Perdere il lavoro, la casa e con essi la dignità.
È una storia dura quella che è arrivata alla nostra redazione da Mondovì, dove risiedono attualmente Marcello e Alessandra, 64 anni lui e 60 anni lei: rimasti senza lavoro, ora rischiano di trovarsi in mezzo a una strada.
"Il 7 aprile prossimo – ci spiegano - verrà eseguito lo sfratto esecutivo che ci obbliga a lasciare la nostra abitazione attuale. Non abbiamo dove andare. Non abbiamo risorse economiche e siamo malati. Abbiamo provato a rivolgerci a istituzioni ed enti, ma al momento non sembra esserci una soluzione. Abbiamo già inscatolato buona parte delle nostre cose, il canone di affitto non possiamo più sostenerlo".
Il signor Marcello, ex consulente finanziario, è diabetico, mentre la signora Alessandra alcuni anni fa si è vista costretta a lasciare il lavoro nel settore dell'informatica a seguito di un infarto, che le ha lasciato una cardiopatia residua.
"Nel 2018 abbiamo investito i risparmi di una vita e l'eredità dei nostri genitori per aprire un bar-tavola calda. Sei mesi dopo l'apertura è arrivato il COVID-19 – spiegano -. Nonostante le ottime recensioni dei clienti di passaggio, l'attività non è sopravvissuta. Le conseguenze sono state devastanti: abbiamo perso la casa di proprietà, le automobili, ceduto il locale a prezzo irrisorio. Siamo arrivati a Mondovì due anni fa per cercare di ricominciare, ma a oggi non siamo riusciti a reinserirci nel mondo del lavoro e oggi viviamo in affitto con le ultime risorse rimaste e non possiamo più permetterci di sostenere i costi".
“Abbiamo deciso di appellarci ai giornali perché siamo devastati - raccontano - in questi ultimi anni abbiamo bussato a porte alle quali non avremmo mai pensato di doverci rivolgere, ma purtroppo a oggi nessun ente può fornirci un aiuto concreto e in tempi utili per evitarci di finire in mezzo a una strada.
Non sappiamo dove andare. Non rientriamo nei canoni richiesti per l’emergenza abitativa. Abbiamo anche chiesto informazioni per il dormitorio pubblico: un fatto che mai avrei immaginato di dover fare nella mia vita. L’ultimo passo prima di finire in mezzo alla strada, ma verremmo separati e dovremmo rinunciare anche al nostro cane.
Non abbiamo diritto alla pensione sociale perché gli anni d'età e quelli contributivi non raggiungono ancora la soglia prevista, ma nel frattempo non sappiamo più a chi rivolgerci. È vero, ci sono stati segnalati alcuni bandi, ma senza certezze né tempi compatibili con la nostra situazione”.
La coppia ha cercato di trovare un lavoro, ma non hanno ricevuto nessuna offerta di impiego.
"L'articolo 1 della Costituzione dice che l'Italia è una Repubblica basata sul lavoro, ma noi siamo stati privati di questo diritto. Sappiamo che, anche per via dell'età, è complicato trovare un impiego, ma senza quello non abbiamo più dignità e presto non avremo neanche più un tetto sopra la testa. Siamo convinti che, anche in altre città, ci siano persone nella nostra situazione, far sapere che siamo in difficoltà, chiedere aiuto, è un atto doloroso, per pudore avremmo preferito non farlo, ma non abbiamo più alternative. Chiedere aiuto è doloroso, ma non abbiamo alternative. Chiediamo un lavoro, qualsiasi lavoro, per poter vivere con dignità".
Chiunque potesse fornire aiuto a Marcello e Alessandra può scrivere alla nostra redazione: provvederemo a mettervi in contatto. L'appello è quello di poter avere un'occupazione che consenta loro di sostenere i costi di un affitto o un'abitazione, anche non a Mondovì, in cui sarebbero disposti anche a lavorare come guardiani.














