Mercoledì 21 ottobre, nella sede del Centro Incontro di via Montegrappa a Bra, Fabio Bailo, nel ruolo di storico esperto del territorio, ha rievocato la storia delle caserme braidesi.
Presenti all'incontro il sindaco Gianni Fogliato e il colonnello Davide Marini, comandante del II Reggimento Alpini, corpo che, nato nel 1882 nella città della Zizzola, ha intessuto con la comunità un rapporto durato decenni, che nel 2017 ha indotto l'amministrazione comunale a conferirgli la cittadinanza onoraria.
Ha raccontato, (qui in sintesi), Fabio Bailo:
"Il matrimonio tra gli alpini e Bra è durato quasi un secolo. Celebrato nel 1882 si è concluso infatti nel 1975.
Nel 1882, a seguito della prima riorganizzazione del neonato corpo alpini, era stato creato il secondo reggimento 'Bra', sul cui vessillo campeggiava un'aquila con il becco aperto e gli artigli aggrappati fra le stelle alpine. Forte di un migliaio di uomini inquadrati nei tre battaglioni Valle Pesio, Colle Tenda e Valle Schio, di cui i primi due con deposito a Bra, l'arrivo del reggimento impose la rapida e funzionale sistemazione della caserma di via Umberto I e la costruzione della piazza d'armi, prima localizzata nella attuale piazza Carlo Alberto, in seguito nell'area prossima al santuario della Madonna dei Fiori. Nasceva in questo modo quello che i braidesi più anziani ancora chiamano 'l quartè, l'agglomerato militare che includeva anche la caserma Pellizzari (oggi scuola elementare "E. Mosca"), la caserma Cavalli (oggi sede della Croce Rossa) e la caserma Guala (sede della biblioteca civica).
In quei decenni gli alpini, presenti in città nei mesi compresi tra l'autunno e la primavera, si dedicavano a esercitazioni di tiro, addestramento formale, schieramento in posizione. Giunta la bella stagione, invece, si spostavano nelle sedi montane ove li attendevano marce, escursioni e tiri.
Entità e modalità della presenza alpina in città cambiarono ripetutamente nei decenni seguenti. Negli anni Trenta a Bra nacque la scuola allievi ufficiali di complemento, istituzione militare che riempì la città di baldi ufficiali che frequentavano assiduamente i salotti delle famiglie borghesi più in vista, di cui talvolta impalmavano le vezzose eredi.
L'ultimo grande cambiamento, conseguenza della disastrosa campagna di Russia, fu imposto dalla riorganizzazione militare post-bellica che a Bra fu caratterizzata dalla presenza del Car, il Centro addestramento reclute del IV battaglione 'Mondovì'. Annunciato per il 1949, il Car partì nella primavera seguente, solo dopo che gli ufficiali di stanza in città ebbero trovato decoroso alloggiamento. Dal 1950 al 1975 a cadenza trimestrale, con un mese di riposo, si susseguirono scaglioni di 1200-1500 reclute circa che qui compirono la loro iniziazione alla vita militare che avrebbero espletato in seguito nelle sedi effettive del battaglione. Calcolando per difetto si può affermare che furono circa 100 mila gli italiani (tra loro Giugiaro, Boniperti, De Benedetti) che nel dopoguerra, coordinati da marescialli e caporalmaggiori, veri pilastri di quel mondo, oltrepassarono la garitta della caserma, già Umberto I, intitolata allora alla memoria di Raffaele Trevisan.
Fu proprio a un braidese, Giorgio Burdese, allora comandante della caserma, che il 5 settembre 1975 toccò l'amaro onere di chiudere, per superiori disposizioni, una storia quasi centenaria".
Conclude Fabio Bailo:
"Questa storia è tornata in vita, sia pur solo per un pomeriggio, anche grazie alle testimonianze di Adalgisa Pozzolo, che per qualche tempo contribuì a perfezionare l'istruzione delle reclute più bisognose, a Giovanni Battista Milanesio, caporalmaggiore che 'guidò' molti ragazzi nella loro iniziazione alla vita militare in caserma, Tino Genta, allora incaricato delle proiezioni cinematografiche riservate alle reclute, e Bruna Sibille che ha ricostruito come le caserme dopo la fine del Car furono riutilizzate a beneficio della città".

















