Un convegno “Perché non ci sono più maestri nella Scuola Primaria (già Elementare) italiana?” si realizzerà a Bra, il 28 maggio, dalle 10 alle 13, nella sala conferenze del Caffè Cavour con il Patrocinio del comune di Bra, della Provincia di Cuneo e della Regione Piemonte.
In occasione del Convegno Apei a Napoli, 19 dicembre 2015, è nato un confronto anche sull’esigenza della presenza del maestro al maschile nella Scuola Primaria. Il tono della proposta era quello della provocazione, ma in ambito educativo ho l’abitudine ad affrontare con chiarezza le eventuali novità che possono scaturire. Ho invece immediatamente iniziato a pensare a quanti dei miei alunni incontrati nel mio percorso lavorativo avrebbero potuto trovare un’occupazione dignitosa, portando sollievo a tanti bambini, idee forse divergenti dalle mie e un’immagine nuova della figura del docente di Scuola Primaria.
Si pensa da tempo ormai come ad uno stereotipo alla figura della maestra. Ogni maestra con tutta la sua fermezza e tutta la sua fragilità umana ha superato positivamente le valutazioni d’istituto delle varie Scuole Primarie dove i risultati sono stati quelli più gratificanti. Si è attrezzata a resistere ed affrontare le difficoltà che nel passare degli anni vanno aumentando per fattori interculturali, sociali ma anche innovativi.
Questa delega ad un ruolo esclusivamente femminile ha alterato una adeguata corresponsabilità nell’educazione. Per molti anni gli alunni hanno percepito concretamente un messaggio deviante: spetta alle donne occuparsi dei bambini, dei loro successi ed insuccessi scolastici. Si è trascurata inoltre la parte più emotiva della relazione tra uomo e bambino sottraendo ai maschi l’enorme ricchezza umana e di tenerezza che la relazione con i bambini crea. La si è andata creando al momento della nascita dei figli per poi interromperla all’ingresso a scuola.
Quest’anno ho avuto esperienze scolastiche positive e riscontri di felicità da parte degli alunni all’arrivo di nuovi maestri.
Essere insegnante alla Scuola Primaria è un’enorme ricchezza perché i bambini quando percepiscono che il maestro o la maestra insegna in modo autentico adorano i loro insegnanti. Non è una debolezza da femmine lavorare in questo modo, può essere un’ occasione per imparare a vedere la bellezza del mondo con gli occhi di un bambino per tutta la vita e portare a casa un buon stipendio.
Come in famiglia anche a scuola un alunno vive di esperienze, di relazioni, coglie i punti di vista diversi dei docenti e pertanto è necessario offrire loro nella crescita una maggiore apertura anche al mondo maschile.
Ritengo indispensabile una adeguata formazione di maestri infine per far fronte a tanta violenza che non si può accettare in un mondo che vuole migliorare.
Tocca a tutta la comunità educante confrontarsi seriamente dialogando per trovare nuove e sostenibili soluzioni. Gli scontri non portano al successo. Fare il maestro aiuta la società a diventare più umana, più vera, corretta e rispettosa. E’ necessario creare nuove opportunità ai giovani che non riescono a vedere ciò che la vita di positivo offre loro.
Bisogna creare consapevolezza sul fatto che educare non è un dovere al femminile ma è una questione di buon senso indipendentemente dal genere. Se è vero che la bellezza salverà il mondo sono convinta che solo chi saprà vedere il lavoro di maestro e prenderlo seriamente in considerazione con passione, professionalità e innovazione potrà guardare il mondo con occhi nuovi. Si educa alla bellezza tramite la bellezza di un bel lavoro.
Ora rivolgo l’invito ai giovani maschi e femmine che hanno odiato ed amato la loro maestra a partecipare al convegno per prendere in considerazione un’ offerta formativa e lavorativa innovativa.
Sabina Ferrero - Maestra elementare di Alba, socia APEI (Associazione Pedagogisti Educatori Italiani)













