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Politica | 04 settembre 2026, 11:44

Autonomia differenziata, l'allarme di Mauro Calderoni: "Non è efficienza, ma il rischio di frammentare i diritti"

Il consigliere regionale del Partito Democratico interviene dopo l'avvio dell'iter in Consiglio regionale: "Prima si garantiscano le stesse risorse per tutti e il coinvolgimento dei Comuni"

Il consigliere regionale Mauro Calderoni

Il consigliere regionale Mauro Calderoni

L'avvio dell'iter in settima Commissione del Consiglio regionale del Piemonte, scattato nella giornata di ieri, giovedì 3 settembre, riaccende il dibattito sul tema dell'autonomia differenziata. Sull'argomento interviene il consigliere regionale del Partito Democratico Mauro Calderoni, evidenziando le criticità di una riforma che rischia di impattare sull'equilibrio tra Stato, Regioni ed enti locali.

"Da ieri con l’avvio dell’iter in VII Commissione del Consiglio regionale, anche in Piemonte affrontiamo una riforma che può cambiare profondamente il rapporto tra Stato, Regioni e Comuni – dichiara Mauro Calderoni –. E proprio per questo non possiamo affrontarla come una semplice questione di trasferimento di competenze. Il punto è molto semplice: l’autonomia non può significare che i diritti dei cittadini dipendano dalla Regione o dal Cap in cui vivono".

Il consigliere dem richiama l'attenzione sulle questioni ancora aperte, dalla definizione dei Lep alla sanità, fino alle ricadute sulle aree montane e interne. "Il Governo sta accelerando sulle pre-intese con Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria, ma restano questioni fondamentali ancora irrisolte – prosegue Calderoni –: la definizione dei Lep e delle relative risorse, il ruolo del Parlamento, il coinvolgimento effettivo dei Comuni e soprattutto le conseguenze sulla sanità e sui servizi essenziali. La Corte Costituzionale ha già posto paletti importanti: l’autonomia non può trasformare le Regioni in realtà isolate, né può tradursi in trasferimenti automatici di competenze e risorse senza adeguate garanzie per l’intero Paese".

Secondo l'esponente del Partito Democratico, l'assenza di garanzie preventive rischia di amplificare le disparità territoriali e di indebolire il ruolo degli enti di prossimità. "Senza una preventiva e concreta garanzia dei Livelli essenziali delle prestazioni, il rischio è di istituzionalizzare le disuguaglianze invece di ridurle – rimarca il consigliere regionale –. Una sanità a più velocità, servizi sociali diversi, maggiori difficoltà per scuola, trasporti e politiche abitative: a nostro avviso non è questa l’autonomia che serve al Piemonte. Perché anche al Nord ci sono territori fragili, aree interne e montane che rischiano di essere penalizzati se le risorse vengono distribuite sulla base della spesa storica anziché dei bisogni effettivi delle comunità. C’è poi un problema istituzionale: rafforzare le Regioni non può significare indebolire ulteriormente i Comuni. Sono i sindaci e le amministrazioni comunali a garantire ogni giorno servizi sociali, assistenza, scuola, trasporto locale e protezione del territorio. Non possiamo trasferire competenze verso l’alto senza risorse adeguate e senza un reale coinvolgimento".

In conclusione, Calderoni cita l'emergenza idrica come esempio della necessità di una gestione coordinata tra i vari livelli di governo. "La vicenda della siccità che ha colpito il Piemonte è un esempio concreto – conclude Calderoni –. Di fronte a una crisi idrica con un deficit di precipitazioni del 55 per cento, oltre 70 Comuni serviti con autobotti e centinaia di viaggi dei mezzi di soccorso, abbiamo visto quanto sia indispensabile coordinare competenze e risorse. Le grandi emergenze non conoscono i confini amministrativi e non si possono affrontare costruendo nuovi compartimenti stagni. Anche le associazioni di rappresentanza degli enti locali hanno espresso forti perplessità sul mancato coinvolgimento effettivo dei Comuni. Ed è proprio da qui che dobbiamo partire: nessuna riforma dello Stato può essere costruita sopra la testa dei territori. L’autonomia può essere utile se serve a rendere le istituzioni più efficienti e vicine ai cittadini. Ma questa riforma, così come viene impostata, rischia di produrre l’effetto opposto: più burocrazia, strutture regionali parallele, competenze frammentate e servizi sempre più diversi. Per questo in Commissione abbiamo portato una posizione chiara: no a un’autonomia che frammenta i diritti e aumenta le disuguaglianze. Sosteniamo una Repubblica che garantisca a tutti gli stessi diritti fondamentali e pari dignità, indipendentemente dal luogo in cui si vive".

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