Il prossimo 4 luglio inizieranno i saldi estivi.
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E quest'anno è stata lanciata addirittura una petizione per chiedere di posticiparli di qualche settimana, iniziativa sposata da Confesercenti ma non da Confcommercio e Federmoda, che invece nei saldi già ad inizio luglio vedono un'importante opportunità.

A spiegarlo è Roberto Ricchiardi, referente di Federmoda per la provincia di Cuneo e rappresentante di Confcommercio per il capoluogo.

Ricchiardi è un commerciante da sempre e il mondo dei negozi e del commercio lo conosce bene e lo ha visto cambiare, stravolto dalla concorrenza del commercio online e dalla globalizzazione.
"La vera sfida è contrastare la desertificazione commerciale e garantire condizioni di concorrenza eque tra negozi fisici e vendite online. A questo si aggiunge il rapporto con i fornitori, chiamati a garantire ai negozi condizioni commerciali che consentano loro di competere in modo efficaci", spiega, sottolineando come questi temi siano sui tavoli nazionali e lì vadano affrontati.
"Confcommercio ritiene che i saldi abbiano ancora un senso e che continuino ad intercettare clienti che, senza sconti e offerte, magari non acquisterebbero. Vanno gestiti bene, modulando gli sconti in base alle proprie esigenze, facendo dei calcoli precisi per non rischiare di rimetterci - evidenzia ancora - ma chi conosce il mestiere lo sa. Ormai non ci si può più improvvisare, sennò non si sopravvive".
Il commercio, osserva Ricchiardi, è profondamente cambiato. L’espansione dell’e-commerce, le continue campagne promozionali e le vendite anticipate hanno modificato le abitudini di acquisto dei consumatori. Per questo motivo, al di là del problema dei saldi, il vero nodo resta uno: "stessi diritti e stesse regole", affinché tutti gli operatori possano confrontarsi ad armi pari.
Va in questa direzione ciò che accadrà a partire da oggi 1 luglio, con l'entrata in vigore, decisa dall'Unione Europea, di un dazio doganale forfettario di 3 euro per ogni voce doganale dichiarata e per pacchi da paesi extra-Ue con valore sotto 150 euro.
Se si pensa che lo scorso anno sono entrati in Europa qualcosa come 5,9 miliardi di pacchi, di cui il 95% in arrivo dai Paesi Extra UE, Cina in particolare, si capisce non solo la mole di lavoro per i controlli, ma anche l'impatto ambientale.
Il prelievo, tra l'altro, non si applica per pacco ma per tipo di articolo: comprando una maglietta, un arnese da cucina o un prodotto per la cura della pelle si pagheranno tre dazi, per un totale di nove euro. Comprando cinque magliette, si paga un solo dazio perché l'articolo è lo stesso.
A pagare sarà la piattaforma o il venditore, non il consumatore finale. Ma è abbastanza scontato che questo costo verrà poi ricaricato sul cliente finale.
Il contributo italiano da 2 euro è invece sospeso fino al 1° ottobre 2026 (decreto PNRR del 22 giugno): da luglio i consumatori italiani pagheranno solo il dazio Ue, con il rischio concreto di vanificare il vantaggio economico dell’acquisto extra-Ue.
Confcommercio non può che essere d'accordo, perché la priorità deve essere quella di regolamentare in modo più efficace il mercato e affrontare le trasformazioni che stanno interessando il settore.
Ne va del futuro delle città, dell'ambiente e dell'occupazione.

In questo quadro, l’inizio dei saldi resta un appuntamento importante. Da gestire e di cui approfittare. Perché fa bene al consumatore ma fa bene anche al commercio.
Infine, l’associazione invita gli esercenti ad affrontare il cambiamento con un approccio più imprenditoriale.
"Oggi - conclude Ricchiardi - non basta attendere l’ingresso dei clienti in negozio: è necessario innovare, adattarsi ai nuovi modelli di vendita e cogliere le opportunità offerte dal mercato, mantenendo però condizioni di concorrenza eque per tutti". .














