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Ad occhi aperti | 27 ottobre 2019, 11:13

Dimenticare e giudicare: nessuna via di mezzo? : Inglorious Basterds

Credo ci debba essere una via di mezzo. O voglio credere che ci possa essere

Dimenticare e giudicare: nessuna via di mezzo? : Inglorious Basterds

“Inglorious Basterds” (Bastardi Senza Gloria) è un film germano-statunitense del 2009 scritto e diretto da Quentin Tarantino, sesta opera dell'autore di Knoxville.

Al centro della vicenda – ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, nella Francia occupata - c'è il corpo speciale dell'esercito statunitense composto da soli ebrei denominata “I Bastardi”, capitanata dal tenente Aldo Raine; venuti a scoprire che il capo di stato maggiore del Terzo Reich al completo si riunirà in un piccolo cinema di Parigi, i bastardi tenteranno di terminare la guerra una volta e per tutte... riuscendoci, a discapito però delle vite di molti.

Che la Germania abbia e abbia avuto un rapporto molto interessante con il proprio passato contemporaneo è cosa fuor di dubbio e assolutamente risaputa: è sufficiente raggiungere la vicina Berlino da turista per rendersene conto, una città che vive della propria storia nonostante faccia di tutto – nei limiti del buon senso e del buon gusto – per superarla.

Parlo ovviamente dell'ombra del nazismo, del Terzo Reich.

Uno dei modi più d'impatto con cui la Germania ha cercato di “andare avanti” è di sicuro la spinta urbanistica che ha caratterizzato gli anni post-conflitto e post-caduta del Muro, in cui la stessa Berlino è stata ricostruita più volte e le vecchie installazioni d'epoca nazista non demolite (o già demolite dai bombardamenti) hanno finito per trovare una nuova destinazione d'uso.

Un esempio molto recente è il grande Holchbunker Feldstrasse, costruito nel '42 in soli 300 giorni nel quartiere St. Pauli di Amburgo, che attualmente ospita negozi, uffici e attività di vario e che presto potrebbe contenere un albergo di lusso da circa 130 camere con un costo minimo di 100 euro a notte. La struttura, nelle intenzioni dei proprietari e dei progettisti, offrirebbe anche un largo spazio verde sul tetto.

Ogni volta che si parla di memoria e di nazismo, il pensiero non può non correre all'indiscusso capolavoro di Quentin Tarantino nel quale – anche grazie a un'interpretazione assolutamente magistrale di un (all'epoca) ancora praticamente sconosciuto Christoph Waltz dell'antagonista principale, lo spietato Colonnello Hans “Cacciatore di ebrei” Landa – si trattano anche e soprattutto questi temi.

Nella pellicola infatti l'Aldo Raine di un Brad Pitt che non mi sento di definire leggendario perché credo quello di “C'era una volta a Hollywood” lo sia anche di più ha un'idea ben chiara sui nazisti e sul futuro degli appartenenti al partito: a guerra finita, negheranno di averne mai sottoscritto le ideologie e si nasconderanno tra la gente comuni, impossibili da riconoscere. Come ovviare al problema? Semplice – secondo lui - , basta incidere sulla fronte di coloro che vengono lasciati vivi una svastica. Se la divisa se la possono togliere, con quella non potranno mai farlo.

Una misura spietata, certo. E ovviamente molto cinematografica e “americana”. Una misura che di sicuro incontra la calorosa accoglienza di qualcuno, se non di molti.

Mi chiedo però se, come umanità, non sia giusto concederci sempre una seconda opportunità (e quindi di conseguenza concederla a chi dell'umanità fa parte, singolarmente).

Il film riflette anche sul mondo moderno e su come a scamparla siano spesso le persone che non fanno di un'ideologia la propria bussola principale: proprio Landa, quando capisce che la guerra è a minuti dal termine, non esita ad allearsi con “I Bastardi”.

Credo ci debba essere una via di mezzo, tra il dimenticare e il condannare senza appello. O voglio credere che ci possa essere. E forse voglio farlo perché ho paura di quale sarebbe la risposta se mai ci ponessimo la stessa domanda noi italiani rispetto al nostro, di passato contemporaneo “da dimenticare”.

simone giraudi

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