Un reparto che compie 25 anni e che, all'interno della rete regionale, è un'eccellenza, costruita negli anni grazie all’evoluzione scientifica, alle innovazioni tecnologiche e, soprattutto, al lavoro delle persone.
Ci riferiamo al reparto di Terapia Intensiva Neonatale, oggi diretto dal dottor Andrea Sannia ma frutto dell'impegno e della lungimiranza di medici e direttori generali che, questa mattina, non sono voluti mancare al momento di celebrazione di questo importante traguardo, che ha riunito, non solo idealmente, passato, presente e futuro della TIN.
Qui le sue parole
L'evento è stato accompagnato dall'esibizione del Coro della TIN, formato da medici e infermieri.
Al Santa Croce, stamattina, erano presenti l'allora direttore generale Fulvio Moirano, il dottor Sergio De Marini, che ha illustrato la vocazione del reparto al servizio dei neonati, e Paolo Gancia, che ha ripercorso le radici e i primi passi mossi grazie all'impegno della prima équipe dedicata.

Tra gli interventi, quello del professor Marco Spada, direttore di Pediatria del Regina Margherita di Torino. "Il livello di questa realtà è altissimo – ha sottolineato – con out come eccezionali in termini di mortalità e un grande guadagno di salute pubblica per tutti noi".
La TIN di Cuneo ha infatti numeri che la rendono una delle strutture più sicure d'Italia.
Moirano ha ricordato gli anni trascorsi nella struttura e il valore umano e professionale di quell’esperienza.

De Marini, primo primario, ha ripercorso alcune delle tappe che hanno segnato la storia della TIN. Tra queste, l'ambulanza per il trasporto neonatale di emergenza, un servizio che all’epoca non esisteva in Piemonte e che la struttura contribuì a sviluppare, anche per il trasporto dei gemelli.
Un’altra tappa fondamentale fu l’introduzione del dispositivo per l'ipotermia cerebrale, nel 2001, quando in Italia erano soltanto due gli ospedali a praticarla: la realtà cuneese e il Policlinico di Milano.
"Il nostro mestiere è essere staffettisti, o meglio tedofori, portatori di speranza", ha detto De Marini, richiamando uno dei valori che hanno accompagnato nel tempo il lavoro degli operatori della Terapia intensiva neonatale.
"Qui si respira una collaborazione e un senso di appartenenza che non si trovano in altri ospedali", ha sottolineato, insieme alla soddisfazione per gli anni trascorsi all’interno della struttura.

Un momento particolarmente toccante è stato dedicato alla dottoressa Giulia Pomero, ricordata dal dottor Paolo Gancia. Responsabile all’ospedale Santa Croce della struttura semplice di Neonatologia per la cura di neonati e bimbi prematuri, è morta nel 2018 a soli 53 anni. Al suo nome, la sala non ha esitato a tributarle un lungo applauso.
La giornata si è conclusa con alcune testimonianze. La più intensa quella della coordinatrice infermieristica dottoressa Michela Roccia. Nel 2013 ha dato alla luce due gemelli di 28 settimane, che le sono stati restituiti sani e forti, come lei stessa evidenzia. All'epoca, lavorava in un altro reparto. In TIN è arrivata 5 anni fa. "Un genitore affida alla TIN ciò che ha di più prezioso".

E il senso del lavoro di medici e infermieri sta anche nella capacità di restituire alle famiglie ciò che sembrava perduto: "Conosco e conoscerò per sempre le lacrime dei genitori. Ma so lo straordinario lavoro che facciamo tutti in questo reparto e sono contenta di esserne parte".
Parole che riportano al cuore della Terapia intensiva neonatale: la competenza scientifica e tecnologica, ma anche la relazione umana con le famiglie, in un percorso nel quale ogni risultato clinico porta con sé una storia, una speranza e spesso una rinascita.
























