/ Cronaca

Che tempo fa

Cronaca | 04 giugno 2026, 13:25

Apple parte civile nel processo contro un’azienda di Sant’Albano Stura: "Vendeva accessori non originali"

La Procura chiede di condannare il titolare e l’amministratrice. La difesa respinge le accuse: "Nessun dolo, abbiamo sempre operato sempre nella convinzione di agire legalmente"

Foto di Matias Cruz da Pixabay

Foto di Matias Cruz da Pixabay

È stata chiesta la condanna per un  titolare e un’amministratrice di un’azienda di Sant’Albano Stura che commercializza accessori per tablet e cellulari accusati in tribunale a Cuneo di commercio di prodotti falsi

L’inchiesta, sfociata in un procedimento penale, nasce da un sequestro operato dalla Guardia di Finanza di Mondovì di circa 5.600 pezzi a seguito di una segnalazione avvenuta nel giugno 2020 e formalizzata da un’organizzazione volta alla tutela dei diritti d’autore e industriali, per conto di vari marchi. 

Su un sito internet che rimandava all’azienda fossanese erano stati acquistati alcuni accessori “Apple” che, a seguito di controllo da parte dei periti, sarebbero risultati non originali: parte civile nel procedimento si era costituita proprio la società della "mela". Come illustrato da un luogotenente delle Fiamme Gialle, i prodotti, che poi vennero sequestrati, provenivano da aziende inglesi, tedesche e austriache e in un caso dall’Asia

Secondo il pubblico ministero, la società non sarebbe figurata tra i distributori autorizzati Apple e gli accertamenti tecnici avrebbero consentito di stabilire non solo la contraffazione degli accessori sequestrati, ma anche l’assenza di qualsiasi autorizzazione alla loro produzione da parte della multinazionale statunitense

La Procura ha sostenuto che nel momento in cui un operatore economico decide di approvvigionarsi attraverso canali diversi da quelli ufficiali, pur conoscendo l’esistenza di un mercato parallelo, accetta il rischio di porre in essere una condotta non conforme alle regole fissate dal titolare del marchio. Lo stesso titolare dell’azienda, nel corso dell’istruttoria, aveva dichiarato di non poter acquistare direttamente da Apple e di non avere alternative al ricorso a tali circuiti commerciali.

Per l’accusa non si sarebbe dunque trattato di una semplice ipotesi di colpa, ma di una condotta dolosa, anche in considerazione del vantaggio economico derivante dall’acquisto di prodotti a prezzi inferiori rispetto ai canali ufficiali. Per queste ragioni il pubblico ministero ha chiesto la condanna del titolare a un anno e due mesi di reclusione e 7 mila euro di multa, mentre per l’amministratrice ha richiesto otto mesi di reclusione e 3 mila euro di multa.

Sulla stessa linea la parte civile, costituita da Apple, secondo cui non vi sarebbero dubbi sulla contraffazione dei prodotti. I consulenti incaricati dalla società avrebbero infatti esaminato sia gli articoli oggetto del primo sequestro sia quelli rinvenuti successivamente. Secondo il legale della multinazionale, i prodotti in questione non proverrebbero da un semplice mercato parallelo, ma da un circuito contraffatto. Anche nell’ipotesi in cui fossero usciti da linee produttive legittime attraverso canali non ufficiali, mancherebbe comunque la necessaria autorizzazione del titolare del marchio. Sempre secondo la parte civile, il prezzo particolarmente vantaggioso della merce avrebbe dovuto rappresentare un campanello d’allarme per un operatore del settore con l’esperienza maturata dal titolare dell’azienda. Diversa, invece, la posizione dell’amministratrice, che secondo la stessa parte civile potrebbe non avere avuto una concreta conoscenza delle modalità di approvvigionamento dei prodotti.

La difesa degli accusati ha invece chiesto di distinguere nettamente le posizioni dei due imputati. Per quanto riguarda l’amministratrice, i legali hanno evidenziato come il suo ruolo fosse limitato alla gestione contabile della società, mentre l’attività commerciale sarebbe stata seguita esclusivamente dal titolare. A sostegno di questa tesi sono state richiamate altre vicende giudiziarie che, secondo la difesa, avrebbero già escluso un suo coinvolgimento operativo.

Quanto al merito delle contestazioni, i difensori hanno sostenuto che l’indagine trae origine dall’attività di un soggetto privato finanziato dai titolari dei marchi interessati e hanno contestato la ricostruzione secondo cui sarebbe Apple a stabilire autonomamente cosa debba considerarsi contraffatto. Secondo la difesa, l’unico elemento realmente distintivo sarebbe rappresentato da codici identificativi che non vengono messi a disposizione degli acquirenti professionali.

È stato inoltre evidenziato come la stessa responsabile antifrode della società statunitense abbia riferito di conoscere le aziende dalle quali la società piemontese acquistava la merce, senza che nei loro confronti fossero state intraprese iniziative specifiche. La differenza di prezzo, a parere della difesa, non sarebbe un indice significativo di contraffazione, dal momento che nel commercio internazionale esistono scontistiche e condizioni economiche differenti tra operatori autorizzati. I costi di produzione, in particolare quelli sostenuti in Asia, renderebbero inoltre compatibili i prezzi praticati.

I legali hanno poi sottolineato l’assenza di segnalazioni da parte di clienti che avessero restituito i prodotti ritenendoli non originali. Tutta la merce, inoltre, sarebbe stata acquistata attraverso operazioni regolarmente fatturate e pagate con modalità tracciabili, con margini di guadagno definiti contenuti. 

Secondo la difesa, il titolare non avrebbe avuto alcun interesse a commercializzare prodotti contraffatti, esponendosi al rischio che eventuali difetti venissero immediatamente rilevati dai clienti presso i punti vendita ufficiali. Per questo motivo è stata chiesta l’assoluzione dell’amministratrice perché estranea ai fatti contestati e, per il titolare, l’assoluzione per mancanza dell’elemento soggettivo del reato.

Il tribunale ha rinviato il procedimento al 14 luglio per le repliche e la sentenza.

CharB.

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A GIUGNO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium