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Economia | 01 febbraio 2021, 16:57

Imprese cuneesi prudenti nel primo trimestre dell'anno. Preoccupa l'indebitamento sul lungo periodo

Manifatturiero e servizi nel cuneese cominciano l'anno con "attendismo" viste le molte incognite, ma sotto molti aspetti il rimbalzo c'è stato. Resta alta la preoccupazione sul lungo periodo: i tempi di estinzione del debito accumulato nel 2020 sono difficilmente calcolabili

Tramite Unsplash

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Un quadro economico ancora complicato per la provincia di Cuneo, ma in una situazione che tenta di ripartire e registra dati migliori, seppur ancora in negativo, rispetto a mesi fa.

E’ quanto, in estrema, sintesi è stato evidenziato dall’analisi congiunturale di Confindustria Cuneo relativa al sentiment delle imprese locali intervistate sulle prospettive nel primo trimestre del 2021.

“Un miglioramento – sottolinea il presidente degli industriali cuneesi Mauro Golafrutto anche di una ripartenza di alcuni mercati importanti come quello asiatico. Sul fronte Usa c’è attesa per conoscere l’imprinting economico della nuova amministrazione Biden già differente nei contenuti dall’’America First’ del predecessore. Componente fondamentale per la nostra provincia è l’export: prima rallenta la pandemia prima siamo pronti a uscire da questa crisi. In generale è un periodo complicato, ma con più prospettive rispetto a marzo. Fondamentale anche per l’aspetto economico l’andamento del piano vaccinale. Così come sarà importante stabilire la governance del Recovery Plan che non sia relegato esclusivamente alla sussidiarietà, ma anche a un piano di investimenti a lungo termine.”

LE ATTESE DELLA MANIFATTURA CUNEESE NEL PRIMO TRIMESTRE DELL'ANNO


Per quanto riguarda la manifattura cuneese il saldo positivi-negativi vede in ogni aspetto parametri con segno meno, ma quasi ovunque migliorati rispetto al trimestre precedente: produzione al -10,2% (contro il -16,1% dello scorso trimestre), nuovi ordini a -14,6% (era al -17,1% nell’ultimo trimestre del 2020), ordini export -13,3% (-19,6% il dato del quarto trimestre dell’anno appena concluso). Stabile con un leggerissimo calo rispetto al periodo “settembre-dicembre” 2020 il parametro relativo all’occupazione: era al -3,2%, ora è al -3,4%.

Migliora, pur rimanendo il “tallone d’Achille” della Granda, la redditività recuperando quasi tre punti percentuali. Era al -23%, adesso al -20,4%.

In generale la parola d’ordine delle imprese manifatturiere della provincia rimane “prudenza”.

Aumenta di poco il ricorso alla cassa integrazione passando dal 28,6% del trimestre precedente al 33% dell’attuale periodo. Il 20,1% delle imprese prevede investimenti significativi, mentre quasi la metà investirà in sostituzioni. Si abbassano i ritardi negli incassi con un valore al 30,7% contro il 37,7% del trimestre precedente. Cresce anche il tasso di utilizzo delle risorse che ora supera di poco il 70% recuperando un punto percentuale rispetto all’ultimo periodo dell’anno.

I tempi di pagamento si accorciano sia a livello totale (77 giorni) che per chi opera con la pubblica amministrazione (80 giorni).

IL MONDO DEI SERVIZI INIZIA L'ANNO CON PRUDENZA

Segnali tipici di un’imprenditoria “confusa” arrivano, invece, dal mondo dei servizi che nell’ultimo trimestre segnalava un andamento migliore rispetto al periodo preso in esame nell’analisi presentata oggi in videoconferenza presso la sede confindustriale cuneese.  Il livello di attività passa dal 1,1% del quarto trimestre 2020 al -6,9%, con nuovi ordini al -5%, una redditività giù di quasi 15 punti rispetto ai tre mesi precedenti con un -13,9%. Segno più per il parametro dell’occupazione che passa dal -2,2% al 6,9%.

Nell’ambito dei servizi, però, si rafforza lo stimolo agli investimenti significativi che passano dal 14,8% al 22%. Stabile il ricorso alla cassa integrazione (22,2%). Mentre aumenta il ritardo negli incassi (35%), si riduce di poco il tasso di utilizzo delle risorse (79,1% a fronte di un 79,4% del quarto trimestre 2020).  Si accorciano i tempi di pagamento  da 62 a 59 giorni e da 84 a 81 giorni per chi opera con la P.A.

INCERTEZZA IN QUASI TUTTI SETTORI, MA C'E' UN PARZIALE RIMBALZO

A livello settoriale per il manifatturiero segnali di incertezza, ma in miglioramento, arrivano dal comparto meccanico la cui produzione passa da un -12,5% dell’ultimo trimestre dell’anno scorso al -5,7% dell’attuale periodo. Il settore in provincia di Cuneo regge non essendo la nostra realtà, a differenza di altre in Piemonte, troppo legata all’automotive (ambito a risentire maggiormente le ripercussioni della crisi pandemica)

Recupera l’industria alimentare, ambito trainante per la Granda, che passa da un -21,6% al -13,2%. Per ovvie ragioni, a risentirne maggiormente, sono quelle realtà legate a doppio filo all’Horeca. Segnali positivi anche per l’edilizia, settore in crisi dal 2008, anche grazie al superbonus 110%: si passa dal -12,2% al -8,8%. Unico settore a tenere con produzione “in positivo” è il chimico-gomma-plastica che registra +5% rispetto al precedente -21,1% influenzato dal buon andamento del comparto farmaceutico.

Peggiore il saldo ottimisti-pessimisti per quanto riguarda grafica, stampa ed editoria (dal -25% al -33,3%) e altre manifatture (dal -7,7% al -22,7%). Recupera 30 punti percentuali il settore della lavorazione dei minerali non metalliferi (dal -40% al -10%).

Più incerta la prospettiva nel saldo ottimisti-pessimisti nei servizi cuneesi: dal terziario innovativo (che passa dallo 0% a un -2,8%), trasporti e logistica (dal 14,3% al -35,7%), commercio e turismo (dallo 0%  al -5,9%). Attese migliori per la categoria “altri servizi” che passa da un -16,7% a un -4%. Segno più, ma con un freno, per le “utilities” che passano dal 50% dello scorso trimestre all’11,1%.

IN MOLTI SETTORI DEL CUNEESE AUMENTA IL RICORSO ALLA CIG

Per quanto riguarda il manifatturiero in molti settori aumenta, con una certa stabilità, il ricorso alla Cig: meccanica (passa dal 34,3% al 38,6%), alimentari (dal 22,2% al 24,3%), edilizia (dal 22% al 35,3%), gomma-plastica (dal 21,1% al 26,3%), grafica-stampa-editoria (dal 50% al 33,3%), altri manifatture (dall’11,1% al 10%), minerali non metalliferi (dal 10 al 20%).

Il ricorso alla Cig è invece elevato in quasi tutti i settori dei servizi cuneesi: è al 35,7% nei trasporti e logistica (contro il 15,4% del trimestre precedente), 29,4% in commercio e turismo (era al 23,1%), 11% tra le utilities (a fronte di un valore “zero” nell’ultimo periodo dell’anno). Si prevede l’utilizzo di meno cassa nel terziario innovativo (dal 20,6% al 19,4%) e negli altri servizi (dal 26,1% al 17,4%).

CUNEO SI ALLINEA ALL'ANDAMENTO REGIONALE

A livello regionale il sentiment è negativo in  tutte le province a parte Novara. La provincia di Cuneo, a differenza di altre analisi trimestrali, ha attese più in linea con la media regionale (-10,5%). Il parametro si attesta al -10,2%.

“Un dato che si può ricondurre – ha spiegato la dottoressa Elena Angaramo del Centro Studi di Confindustria di Cuneo – alla prudenzialità tipica del tessuto imprenditoriale cuneese che si rispecchia solitamente nelle attese del primo trimestre dell’anno.”

PREOCCUPA LA PRESSIONE FINANZIARIA E L'INDEBITAMENTO

Durante l'analisi congiunturale un focus è stato dedicato alle preoccupazioni relative alla pressione finanziaria e all'indebitamento delle imprese. Se si prende in esame il "Cash flow" (ovvero l'indice che partendo dai ricavi sottrae i costi di struttura e permette di ricavare il "quid" che le aziende destinano a investimenti o riduzione del debito) si nota come nel manifatturiero si sia passati da un valore fissato a 81 miliardi nel 2019 a un -4 del 2020. Discorso analogo nei servizi: da 162 del 2019 a 33 miliardi di euro nel 2020.

"Questo crollo drastico - ha precisato la direttrice di Confindustria Cuneo Giuliana Cirio - non ci permette di stimare i tempi di estinzione del debito per il 2020, dato per quell'anno non calcolabile. I prestiti per affrontare il periodo di emergenza sono serviti a non far chiudere molte aziende, ma c'è il rischio importante che molte Pmi non riescano a trattenere il peso dell'indebitamento sul lungo periodo. I tempi di restituzione sono fissati a livello europeo a 6 anni. Chiediamo che si prenda in considerazione la dilatazione del tempo necessario."

SBLOCCO DEI LICENZIAMENTI
, UTILE PER NON SFALSARE IL MERCATO DEL LAVORO

Sul previsto sblocco dei licenziamenti attivo da quasi un anno in Italia la direttrice ha specificato: "Da mesi sosteniamo che il blocco dei licenziamenti alteri il mercato del lavoro. Non crediamo che lo sblocco porterà il nostro mercato del lavoro al tracollo. Il processo di ristrutturazione delle aziende non è focalizzato esclusivamente sul personale. Ci sono molti esempi, anche nella nostra provincia, che dimostrano il contrario."

"Non dimentichiamoci -
ha aggiunto il presidente Mauro Gola - che la tenuta del tessuto sociale nel nostro paese è stata mantenuta in questo difficile periodo anche dalle politiche aziendali di molti imprenditori."

Daniele Caponnetto

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