A meno di un mese dalla sua elezione alla guida del Consorzio Tutela Roero, per Alessandro Costa è già tempo di misurarsi con uno dei momenti decisivi dell'anno. La vendemmia si avvicina e le prospettive qualitative sono buone, dopo un'estate segnata però da caldo e siccità. Sullo sfondo c'è una partita ancora più complessa: quella dei mercati, tra consumi che cambiano, tensioni internazionali, dazi e la necessità di trovare nuovi spazi senza perdere quelli costruiti negli anni.
Quarantatré anni, laureato in Viticoltura ed Enologia all'Università di Torino e quarta generazione della cantina Nino Costa di Montà, Costa è stato eletto presidente il 15 luglio e guiderà il Consorzio fino alla primavera del 2029. Succede a Massimo Damonte, raccogliendo anche l'eredità del precedente presidente Francesco Monchiero, oggi alla guida di Piemonte Land of Wine. Una scelta che Costa interpreta come un passaggio generazionale ai vertici del Consorzio, oggi forte di 265 soci e oltre 1.300 ettari di vigneti.
Il nuovo presidente non nasconde le difficoltà del momento né intende presentarsi con soluzioni semplici. Parla piuttosto di attenzione, squadra e capacità di leggere rapidamente un mercato che può cambiare direzione nel giro di pochi mesi. E dalla Thailandia, dove si trova per lavoro, tiene contemporaneamente lo sguardo sulle vigne del Roero e sulle opportunità commerciali che potrebbero aprirsi fuori dai mercati tradizionali.
Arriva alla guida del Consorzio in una fase tutt'altro che semplice per il vino. Con quale spirito ha accettato questa sfida?
"Non è un periodo facile e ci sono tanti problemi. È una sfida che non ho accettato a cuor leggero, è stata una scelta ponderata. Ne ho parlato anche con i miei predecessori Massimo Damonte e Francesco Monchiero , e abbiamo pensato che fosse il momento di un cambiamento, anche verso vertici più giovani. I mercati sono quelli che sono: rispetto a tante altre denominazioni il Roero e l'Arneis stanno ancora lavorando abbastanza bene, ma sicuramente non sono tranquillo e bisogna monitorare la situazione con molta attenzione."
Al di là della congiuntura attuale, ci sono anche cause più strutturali dietro le difficoltà del settore?
"Probabilmente la liberalizzazione completa degli impianti negli ultimi vent'anni è stata un po' troppo cannibalizzata. Già vent'anni fa si vedeva un trend di leggera decrescita a livello mondiale e soprattutto italiano, perché i giovani bevono molto meno: non è che non bevono, bevono altre cose, molto più miscelati, molto più birre. E poi secondo me la comunicazione verso il settore giovane è stata un po' troppo aulica: i giovani oggi sono molto più smart, se non li attiri entro i primi due secondi li perdono".
Lei ha però sottolineato anche la volontà di dare continuità al lavoro svolto prima del suo arrivo.
"Quello che è stato fatto in passato è stato fatto benissimo e tutto quello che si poteva fare è stato fatto. Questa è la mia prima esperienza in una carica di questo genere e sono supportato molto bene a tutti i livelli, a cominciare dalle tante persone all'interno del consiglio di amministrazione che hanno molta più esperienza di me. Farò tutto quello che sarò in grado di fare."
Intanto si avvicina la vendemmia. Che annata state osservando nelle vigne del Roero?
"Questi mesi di siccità hanno provato notevolmente le piante. Le piogge dell'ultima settimana sono state importanti e nel Roero siamo stati abbastanza fortunati rispetto a quanto accaduto in altre zone. La vendemmia si prospetta bella: gli Arneis soprattutto nei fondovalle e nella parte più bassa delle colline hanno lavorato veramente bene. Le vigne sono belle e le uve hanno una buona presenza di liquido. Più in alto, prima delle ultime piogge, la situazione era invece un po' più difficile."
Dal punto di vista quantitativo che cosa vi aspettate?
"Sarà una produzione giusta. Non vedo assolutamente una sovrapproduzione, anzi potremmo essere anche leggermente sotto. Per Nebbiolo, Barbera e le altre denominazioni si parlava di una vendemmia molto anticipata, ma sui nostri terreni sabbiosi la siccità e temperature arrivate anche a 35, 36 o 37 gradi hanno mandato la pianta in blocco, rallentandola un po'."
Quando potrebbero iniziare a essere raccolti gli Arneis?
"Siamo in anticipo, ma per le aziende medio-piccole, che completano la raccolta degli Arneis in una settimana o dieci giorni, penso a una fascia intorno al 22, 23, 24 o 25 agosto. Le aziende più grandi potranno iniziare qualche giorno prima. Naturalmente bisognerà vedere anche come le piante reagiranno all'acqua caduta in questi giorni: due ore di pioggia possono fare molto, aiutano la pianta e rimpolpano un po' la buccia."
Il giudizio sulla qualità, quindi, al momento è positivo?
"Secondo me la vendemmia sarà molto bella, perché la qualità delle uve è veramente alta. Sempre che il tempo non faccia pazzie: ultimamente bisogna vivere alla giornata. Ma, se le condizioni rimarranno queste, sarà una bella vendemmia."
L'altra grande partita riguarda i mercati. Tra dazi e instabilità internazionale, il Roero dovrà cercare nuove destinazioni?
"Bisogna sicuramente guardarsi intorno, ma senza perdere il focus sui nostri migliori compratori e sui mercati che già funzionano. Entrare in un mercato nuovo richiede un lavoro enorme e, in un periodo come questo, tutti i Consorzi stanno facendo ragionamenti simili. Questo significa che ci sarà molta competizione. Non credo esistano nuovi mercati capaci semplicemente di assorbire tutta la produzione."
Gli Stati Uniti e il Canada rimangono dunque centrali?
"In questo momento, grazie al mandato di Massimo Damonte e alle scelte fatte insieme alla direttrice Francesca Iraldi, siamo coperti fino al prossimo anno attraverso un bando che abbiamo vinto e che stiamo utilizzando proprio per Stati Uniti e Canada. Per un Consorzio i finanziamenti europei sono fondamentali: bisogna lavorare molto sui bandi perché senza quelle risorse diventa difficile organizzare attività importanti sui mercati."
Lei in questi giorni si trova proprio in Asia. Può essere uno dei territori sui quali investire maggiormente?
"L'Asia sta incrementando gli acquisti, ma bisogna leggerla senza semplificazioni. Non tutta la popolazione può permettersi una bottiglia di vino. Ci sono però realtà come Singapore, le grandi metropoli cinesi, Bangkok o il Giappone dove le condizioni sono differenti. In altri Paesi esistono comunque possibilità e spiragli di lavoro, ma bisogna giocarseli bene."
Qual è allora la condizione indispensabile per affrontare questa fase?
"In questo momento, più che in altri, è necessario fare squadra, spingere il territorio e lavorare all'unisono. Se non si dispone di risorse quasi illimitate, fare squadra aiuta moltissimo. Ci sono possibilità anche in Sud America, ma i tempi per iniziare a lavorare davvero su quei mercati sono lunghi. Le prospettive ci sono e il mercato si muove, ma viviamo in una situazione internazionale nella quale dalla sera alla mattina può succedere di tutto. Noi possiamo lavorare al meglio, fare tutto e di più, ma chi comanda ha comunque il coltello dalla parte del manico".












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