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Farinél | 23 giugno 2024, 17:00

Farinél/ L’Unesco ci ha fatto scoprire di essere circondati da una grande bellezza (che non vedevamo)

I primi dieci anni sono stati una sorpresa, i prossimi dieci non dovranno esserlo. Oggi 23 giugno è il primo giorno del secondo decennio dal riconoscimento a patrimonio dell'umanità, arrivato il 22 giugno 2014, a Doha, circondato da un alone di scetticismo. Dieci anni dopo tutti abbiamo sotto gli occhi gli effetti, in gran parte positivi, del riconoscimento, ma occorre guardare al futuro per evitare una crescita, in alcune aree, divenuta insostenibile.

Farinél/ L’Unesco ci ha fatto scoprire di essere circondati da una grande bellezza (che non vedevamo)

Ricordo bene il 22 giugno 2014, era una domenica, una calda domenica di inizio estate e dalla bollente Doha, capitale del Qatar, arrivava la notizia tanto attesa: i paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato erano stati riconosciuti patrimonio dell’umanità Unesco, cinquantesimo sito italiano, il primo dedicato, non a un monumento o a una serie di monumenti e non a un paesaggio naturale, ma antropico. Era l’inizio di una nuova storia.

L’Unesco lanciava a tutti noi un messaggio ben chiaro: “Vivete in un luogo unico al Mondo, cercate di accorgervene”. In realtà non erano in molti a essersene persuasi, a parte il canellese che lanciò per primo la proposta partendo dalle cattedrali sotterranee e poi cresciuta grazie alla scelta del sindaco di Alba Giuseppe Rossetto e della sua amministrazione, con un gruppo ristretto di primi cittadini.

Alcuni dissero no, segnatamente i sindaci di Priocca, Castellinaldo e Govone che rifiutarono l’inserimento, a differenza di Magliano Alfieri che sarebbe entrato a Piè pari in una core zone roerina. I tre moschettieri arrivarono a vergare una lettera indirizzata a Parigi chiedendo di dimenticare i loro comuni perché “L’Unesco non ci serve”, spaventati dall’idea di non poter più costruire brutti capannoni in bei posti invece di iniziare a pensare di costruire belle strutture produttive in brutti posti.

Il Roero restò fuori, ma grazie a una genialata, si dice del consigliere Giovanni Negro, entrò come zona unica con le Langhe cancellando per una volta il Tanaro e nacque così la candidatura Langhe-Roero e Monferrato con quel trattino che riammetteva la Sinistra Tanaro, pardon, la Bassa Langa Asciutta, come era un tempo denominato il Roero.

Ci vollero 10 anni, si passò attraverso un primo rifiuto per poi arrivare al lieto fine o, meglio, al lieto inizio, il 22 giugno 2014, perché quella data segnò un nuovo inizio.

Alzi la mano chi avrebbe pensato che il riconoscimento Unesco avrebbe portato gli effetti che ha portato, quasi unicamente effetti positivi. Pochi.

Ma il riconoscimento Unesco ha fatto una cosa, prima di tutto: ha fatto capire a noi che viviamo in questo territorio, che ci svegliamo vedendo le colline e andiamo al lavoro passando su una brutta tangenziale con vista sul borgo arroccato di Santa Vittoria che si incastra perfettamente nel profilo del Monviso, che viviamo in un posto unico, di una bellezza quasi struggente.

Da 41 anni calpesto queste terre e ancora oggi ho almeno una quindicina di luoghi del cuore che avrò visto mille volte e che ogni volta mi fanno venire la pelle d’oca, angoli di bellezza che si aprono dietro a una curva e che lasciano senza fiato chiunque.

Esistevano già prima, ma avevamo bisogno che qualcuno ci ricordasse di non doverli dare per scontati. E oggi non sono scontati, non lo sono affatto.

Ora si apre un nuovo capitolo, una nuova sfida, se possibile ancora più probante rispetto al passato perché, se nel 2004 si iniziava a progettare una candidatura che sarebbe divenuta realtà nel 2014, nel 2024 è tempo di progettare il 2034 che non potrà essere una sorpresa, dovrà essere frutto di un lavoro collettivo e ben programmato.

Questi sono i temi emersi dal Forum che si è tenuto sabato 21 giugno con in prima fila Ente Turismo Langhe, Monferrato, Roero e Associazione dei paesaggi vitivinicoli. Come ha sottolineato il direttore di entrambi Bruno Bertero, non è pensabile ora chiudersi al turismo per timore dello spauracchio overtourism che coinvolge comuni come La Morra, Barolo, Monforte o Barbaresco.

Occorre rivedere le strategie per far scoprire tutto il territorio che oggi regala squarci di bellezza autentica più in Roero e Monferrato che non nell’inflazionata Bassa Langa.

Ridistribuire i turisti con servizi, con percorsi all’aria aperta, strutture adeguate e nuove strategie, sarà questo il futuro che si sta già costruendo.

La speranza e la sensazione sono di essere in buone mani con, in più, la consapevolezza di vivere in un territorio unico. E allora Buon Compleanno ai paesaggi vitivinicoli con la speranza di essere all’alba di un decennio ancora più ricco di soddisfazioni rispetto a quello appena concluso.

Marcello Pasquero

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