Tra i ricercatori insigniti dei Premi Scientifici 2026 della Queen Elisabeth Medical Foundation per il loro eccezionale contributo alla ricerca neuroscientifica figura anche la saluzzese Giulia Albertini, figlia di Alessandro e Susanna Albertini della Farmacia di Manta.
A consegnarle il riconoscimento è stata Sua Altezza Reale la Principessa Astrid del Belgio, nel corso della cerimonia svoltasi presso il Palazzo Reale di Bruxelles mercoledì 27 maggio.
I premi della fondazione scientifica belga, istituita nel 1926 dalla regina Elisabetta del Belgio, moglie di Alberto I, nascono con l’obiettivo di promuovere la ricerca medica e la pratica clinica. Dopo aver prestato assistenza ai feriti durante la Prima guerra mondiale, la sovrana sostenne infatti la creazione di un’istituzione dedicata al progresso della medicina.
"La fondazione è particolarmente focalizzata sulle neuroscienze – spiega Giulia Albertini – e sostiene progetti dedicati allo studio del cervello e del sistema nervoso, comprese malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Ogni anno finanzia gruppi di ricerca universitari in tutto il Belgio e assegna premi scientifici a ricercatori che si sono distinti per l’eccellenza dei loro risultati".
All’interno dell’istituzione, la Principessa Astrid, secondogenita dei sovrani Alberto II e Paola del Belgio, ricopre il ruolo di presidente onoraria del Consiglio di amministrazione.
Oltre a celebrare i risultati individuali, il riconoscimento intende promuovere scoperte di grande impatto e favorire l’innovazione nella comprensione del funzionamento del cervello e delle malattie neurologiche.
Giulia Albertini, ricercatrice nel gruppo guidato da Bart De Strooper presso il prestigioso Istituto Fiammingo per le Biotecnologie (VIB) e l’Universita Cattolica di Lovanio (KU Leuven), ha ricevuto l’UCB Neuroscience Award, del valore di 125 mila euro, per il suo lavoro dedicato a chiarire il meccanismo d’azione di Lecanemab, anticorpo terapeutico utilizzato nel trattamento della malattia di Alzheimer.

"Questo premio rappresenta per me un grande onore personale, ma è soprattutto un riconoscimento del lavoro svolto insieme a tutte le persone con cui collaboro ogni giorno. È anche un contributo concreto che ci permetterà di proseguire le nostre ricerche. Ci auguriamo che questi studi possano contribuire a individuare i meccanismi necessari per rendere le terapie contro l’Alzheimer sempre più efficaci e sicure per i pazienti".
Il progetto premiato ha permesso di comprendere meglio come Lecanemab influenzi la risposta immunitaria innata nel cervello.
"Il nostro studio ha dimostrato che Lecanemab non solo riduce la patologia associata all’amiloide-beta, ma induce anche un programma coordinato di eliminazione dell’amiloide da parte della microglia, le cellule immunitarie residenti del cervello. Questi risultati forniscono importanti indicazioni sui meccanismi attraverso cui le immunoterapie possono riprogrammare attivamente la risposta immunitaria cerebrale nella malattia di Alzheimer".

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature Neuroscience.
Bart De Strooper, presso il cui gruppo di ricerca opera Giulia Albertini, è considerato uno dei massimi esperti mondiali nel campo della neurodegenerazione e della malattia di Alzheimer. Le sue ricerche hanno contribuito in modo determinante alla comprensione dei meccanismi molecolari alla base della patologia e, nel 2018, gli è stato assegnato il prestigioso Brain Prize, uno dei più importanti riconoscimenti internazionali nel campo delle neuroscienze, per i suoi contributi pionieristici allo studio dell’Alzheimer.




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