Ci sono notizie che arrivano come uno schiaffo, senza concedere il tempo di trovare le parole giuste. La scomparsa di Paolo Allasia è una di queste. Per Alba non è soltanto il dolore per un concittadino morto troppo presto; per Torino non è soltanto il venir meno di un professionista stimato. È lo strappo improvviso di un filo che teneva insieme due modi di intendere il lavoro: la concretezza delle Langhe e l’ingegno progettuale della città.
Paolo Allasia, 48 anni, designer albese, è morto nelle acque di San Lorenzo al Mare, dove si trovava con la famiglia. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbe entrato in mare per raggiungere persone in difficoltà, forse i figli, mentre le onde rendevano tutto più duro e pericoloso. Poi il malore, i soccorsi, la corsa disperata contro il tempo. E infine quella frase che nessuno vorrebbe mai scrivere: per lui non c’è stato nulla da fare.
Raccontarlo soltanto con la cronaca sarebbe poco. Perché Allasia non era un nome qualunque in un elenco di professionisti. Era uno di quelli che portano lontano il proprio territorio senza fare rumore, con la serietà di chi conosce il valore del dettaglio. Il suo percorso nel design nautico, nello studio torinese Exedesign e nei progetti legati alla mobilità, alla nautica e al prodotto industriale parlava di competenza, visione e misura. Tre parole rare, oggi, quando spesso si confonde la visibilità con il valore.
Alba lo piange come si piangono le persone che hanno saputo essere parte di una comunità senza bisogno di proclami. Torino lo ricorda come un progettista capace di muoversi dentro un settore esigente, internazionale, fatto di linee pulite, materiali, funzioni e intuizioni. In mezzo, c’era lui: un albese che aveva trovato nella città sabauda una piattaforma professionale, senza smettere di appartenere alla sua terra.
Forse è questo che rende la notizia ancora più pesante. Non se ne va soltanto un uomo di 48 anni, e già basterebbe a togliere il fiato. Se ne va un pezzo di promessa mantenuta: quella di chi parte da un territorio, lo rappresenta con dignità, costruisce altrove senza tagliare le radici, e lascia dietro di sé un lavoro riconoscibile perché fondato sulla passione e sulla disciplina.
La tragedia del mare, nella sua brutalità, aggiunge silenzio al silenzio. Un giorno di vacanza diventato incubo, una famiglia travolta, amici e colleghi increduli, due città chiamate a condividere lo stesso dolore. Alba e Torino, questa volta, non sono due punti su una mappa: sono due comunità ferite dalla stessa assenza.
Resta ciò che Paolo Allasia ha costruito: i progetti, certo, ma anche il rispetto conquistato, l’amicizia sincera, la stima, la traccia discreta di chi ha lavorato bene. E resta una domanda che non cerca risposta, perché davanti a morti così improvvise le risposte sono sempre troppo piccole: come si fa a salutare davvero chi aveva ancora così tanto da fare e da dare?














