione per l’approvazione definitiva del Coltiva Italia, che destina alla produzione di carne bovina 300 milioni di euro nel triennio 2027-2029: 50 milioni nel 2027, 200 milioni nel 2028 e 50 milioni nel 2029. L’intervento punta ad aumentare la produzione di carne bovina negli allevamenti italiani, sostenere l’organizzazione della filiera e sviluppare in particolare la linea vacca-vitello. Le risorse saranno destinate agli imprenditori agricoli che partecipano a un accordo o contratto di filiera comprendente, oltre all’allevamento, almeno un’altra fase produttiva.

Le possibilità di intervento riguardano l’acquisto e l’allevamento di manze e riproduttrici destinate ad aumentare la consistenza delle vacche nutrici, la produzione di vitelli attraverso incroci con razze specializzate da carne, lo svezzamento e l’accrescimento dei vitelli da 60 a 200 chilogrammi, l’accrescimento dei bovini da 200 a 500 chilogrammi e la realizzazione o il miglioramento delle strutture aziendali collegate alla produzione di carne. Il 70% dei contributi sarà destinato alla filiera orientata alla carne e il 30% a quella a duplice attitudine carne-latte.

“È una scelta che va nella direzione che il comparto chiedeva da tempo — dichiara Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Cuneo e Piemonte — perché per rafforzare la zootecnia italiana occorre tornare ad aumentare la disponibilità di animali nati e allevati nel nostro Paese. La linea vacca-vitello è fondamentale, soprattutto in Piemonte, ma il risultato va perseguito guardando all’intera filiera bovina da carne”.

Il Piemonte è una delle principali regioni zootecniche italiane. Gli ultimi dati disponibili indicano circa 788 mila bovini, pari a circa il 14% del patrimonio nazionale. Gli allevamenti bovini sono oltre 10 mila e la produzione di carne costituisce la componente economicamente più rilevante della zootecnia bovina regionale. I bovini degli allevamenti da latte sono circa 236 mila; la restante parte del patrimonio, oltre mezzo milione di capi, fa riferimento prevalentemente agli allevamenti da carne e alle altre tipologie produttive.

All’interno di questo sistema occupa una posizione centrale la razza Piemontese, con circa 315 mila capi: quasi il 40% dell’intero patrimonio bovino regionale e oltre la metà della consistenza bovina regionale non appartenente agli allevamenti specializzati da latte. Il Piemonte conta inoltre oltre 8 mila aziende della linea vacca-vitello, mentre la filiera del ristallo e dell’ingrasso coinvolge più di mille aziende e decine di migliaia di capi.

“La Piemontese — prosegue Allasia — è una risorsa straordinaria della nostra agricoltura, frutto del lavoro di generazioni di allevatori e di un’attività di selezione che deve continuare a essere sostenuta. Proprio la forza di questa razza ci consente però di guardare all’intero comparto senza contrapposizioni. La zootecnia piemontese da carne comprende anche altre razze, allevamenti di ristalli e imprese specializzate nell’ingrasso che concorrono alla produzione, alla qualità delle carni, all’occupazione e alla tenuta economica delle nostre campagne: tutte queste componenti fanno parte della stessa filiera”.

La necessità di rafforzare ogni fase produttiva emerge anche dai dati nazionali. Secondo ISMEA, nel 2024 il grado di autoapprovvigionamento italiano di carne bovina è sceso al 38,9%: la produzione interna è stata pari a circa 352 mila tonnellate equivalente carcassa, mentre le importazioni di carne hanno raggiunto 429 mila tonnellate. A queste si aggiunge la forte dipendenza dai bovini vivi destinati all’allevamento e all’ingrasso. Nei primi nove mesi del 2025 l’Italia ha importato circa 638 mila bovini da allevamento.

“Produrre più vitelli in Italia è quindi indispensabile, ma occorre anche creare le condizioni perché quei vitelli possano essere allevati, accresciuti e ingrassati nelle nostre aziende.  Se vogliamo ridurre concretamente la dipendenza dall’estero — aggiunge Allasia — dobbiamo accompagnare il bovino lungo tutta la filiera. È positivo che il Coltiva Italia contempli anche le fasi di svezzamento e accrescimento: ora i provvedimenti attuativi dovranno tradurre questa impostazione in strumenti realmente accessibili alle imprese”.

Confagricoltura Cuneo e Piemonte ritengono quindi necessario che nella definizione delle modalità applicative vengano considerate le diverse componenti della filiera bovina, dalle aziende con vacche nutrici agli allevamenti da ingrasso, valorizzando le razze autoctone ma anche il contributo delle altre razze e delle imprese che completano il ciclo produttivo.

“L’obiettivo comune — conclude Allasia — è rafforzare la produzione italiana di carne bovina. Tutelare la Piemontese e sostenere la linea vacca-vitello significa costruire una base produttiva più forte; valorizzare contemporaneamente l’ingrasso significa fare in modo che questa produzione rimanga in Italia e generi valore nelle nostre aziende e nei nostri territori”.

cs

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