"Se il decreto andava fatto, e anche urgentemente, vista la situazione di emergenza in cui ci troviamo, la manovra ha messo in evidenza tutta l’incapacità di un esecutivo oramai allo sbando e certamente non all’altezza del momento delicato in cui si trova il Paese”. Questo quanto dichiara il consigliere regionale Tullio Ponso, che prosegue: “ Il fatto è che non sono stati affrontati i nodi strutturali e si è persa l’occasione di intervenire radicalmente nel Paese con riforme sostanziali. Personalmente ritengo inutili certe misure, come quelle relative agli enti locali. Che senso ha eliminare i comuni sotto i mille abitanti, vero e proprio presidio del territorio, quando sarebbe più utile accorparne i servizi, riducendo le spese? I sindaci, gli assessori comunali e i consiglieri dei piccoli comuni spesso rinunciano al gettone, molto esiguo, che viene loro corrisposto. Serve, invece, il dimezzamento del numero di parlamentari, loro sì fonte di spesa, spesso neppure giustificata dalla loro opera. Ma di interventi sul numero di parlamentari e di tagli ai loro benefit si sente sempre e solo parlare, senza che la casta venga però mai toccata realmente. E così è stato anche questa volta e la politica si è esentata dal dare il buon esempio agli italiani. Personalmente – continua il consigliere Ponso - ritengo che per ottenere dei risultati sia necessario intervenire sul debito pubblico del Paese, facendolo scendere sotto il 100% del Pil, favorire lo sviluppo delle imprese e snellire la macchina burocratica e i costi di gestione del Paese. Senza dimenticare che servirebbe anche far pagare l’ICI agli immobili della chiesa che vengono destinati ad uso commerciale e non per il culto, recuperando così circa un miliardo di euro. Invece, abbiamo l’eliminazione dei comuni sotto i mille abitanti, quella parziale delle Province, che dovrebbero essere eliminate tutte, l’accorpamento alla domenica delle festività infrasettimanali, la lotta agli esercizi commerciali che non emettono lo scontrino e l’innalzamento dell’età pensionistica, altra grossa assurdità. Elevare l’età in cui si potrà andare in pensione significa ritardare ancor più l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e tenere ancora impegnate persone che lavorano da 40 anni e che non potranno più avere gli stimoli e anche le forze per continuare ad essere produttive. Quella che ci è stata presentata come una manovra da lacrime e sangue, in realtà poteva rappresentare il corollario di una manovra seria, capace di incidere realmente su un Paese da riformare completamente, a partire dalla classe politica che la sta guidando con il paraocchi. Invece, il governo che già si è distinto per la legge elettorale definita porcata dal suo stesso ideatore, oggi fa pagare ai soliti noti il prezzo di errori di valutazione gravissimi. Non ci resta che sperare – conclude il consigliere regionale Tullio Ponso - che gli speculatori finanziari non rivolgano troppo presto la loro attenzione all’Italia, facendo crollare miseramente il castello di carte innalzato dal governo Berlusconi, del quale rischiamo di essere tutti vittime”.
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