Spranghe, passamontagna, negozi con le serrande abbassate.
È questo l'assurdo racconto che si è diffuso sullo sciopero o, se si preferisce, sulla manifestazione che ieri mattina, a Cuneo, ha coinvolto una trentina di adolescenti, perlopiù tra i 15 e i 17 anni. LEGGI QUI
Ma non è andata così.
Non c'erano spranghe, né passamontagna. Magari il cappuccio della felpa sollevato e qualche atteggiamento provocatorio, ma nulla che possa essere assimilato a chi si travisa per non farsi riconoscere mentre si prepara ad assaltare negozi e delinquere.
Nessuno ha anche solo tentato di entrare in qualche esercizio commerciale o di danneggiare negozi e vetrine.
È importante dirlo e ribadirlo, perché quelle voci sono circolate un po' ovunque. E quei ragazzi non meritano di essere descritti come qualcosa che non sono stati. Non hanno agito né da delinquenti né da vandali, sono adolescenti. In un mondo complesso e con un futuro più incerto che mai.
Possiamo affermarlo perché siamo stati in mezzo a quel gruppo per tutta la mattina e lo confermiamo dopo aver parlato con il dirigente della Squadra Mobile della Polizia di Stato, che ha coordinato il massiccio servizio di sorveglianza predisposto in città.

Nessuno dei ragazzi aveva spranghe o strumenti atti ad offendere.
Certo, non si può sapere che cosa sarebbe successo se non ci fosse stato un così ampio dispiegamento di forze dell'ordine, qualcuno schierato anche nei pressi dei negozi, in via preventiva e per scongiurare quanto accaduto a Milano. La strategia adottata è stata quella della prevenzione. Le forze dell'ordine non hanno reagito alle piccole provocazioni dei ragazzi, a qualche cassonetto spostato o a qualche intemperanza.
Dopo qualche ora di spostamenti su e giù per la città, tra la stazione e piazza Boves, il gruppetto si è infine sciolto e i ragazzi sono tornati a casa senza che si creassero problemi di ordine pubblico.
I fatti sono questi. E dopo le voci che sono circolate, era necessario sottolinearlo.















