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Curiosità | 10 agosto 2016, 08:05

Nel sito archeologico di Roccerè è testimoniata la prima osservazione di una stella variabile da parte dell’uomo

In valle Maira è rappresentata su roccia la costellazione di Perseo. Le incisioni rupestri risalgono all'età del bronzo

Il Perseo del Roccerè. Foto Guido Cossard

Il Perseo del Roccerè. Foto Guido Cossard

Non tutti sanno che le piogge di stelle cadenti sono legate alle comete. Infatti, gli astri chiomati non sono altro che gigantesche palle di neve e di ghiaccio (in parte di acqua, ma soprattutto di anidride carbonica, quello chiamato comunemente ghiaccio secco), con  una spruzzatina di elementi più pesanti, che vagano nello spazio.

Mano a mano che una cometa si avvicina al Sole, si scalda e produce imponenti getti di polveri e gas che proiettano nello spazio circostante il materiale che andrà a formare una o più code. Quando la Terra si avvicina a un’orbita cometaria, anche se la cometa è passata molti anni prima, ecco che il materiale depositato precedentemente dalla cometa viene attratto dalla Terra, producendo lo spettacolo delle stelle cadenti.

Infatti, le stelle cadenti, a dispetto del loro nome, non hanno nulla a che vedere con le stelle: l’impatto di minuscole particelle, piccoli pezzi di roccia o anche grandi massi che vengono a scontrarsi con la Terra, attraversando l’atmosfera, producono l’effetto che noi chiamiamo impropriamente stelle cadenti.

A seconda delle loro dimensioni e delle condizioni con le quali collidono con il nostro pianeta, esse possono consumarsi completamente nell’atmosfera, producendo una splendida scia, più o meno persistente e più o meno colorata, oppure possono esplodere nell’aria. Talvolta possono anche giungere al suolo producendo tipici crateri da impatto.

Gli sciami di stelle cadenti sono dunque periodici e legati a una cometa: quella che produce lo sciame di agosto si chiama Swift-Tuttle. Lo sciame è visibile per molti giorni, ma i giorni migliori vanno dal 10 al 14 agosto, con una massima probabilità di osservarne molte nella notte tra l’11 e il 12 agosto.

Dunque il termine poetico di Lacrime di San Lorenzo, dovuto al fatto che si possono ossosservare il 10 agosto, giorno dedicato al Santo, non deve trarre in inganno. Il momento migliore cade più tardi. Tecnicamente le Lacrime di San Lorenzo si chiamano Perseidi, perché il loro radiante (cioè il punto del cielo dal quale si dipartono) si trova nella costellazione di Perseo.

Con una normale macchina fotografica manuale, che possa tenere una posa di 20-30 secondi (fuoco su infinito, diaframma alla massima apertura) si possono anche fotografare, a patto che il cielo sia molto buio.

Il Perseo del Roccerè in provincia di Cuneo

Un nuovo tassello si aggiunge al già straordinario contesto delle incisioni del Roccerè. Va ricordato, innanzi tutto, come in questo sito sia stata riprodotta sulla roccia, con straordinaria precisione, la costellazione di Perseo; inoltre appare evidenziata una coppella che potrebbe rappresentare la stella variabile Algol, testimoniando così la prima osservazione di una stella variabile da partedell’uomo.

A questo intendo aggiungere una nuova e recente riflessione: ci si potrebbe chiedere perché la costellazione sia rappresentata con delle coppelle, in corrispondenza della posizione delle stelle più luminose, mentre il capo di Perseo sia invece rappresentato con un triangolo, ogni vertice del qualerappresenta una stella brillante.

Sembrerebbe quasi che gli anonimi realizzatori dell’opera avessero voluto evidenziare quella zona. Verrebbe spontaneo chiedersi per quale motivo l’abbiano fatto. È importante sottolineare che le stelle cadenti che comunemente vengonochiamate “Lacrime di San Lorenzo”, tecnicamente prendono il nome di Perseidi.

Questo nome deriva dal fatto che il radiante, cioè il punto del cielo del quales’irradiano le stelle cadenti, appartiene alla costellazione di Perseo. Ora, ilradiante è prossimo alla testa di Perseo; dunque questo potrebbe essere ilmotivo per il quale quella parte di cielo è stata evidenziata. Inoltre va anche sottolineato che una delle più antiche osservazioni di unradiante nel cielo è proprio relativo alle Perseidi.

Infatti antichissime cronache cinesi segnalano il radiante delle Perseidi, quindinell'antichità la posizione di tale punto nella costellazione di Perseo era già stataindividuata.

Allora ecco che rappresentare in modo diverso quella parte di cielo può forsetestimoniare il fatto che gli antichi avessero già notato che da quel punto siirradiavano le Perseidi.

Nella carta celeste si mostra la posizione attuale del radiante confrontato con larappresentazione di Perseo su roccia al Roccerè.In questo modo il sito del Roccerè potrebbe fregiarsi di un duplice record: da unlato potrebbe essere la testimonianza della più antica rappresentazione di unastella variabile e dall'altro potrebbe rappresentare la più anticarappresentazione del radiante di uno sciame meteorico.

Guido Cossar Archeoastronomo

Guido Cossar

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