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Curiosità | 03 gennaio 2017, 17:54

Trovata a Fossano la tomba di Bona di Savoia

Ora si passa alla ricerca del tesoro scomparso della principessa, del valore stimato di oltre 25milioni di euro

Trovata a Fossano la tomba di Bona di Savoia

Terminate con successo le recenti ricerche sulla tomba ed il corpo della principessa Bona di Savoia, il gruppo di ricerca, formato dai fossanesi Carmelo Cataldi, Beppe Vetrano e Mario Saettone, è passato ad altra fatica storico-archeologica sempre nel solco delle vicende legate alla principessa di Casa Savoia.

Intorno a lei, nel recente passato, considerato che non si conosceva il sito di sepoltura, ma soprattutto non si conoscevano esaurientemente le vicende legate alla sua esistenza a Fossano, si era creato il falso mito del così detto “fantasma della principessa”, ritenuta ormai, comunemente, vagante senza pace nottetempo nelle oscure ali del castello degli Acaja; ma, fortunatamente, adesso, scoperti i resti della stessa, anche il fantasma sembra possa riposare in pace.

Ma, secondo i ricercatori, quello che andava documentato prima e ricercato poi di seguito, rispetto alla favola del fantasma, era invece il tesoro della principessa, volutamente forse dimenticato e mediaticamente coperto recentemente dal predetto mito “soprannaturale”, tesoro che proveniva in gran parte dalla opulenta dote che Bona di Savoia ebbe dal marito, il duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza, per il suo matrimonio nel 1468, dote che venne riconfermata poi nel 1469.

Questa dote aveva dell’incredibile in quanto formata da più di 170 pezzi, consistenti in gioielli in oro e argento tempestati di pietre preziose quali collane, bracciali, cinturini, fermagli, anelli, orecchini, croci, etc.  pietre preziose singole o assemblate in “rose” o “zigly” come balassi, zaffiri, rubini, diamanti, turchesi, smeraldi, ambre, topazi, coralli, etc. e perle a sacchetti interi da 250 e 55, nonché oggetti vari, d’uso comune, in oro e argento, impreziositi con altrettanti pietre preziose, quali “salmi”, candelieri, calici, coppe, “naveselle” da incenso, “tabernaculi”, “sedellini”, “bacili”, piatti, “fructiere”, “gobelletti”, “bacilotti”, “fiaschi”, posate e, per la redenzione dell’anima, “paci” o “paxette”.

Questo elenco, ossia la conferma della dote del 1469, si trova in forma completa in un documento conservato presso l’Archivio di Stato di Torino, che già di per sè rappresenta un capolavoro di miniatura e calligrafia, in quanto si tratta di una pergamena coeva dalle dimensioni eccezionali; in essa, oltre alla elencazione minuziosa degli oggetti di dote, si riporta il valore singolo degli stessi, mentre alla fine, nel riepilogo, si trova indicata la somma totale dei beni preziosi e cioè 207.000 ducati milanesi.

Questa cifra, per chi non s’intende di numismatica, dice poco, ma ad una rivalutazione strettamente legata al valore del metallo, un ducato d’oro milanese pesava gr. 3,53, la dote della principessa ammonterebbe oggi ad una somma stratosferica pari a circa 25.676.983,00 Euro!

Per i tre ricercatori una simile fortuna non può essere sparita nel nulla e la principessa, pur essendo abituata ai fasti opulenti della corte milanese, non avrà potuto dilapidare una simile fortuna, pur mettendoci tutto l’impegno possibile, fortuna che invece avrà portato al seguito in Francia quando fu “esiliata” dal ducato ad opera dal cognato Ludovico detto “il moro”, se si fece scortare dal figlio Ermes fino al confine oltre le Alpi e quindi anche a Fossano, quando lascio il suolo francese nel 1500.

Alla morte della principessa nessuno ne fa cenno, almeno a quanto si sa dai documenti del periodo, ma 20 anni dopo, per parecchi mesi, vengono messi agli arresti due “scudieri” fossanesi della principessa, Antonio e Sebastiano Bava, scagionati poi e rimessi in libertà dal pronipote della principessa, Carlo II/III, duca di Savoia, il 20 gennaio 1524, dietro l’esborso dell’esosa pena di ”duobus mille scutis a sole”!

I due Bava erano stati denunciati da alcuni concittadini perchè il loro tenore di vita dalla morte della principessa si era notevolmente decuplicato e quindi aveva fatto sorgere il sospetto che la fonte delle loro ricchezze era da ricercare nei beni in possesso della principessa Bona alla sua morte.

Proprio da questi dati oggettivi i tre ricercatori fossanesi prendono inizio per una nuova entusiasmante ricerca, sia negli archivi, ma soprattutto sul terreno, quello favorevole e più indicato del territorio cittadino e ovviamente del castello fossanese.

Non ci resta quindi che augurare a loro buon lavoro e buona fortuna!

c.s.

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