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Cronaca | 20 ottobre 2026, 15:49

Violenza sessuale su una giovane con disabilità: colpo di scena in Tribunale, disposta la perizia psichiatrica sulla vittima

Per l'imputato, un uomo di 74 anni, la Procura ha chiesto la condanna a 8 anni di carcere. I fatti avvenuti nel luglio del 2025 nel Monregalese: la ragazza aveva solo 19 anni

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Un colpo di scena ha sospeso il giudizio nell'aula del Tribunale di Cuneo nel processo a carico di un 74enne, accusato di violenza sessuale ai danni di una ragazza di 19 anni affetta da un grave deficit cognitivo, con invalidità riconosciuta al 60%. 

Oggi era prevista la sentenza, ma il collegio giudicante – presieduto dal giudice Amato, con a latere i giudici Coggiola e Cota – ha disposto una perizia psichiatrica sulla vittima. L'obiettivo è accertare se all'epoca dei fatti contestati - risalenti al luglio 2025- la giovane si trovasse in uno stato di disabilità intellettuale tale da renderla vulnerabile a sollecitazioni sessuali altrui, anche indotte. L'incarico peritale verrà conferito a un medico del centro di salute mentale di Savigliano. L'udienza è stata quindi rinviata al prossimo 5 novembre.

I fatti contestati all'anziano sono due: un episodio di effusioni sessuali non consensuali e una vera e propria violenza sessuale consumata nell'abitazione della ragazza. Secondo la ricostruzione della Procura, l'imputato avrebbe seguito la giovane fin dentro casa, l'avrebbe costretta a spogliarsi – ostruendo la porta per impedirle di uscire – per poi palpeggiarla nelle parti intime e abusare di lei contro la sua volontà con un sex toy.

La 19enne era tuttavia riuscita a fotografare l'uomo in intimo con il telefono prima di riuscire a scappare all'esterno e dare l'allarme. Sul posto erano giunti tempestivamente il fidanzato e il padre della ragazza, che lo avevano colto sul fatto, e subito dopo i Carabinieri, che lo avevano bloccato in flagranza di reato ancora in boxer sul letto. A seguito dell'arresto, all'uomo era stata applicata la misura cautelare del braccialetto elettronico.

In sede di requisitoria, il pubblico ministero Alberto Braghin ha chiesto una pena a 8 anni di reclusione, sostenendo la piena consapevolezza dell'imputato circa lo stato di fragilità della ragazza: "l'imputato ci dice che è stata una macchinazione della ragazza per fare ingelosire il fidanzato. Le sue attenzioni per la vittima erano invece note anche ai familiari che l'hanno messa in guardia . La conosceva da tempo, non è vero che non sapeva delle sue problematiche , lo sapeva perchè la giovane conosceva la figliacosì come sapeva che quando aveva 11-12 anni aveva subito abusi sessuali , abitava in un posto così piccolo dove tutti sanno tutto di tutti ed è impossibile che non lo sapeva. Sapeva che era vulnerabile e che aveva invalidità e che era bisognosa di aiuto tanto che lui stesso ha ammesso di accompagnarla per la spesa e di invitarla a pranzo e a cena per mangiare. Ma anche se uno non sa dell'invalidità certificata, parlandoci semplicemente ci si rende conto dell'invalidità di fatto".

"Ma poi davvero vogliamo credere che una ragazza voglia far ingelosire il fidanzato con un 75enne? , ha chiesto retoricamente il pm. È stato poi appurato che ha fatto anche guardare un film porno alla ragazza trasmettendolo sul suo televisore quando una volta era ospite a casa sua. La ragazza è risaputo che ha un deficit cognitivo tale da impedirle di ricordarsi eventi nel breve termine. Ha approfittato di lei per via delle sue fragilità ed era consapevole che fosse stata abusata in passato e che era fragile".

La persona offesa si è costituita parte civile con l'avvocato Francesca Bertazzoli, che si è associata pienamente alle richieste di condanna formulati dal Pubblico Ministero.

L'udienza si era aperta con le dichiarazioni spontanee dell'imputato il quale ha respinto ogni addebito.  "Non la conoscevo sino al giorno in cui si è trasferita vicino casa mia insieme al padre. Tra di noi solo amicizia, le ho anche donato dei vestiti di mia figlia perchè lei non ne aveva. Mi è sempre sembrata una ragazza giovane e normale senza probelmi, non aveva manifestazioni palesi di problmatiche. Sapevo che era fidanza con un ragazzo da qualche mese, ma le cose fra i due non andavano bene e mi disse che voleva faarlo ingelosire con me. Sono stato uno stupido".

Proseguendo nella sua versione dei fatti, l'anziano ha aggiunto: "che è stata lei a chiedermi di seguirla a casa sua, mi ha chiesto di spogliarmi non volevo farlo però e stupidamente sono rimasto in boxer. Mi ha fatto una foto, volevo andare via ma sono rimasto lì tranquillo e poi sono arrivati suo padre e il fidanzato e poi i Carabinieri"

E riguardo all'acquisto dell'oggetto sessuale menzionato dal pm ha dichirato "di averlo comprato stupidamente, ma è stato lei a chiedermelo e gliel'ho ordinato on line perchè lei non poteva, non aveva soldi, poi gliel'ho dato e mi ha detto che mi avrebbe reso i soldi".

"Sono solo uno stupido non ho mai fatto nessuna violenza su di lei, era una ragazza per me normale, aveva una relazione con un giovane e anche la carta di credito".

Di segno opposto l'arringa del difensore dell'imputato, l'avvocato Alessandro De Bellis, che ha concluso chiedendo l'assoluzione con formula ampia per il proprio assistito, puntando l'attenzione sull'assenza di riscontri circa lo stato cognitivo della ragazza e la dinamica dei fatti. "Non vi è alcuna prova e riscontro di una pregressa consoscenza fra i due, ha chiosato il legale. Non sapeva del deficit non ci sono riscontri processuali sul suo deficit ma solo questa attestazione di invalidità . Non è stata fata una perizia a riguardo".

"Infine, ha sottolineato il difensore, il pm sostiene che l'imputato sapeva dei suoi abusi perchè il paese è piccolo e tutti sanno tutto, ma questi abusi sono avvenuti in un altro paese. La vittima poi si è contradetta piu volte, ha cambiato versione. Nulla trova conferma nel dibattimento. Il suo racconto è lacunoso e generico. Sulla condizione di deficit l'imputato non sapeva nulla, anche perchè la ragazza viveva da sola, aveva una carta di credito e aveva un fidanzato, nulla che facesse presagire ciò".

"Nessuno al momento della presunta violenza sessuale ha sentito grida, addirittura la vittima è riuscita a fare la foto con questo poverino in mutande nel letto. Abbiamo quindi una vittima che fotografa l'aggressore? Non possiamo condannarlo solo perché è anziano o perché la vicenda è moralmente deplorevole. Bisogna avere la prova che lui fosse a conoscenza della sua incapacità fisica e degli abusi stessi, ma prove di entrambe le cose non ce ne sono nel processo".

La decisione sui fatti spetta ora agli esiti degli accertamenti medico-legali che verranno illustrati alla riapertura del dibattimento il prossimo 5 novembre.

Angela Panzera

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