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Ultim'ora | 02 luglio 2026, 13:17

Murina (Aiv): "Contro minimizzazione vulvodinia formazione, ricerca e awareness"

Murina (Aiv): "Contro minimizzazione vulvodinia formazione, ricerca e awareness"

(Adnkronos) - Considerata a lungo solo “un disturbo psicosomatico, la vulvodinia è spesso minimizzata, mentre sappiamo che ha una solida base biologica ed è chiaramente non adeguatamente considerata dal punto di vista clinico, politico e sanitario. Oggi possiamo fare veramente tanto per evitare l’invisibilizzazione della vulvodinia, e per arrivare il più precocemente possibile alla diagnosi di una patologia” che impatta molto “nella quotidianità della donna. Possiamo lavorare sul fronte della ricerca, agire sulle istituzioni e sulla formazione dei medici, ma anche sull’awareness, cioè nel far conoscere sempre di più la patologia attraverso campagne di sensibilizzazione”. Lo ha detto Filippo Murina, responsabile del servizio di Patologia del tratto genitale Inferiore, Ospedale V. Buzzi-Università degli Studi di Milano, presidente dell’Associazione italiana vulvodinia (Aiv), in occasione del lancio della campagna ‘Non è mica un segreto. È vulvodinia’ - con una serie social in 5 episodi ‘My vajayjay is on fire!’ - promossa con il supporto non condizionante di Zambon e che vede l’Aiv “in prima linea nella sua missione: supportare le donne, sostenere la ricerca e promuovere la formazione perché possiamo dare alla donna un percorso corretto e un trattamento adeguato”.  

Oggi “possiamo fare veramente tanto per chi soffre di questa patologia spesso invisibile- continua Murina - perché, dal punto di vista clinico si può sospettare, ma non ci sono elementi che la contraddistinguono dal punto di vista obiettivo, come macchie, secrezioni o alterazioni dei genitali esterni”. Per questo è importante “la formazione. Come Associazione italiana vulvodinia stiamo lavorando a corsi che possano certificare la competenza dei professionisti perché affrontino questa condizione in maniera corretta”. La vulvodinia, per definizione, “è una condizione in cui la donna presenta bruciore, dolore e/o difficoltà nei rapporti sessuali, con bruciore e dolore a livello dei genitali esterni, in apparente assenza di manifestazioni visibili, per una durata di almeno tre mesi. Questa definizione - chiarisce l’esperto - rende ragione di una diagnosi che è prevalentemente clinica, ossia basata sulla visita, e che deve portare a escludere tutta una serie di altre condizioni che possono coesistere o essere alla base del problema”. Mentre continua la ricerca clinica, al momento, sottolinea Murina, “disponiamo di numerosi trattamenti che, se ben applicati all’interno di un percorso adeguato e personalizzato sulle caratteristiche della singola donna, consentono di ottenere grandissimi risultati. È possibile avere una sessualità appagante, è possibile avere una gravidanza, se lo si desidera, ed è possibile vivere normalmente”. 

 

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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