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In&Out | domenica 08 luglio 2018, 07:34

Cuneo, Parigi, Copenaghen: il viaggio di Jeremy Longo, tra moda e turismo

"In Danimarca non ci sono domande da porsi, tutto è talmente chiaro e facile, il che è anche a mio avviso uno dei punti di debolezza a livello sociologico"

Jeremy Longo

- Partiamo dall'inizio. Quando hai deciso di partire per l'estero, e dove ti hanno portato le tue esperienze professionali?

In termini di istruzione credo di avere sempre fatto scelte molto adatte, permesse da un buon istinto per i miei interessi, autocritica su punti di forza e debolezze a livello di attitudini e anche considerando i consigli e le osservazioni che arrivavano dalle persone attorno a me. Nonostante i dubbi personali nei confronti dei metodi di apprendimento previsti dal sistema italiano credo sia importante per i ragazzi utilizzare al meglio gli strumenti che la scuola ci da e saperli amministrare: nel mio caso, la curiosità è stato il mezzo fondamentale, curiosità per il patrimonio nel quale cresciamo e per le lingue straniere, consapevole del potere che ne deriva nel saperne parlare diverse fluentemente.

Ho scelto il turismo non appena ho aperto gli occhi sul potenziale che l’Italia e la Francia hanno, e ho iniziato a investirci tempo e studi. Non ho mai pensato due volte prima di accettare qualunque proposta che mi permettesse di spostarmi o approcciare nuovi ambienti, comprese alcune esperienze nella moda. Dopo l’esame di maturità e aver partecipato al Master dei Talenti a Malta mi sono finalmente sentito all’altezza del grande passo che aspettavo dalla prima volta che avevo visto in foto la capitale francese, mi sono stabilito a Parigi e ho deciso di costruire le basi per la vita che sto conducendo adesso, ancora abbastanza inconscio di ciò che fosse il patrimonio parigino per quanto riguarda l’Hôtellerie di Lusso, un mondo immenso e in costante evoluzione, nonostante il tradizionalismo francese.

Ho iniziato lavorando in un cinque stelle del centro come secondo responsabile delle relazioni con la clientela, per poi passare ad un Palace Parigino, che non è proprio un privilegio concesso a molti. A Parigi ho trovato molti amici, quelli per i quali si fanno compromessi e ai quali ci si lega per la vita, ho avuto la mia prima casa e aperto il primo conto bancario, tutti passi che aiutano a definire la “vita adulta”. Insomma, a Parigi ho trovato il mio posto nel mondo e la mia base, ma la curiosità mi ha spinto oltre.

- Ora vivi a Copenaghen. Come la descriveresti a un cuneese?

Dopo qualche tempo a Parigi ho voluto provare qualcosa di diverso e ho fatto scelte che si sono poi rivelate quasi diametralmente opposte alla vita che fino a quel momento avevo condotto. Nel gennaio 2018 mi sono trasferito a Copenhagen, dove lavoro in un Hotel che rispecchia molto la mia etica e l’idea di business che ho (in realtà molto lontana dal business e molto vicina all’arte della comunicazione).

Il lusso in Scandinavia è concepito sotto aspetti e caratteristiche totalmente diverse. A settembre riprenderò gli studi, proprio qui in Danimarca, uno Stato estremamente ben organizzato e che offre sicurezze, aiuti sociali e una vasta gamma di stili di vita. La Danimarca, e conseguentemente Copenhagen, sono il ponte fra Europa e Scandinavia, quindi un buon compromesso tra la cultura e gli ideali dell’UE e la modernità che il nord estremo del mondo offre.

La capitale è una città a misura d’uomo, di un uomo che ha voglia di avere successo a livello professionale e investire tempo nella vita privata: il monte ore lavorativo è estremamente inferiore a quello dei sistemi sud europei ed i salari molto superiori, il calendario estivo fitto di eventi, aperture e occasioni per incontrare amici e nuove conoscenze, allo stesso tempo le dimensioni ridotte della città a volta tolgono un po’ il diritto alla privacy e Copenhagen finisce per risultare come un villaggio in cui tutti si conoscono e anche quando non si ha voglia, ci si imbatte in amici, conoscenti o colleghi. La capitale danese è una città estremamente ricca a livello architettonico e anche sottovalutata, molto spesso dai Danesi stessi che raramente si accorgono delle facciate Art Nouveau o Neoclassiche, due stili paradossalmente molto sviluppati anche al Nord. Ciò che è estremamente entusiasmante è la velocità con la quale questo posto si stia sviluppando, nella moda, nella scena artistica mondiale e nella cultura, anche se la vita di ogni giorno è lenta e rilassata, quasi quanto quella cuneese.

- L'anno scorso sono stato in vacanza a Copenaghen, e mi è sembrato un luogo sospeso, fiabesco, letteralmente e semplicemente magico. E' davvero così?

I danesi sono secondo molti istituti di ricerca e statistica il popolo più felice del mondo, e sono effettivamente i loro sorrisi, il loro entusiasmo nel cavalcare le biciclette, (che in Danimarca sono in media due a persona), a dare anima alla città. Le prime volte che chiamavo i miei genitori descrivevo stupito come in qualunque momento della giornata, in qualunque zona della regione capitale, anche la meno affollata, ci si guardi attorno e si vedano almeno 5 o 6 biciclette: ecco dove per me si concentra la magia di questa città.

Mi sto integrando in un popolo altamente consapevole dell’importanza di curare il pianeta, di quanto fondamentale sia per mantenerci in vita prendersi cura dell’aria che respiriamo: è magico perché al giorno d’oggi non è così scontato rendersene conto, l’Italia ne è purtroppo un esempio maestro. Oltre che l’ecologia, la vita in Danimarca è facile e facilitata, la burocrazia praticamente inesistente, soprattutto dopo qualche anno in Francia la differenza si nota.

In Danimarca non ci sono domande da porsi, tutto è talmente chiaro e facile, il che è anche a mio avviso uno dei punti di debolezza a livello sociologico: la non necessità di esporsi e imporre la propria personalità nella vita di tutti i giorni, fa dimenticare ai danesi che ognuno di noi ha una personalità, forte e definita, e fondamentale per vivere a pieno la vita, la vita in Danimarca ci mette davanti ad un bivio: sorridere, vivere con ciò che si ha a disposizione e pensare di essere i più felici del mondo, oppure farsi domande, usare parte delle energie giornaliere ad esporsi ed imporsi, ricevere delusioni infinite ma con la consapevolezza di avere ricercato al meglio ciò di cui avevamo bisogno. Non credo sia questione di poca esperienza o saggezza quando dico che la curiosità costante mi spingerà sempre a scegliere la seconda strada, e credo che la lettura “Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa”, di Mario Calabresi, sia una parte importante della mia formazione, in questo senso!

Riassumendo: Copenhagen ha effettivamente diversi aspetti che potremmo legare a fiabe, sospensione o magia, tutta la Scandinavia li ha, ma mi trovo per la prima volta a scrivere in Italiano questa frase che ripeto ogni volta che mi si domanda perché ho scelto una vita un po’ in movimento: “Non apprezzeremo mai ciò che abbiamo”, l’Italia ha enormemente a che fare con la magia, la nostra architettura, i nostri paesaggi, la nostra lingua e il modo in cui approcciamo il cibo, purtroppo la consapevolezza è talmente bassa da aver permesso al Bel Paese di passare dalla prima alla quinta posizione nelle classifiche mondiali del turismo fra gli anni ‘50 e 2000, ecco come ho imparato ad amare i nostri cugini francesi: la loro consapevolezza non è ancora abbastanza, ma la capacità di vendere il proprio territorio è altamente superiore.

- Durante i tuoi viaggi quale luogo hai sentito come "casa" più degli altri, e perché?

Anche in questo caso l’istinto mi ha portato a scoprire sul percorso cosa io definissi casa, che non è per tutti la vicinanza fisica e geografica della famiglia o degli amici. Ho sognato casa per più della metà della mia vita, conquistare una città come Parigi non è semplice e richiede energie e investimenti, anche finanziari. La qualità della vita non è la migliore, la burocrazia francese a volte uccide l’entusiasmo, ma credo che vivere nel Sud Europa, nel mio caso a Parigi, sia una una inequiparabile esperienza di cultura e bellezza, avvicinamento e conoscenza dell’estetica e dei valori dell’Europa.

Parigi per me è casa proprio per alcune delle ragioni di cui ho parlato nelle precedenti domande: l’ambito professionale, alcuni amici, è la chimica che ho stabilito con la città e i suoi abitanti: il segreto per me è stato abbattere gli stereotipi, a Parigi come in Danimarca. Credo che una volta che si riescono ad accettare gli ostacoli che uno Stato come la Francia pone e si condividono i valori, le culture e la vita culturale e politica di una nazione, quella per me è casa.

- La provincia di Cuneo ti manca? In che modo?

Quella di Cuneo è composta da diverse piccolissime realtà che formano una delle provincie più estese d’Italia, e anche difficilmente amministrabile. Sfortunatamente, il territorio non è ben collegato e i servizi non sono di aiuto per i giovani, rispecchia abbastanza bene la situazione generale dell’Italia al momento.

La provincia non mi manca, devo però ammettere che la vita di città che ho avuto a Cuneo, agiata e abbastanza privilegiata in quanto a qualità di vita rispetto ad altre zone d’Italia, è difficilmente rimpiazzabile. La provincia di Cuneo è una zona ricca di tradizioni, culinarie ed artistiche, la vicinanza alla prima capitale d’Italia e il legame con la Monarchia, hanno lasciato segni ben evidenti anche nello stile di vita, i colori sono influenzati dalla vicina costa ligure e l’urbanistica dalla tradizione Sabauda, Cuneo, come la Danimarca, è un ponte tra diverse culture, zone e usanze.

E’ stato stupefacente e molto lusinghiero, quando qualche anno fa ho iniziato ad avvicinarmi ai danesi, scoprire quanto sia comune fra i Danesi avere la casa estiva proprio nelle zone del cuneese, delle langhe, oltre che attorno al Lago di Garda, in Lombardia.

s.g.

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