Riceviamo e pubblichiamo il documento depositato questa mattina in Comune a Fossano dai Capigruppo Lega Nord (Anna Mantini) e PDL (Giacomo pellegrino) in merito al Consiglio Comunale aperto che era stato a suo tempo da questi richiesto e successivamente negato dall'Amministrazione, ovvero convocato in forma ordinaria (forma che non consente ai cittadini d'intervenire), anzichè aperta.
Sig. Presidente del Consiglio Comunale
a nome anche dei nostri colleghi di gruppo Le chiediamo di dare lettura ad inizio di seduta e di inserire nel verbale del punto relativo all'approvazione dei verbali il seguente intervento scritto che mira a spiegare le ragioni dell’assenza della minoranza dalla seduta del 19 ottobre.
Un'assenza che ovviamente non è somma di occasionali impedimenti ma precisa scelta politica adottata per denunciare la gravità intollerabile della lesione dei nostri diritti di iniziativa, sanciti dalla legge e dallo statuto, e per significare che non intendiamo subire tale prevaricazione illegittima ed antidemocratica.
Abbiamo adottato tutti i rimedi che l'ordinamento ci metteva a disposizione, chiedendo anche l'intervento del Signor Prefetto, titolare della vigilanza sul regolare funzionamento degli Organi dell'Amministrazione, e chiesto al Collega Bogliotti in quanto consigliere Anziano di far valere le specifiche attribuzioni che lo statuto gli riserva nel caso la presidenza del consiglio ometta di adempiere alla richiesta dei consiglieri: intervento quest'ultimo che è stato cestinato con una peraltro non dovuta e perfino sorprendente assimilazione alle posizioni della presidenza: non a caso il collega non appartiene certo all'ala più dialogante della maggioranza.
La prerogativa di cui all'art. 36 del TUEL è una delle più importanti facoltà che la legge riserva alla minoranza. Prevede che se tutta la minoranza chiede che un certo argomento sia discusso dal consiglio ciò debba avvenire entro venti giorni convocando l'assemblea ed inserendo all'odg il punto richiesto. E’ un preciso obbligo della presidenza procedere in tal senso. Al punto che in caso di reiterata omissione di provvedere nel senso richiesto, può essere decretato lo scioglimento del consiglio comunale per grave violazione di legge.
Lo ricordiamo perché deve essere ben chiara a tutti la gravità del comportamento assunto dalla Presidenza. In questi giorni abbiamo chiesto in altre situazioni comunali se mai si fosse verificata una situazione in cui la presidenza, nella fattispecie di una richiesta avanzata da un quinto dei consiglieri, si fosse permessa di modificare il contenuto della richiesta stessa. Abbiamo registrato solo stupore: perché non abbiamo trovato un caso in cui ciò sia successo. Perché è chiaro che la legge garantisce che il quinto dei consiglieri assegnati debba vedersi riconosciuto il diritto di discutere in consiglio il punto richiesto nei termini di legge e nei modi contenuti nella richiesta.
La mancata disciplina del consiglio comunale aperto in sede di regolamento non ha impedito nella concreta esperienza del Consiglio fossanese di procedere in tal senso più volte. La mancata disciplina infatti non deve essere letta come un divieto bensì come la precisa volontà di lasciare all’autoregolamentazione del collegio la modalità con cui tenere queste particolari sessioni a seconda della materia in discussione.
Sostenere, come fatto dalla presidenza che ciò potrebbe avvenire solo con il consenso unanime di tutti i gruppi ( e del suo, perchè nella fattispecie la presidente stessa si è mostrata per prima contraria ) è aberrante perché subordina il diritto riconosciuto dalla legge al quinto dei componenti del collegio alla compiacente disponibilità dei colleghi. Un diritto è tale se deve essere rispettato e non per gentile concessione. Palesemente antigiuridico il rimedio proposto con la modifica del regolamento perché inidoneo ad essere esperito nei termini assegnati dalla legge in maniera perentoria per l'esame da parte del consiglio del punto richiesto. Antigiuridico ed anche provocatorio dopo la manfrina a cui abbiamo dovuto assistere in merito al regolamento per il referendum popolare.
Deve essere chiaro che così operando si sono violati i diritti della minoranza: non solo dei Consiglieri che oggi sono minoranza: della minoranza in quanto componente essenziale per la rappresentatività dell'assemblea. Un fatto che dovrebbe preoccupare ciascuno dei colleghi.
Inoltre si è negato il diritto, che noi intendevamo attivare, dei cittadini di discutere di un problema che li tocca da vicino, talvolta in maniera drammatica con i propri amministratori. Se sono vere le vostre dichiarazioni tranquillizzanti in materia di sicurezza, per quale motivo si vuole ad ogni costo evitare il confronto diretto con la gente? Perché ci si vuole limitare a comode dichiarazioni su giornali locali spesso compiacenti o in un’aula quasi vuota come avviene per le ordinarie sedute del consiglio specie ad ore tarde?
Proprio per segnare questa menomazione di rappresentatività che l'abusivo comportamento della presidenza determina, facciamo mancare la nostra presenza fisica in questa seduta, ritiriamo il punto presentato che non deve essere ‘liquidato’ con una discussione in famiglia ed anche la mozione (che peraltro mai avrebbe dovuto essere iscritta all'odg dal momento che era il documento di sintesi che si proponeva di votare al termine della seduta aperta).
Il nostro non è però uno sterile aventino. Ripresenteremo ad oltranza la nostra richiesta di dibattere in seduta aperta il problema della sicurezza, integrandola con la richiesta dell'iscrizione del regolamento del consiglio per chiedere non solo e non tanto la disciplina delle sedute aperte, ma la previsione della mozione di sfiducia alla Presidenza per aver così la possibilità giuridica di formalizzare la nostra sfiducia politica e soprattutto istituzionale verso una presidente che non ci rappresenta e non ci garantisce più, ed anche la previsione di un ufficio di presidenza che eviti di lasciare la gestione di materie di essenziale importanza per la proficua esplicazione dei fondamentali compiti del consiglio in mano ad una sola persona che può rivelarsi, come nel caso di specie, inidonea ad assolvere l’alta funzione conferitagli.
Chiudiamo riproponendo a ciascuno dei colleghi ed anche ai componenti della Giunta la domanda che ci siamo posti in questi giorni senza riuscire a darci una risposta. Perché si è voluta questa violenta rottura dei rapporti politici ed istituzionali all’interno del consiglio? Perché si risponde così, in maniera rozza al punto da essere illegittima e persino abusiva, ad un atteggiamento costruttivo e dialogante che nella prima parte di questo mandato come minoranza si è voluto adottare nell'interesse della Città? Si vuole forse una rottura frontale, che è inevitabile quando sono disconosciuti diritti essenziali?
Se questo non è l'intendimento della maggioranza del consiglio questa impedisca che la presidente possa fare simili danni. Se invece, malauguratamente, questa fosse la effettiva volontà di maggioranza e Giunta, si assumano loro la responsabilità delle conseguenze. Ben sapendo che una simile intollerabile violazione dei nostri diritti non può restare senza conseguenze.
Comunque buon lavoro.
















