Ventun anni dopo, stessa pista, sempre con il casco in testa ma con due gambe in meno. Il personaggio è così speciale che sarebbe il primo a fare battute su questa sua seconda vittoria a Brands Hatch dopo quella del 1991 in Formula 3000 (dove conquistò la sua prima pole position).
Alessandro Zanardi, l’uomo dalle due vite, talmente intense seppur così diverse non finisce di stupire.
Il bolognese tocca il cielo britannico con un dito a distanza di undici anni da quel terribile 15 settembre 2001 quando sulla pista tedesca del Lausitzring vide la morte in faccia e ne uscì privo delle gambe.
Alex, un tipo speciale, un vincente, uno che cerca la perfezione in tutto quello che fa ha trovato nell’Handbike la sua seconda carriera agonistica per chi vuole macinare asfalto, ma non può più pedalare.
Il piacere di fare sport diventa ambizione, la vittoria alle maratone di Roma e New York ed il secondo posto ai mondiali in Danimarca aumenta la fame di vittorie dell’atleta ed il sogno olimpico diventa una realtà la scorsa settimana in un tempio dell’automobilismo con quelle salitelle che a suo dire “spezzano le gambe, pardon, le braccia.”
Le medaglie d’oro sono arrivate nella prova a cronometro ed in quella in linea in cui l’atleta ha battuto tutti allo sprint. Quella d’argento è arrivata nella staffetta assieme a Francesca Fenocchio ed a Vittorio Podestà compagno di squadra nel Barilla Blu team.
Da segnalare anche le due medaglie di bronzo conquistate nella categoria H2 dal corridore ligure anch’esso seguito in preparazione dal saluzzese Francesco Chiappero.
La forza di volontà, una dedizione feroce e la cura di ogni minimo particolare: da questa sintesi emergono i trionfi di Alex Zanardi e Vittorio Podestà: un premio per tutti i sacrifici fatti durante la preparazione, i duri allenamenti, passando attraverso le diete e le rinunce alla buona tavola con la costante ricerca della condizione fisica ottimale poi premiata con i sorrisi olimpici.
Abbiamo scambiato alcune battute con gli atleti ed il loro preparatore atletico saluzzese.
Francesco Chiappero
“Sono molto soddisfatto del risultato ottenuto, merito della passione, dell’impegno, della tenacia e del buon lavoro di questi atleti. Le medaglie ottenute in questa Paralimpiade hanno per me e per lo sport in generale un grande valore; è la dimostrazione che anche oggi con determinazione e metodo di lavoro adeguato è possibile raggiungere il “il tetto del mondo”. Questo deve essere da stimolo per tutti quelli che vogliono ancora credere nello sport e nei suoi valori.
Vivere e respirare l’aria di Londra nei giorni della Paralimpiade è stato emozionante, atleti veri che danno il massimo e raggiungono nelle loro discipline risultati incredibili.
Solo per dare l’idea i miei atleti si sono allenati nell’ultimo anno con una media di 50 ore mensili di handbike, circa 15000 km percorsi con la sola forza della braccia.”
Vittorio Podestà
“Si corre sempre per vincere, però non sempre ci si riesce; sono contento dei miei risultati. Questo è uno sport fantastico e sono veramente orgoglioso di essere stato a Londra.”
Vittorio Podestà, uno che ha preso per mano Zanardi e lo ha accompagnato nella sua avventura ciclistica paralimpica:“Ho sognato la medaglia di Alex più intensamente della mia - ha ammesso Podestà, 39 anni, due bronzi individuali oltre all’argento conquistato nella prova a squadre assieme all’amico Alex.- Sono contento di questo risultato, considerando il livello molto alto. Nelle mie prove ho perso di pochissimo le prime due posizioni, forse avrei potuto interpretare meglio la gara, ero in grande forma, ma sono contento di averci provato. Prendere una medaglia in gare di così alto livello è sempre importante. Sinceramente mi aspettavo una prestazione migliore, sono arrivato a questo appuntamento nelle migliori condizioni possibili e non sono riuscito a dare il massimo. D’altronde faccio parte del gruppo degli incontentabili e quindi ho sempre qualcosa da recriminarmi.”
“Ringrazio molto Alessandro per avermi dedicato la medaglia che è frutto di un’importante amicizia e figlia della stessa passione. Ho sognato anch’io questo momento per lui perché l’ho visto crescere, gli ho visto fare tutti i passi per arrivare fino a qui, seguendo molte volte anche il mio consiglio. La sua vittoria è la mia vittoria”.
Alex Zanardi
“Se scegli un orizzonte che è solo il tuo verso cui puntare, la felicità è dietro l’angolo, la incontri da subito, non occorre arrivare là in fondo”.
Cosa intende?
“Io ero già felice due anni fa, quando ho deciso di tentare questa splendida avventura contro ogni pronostico ed alla fine ho avuto ragione io. La felicità è iniziare un’avventura, quando cominci la strada inseguendo un progetto, la notte in officina con gli amici per sistemare il mio bolide, gli errori, l’esperienza con una famiglia a fianco che mi ha capito.”
Quali sono ora le sue sensazioni?
Penso a come è strana la vita, le porte scorrevoli che ti presenta davanti, quell’incontro casuale in autogrill con Podestà, la mia curiosità su quello strano mezzo meccanico che portava sul tetto della sua auto.. siamo diventati amici e questa amicizia è alla base di questo successo. Quando arrivi ad una certa età ed hai vissuto tante esperienze, nell’anima hai una specie di limitatore della felicità. Ecco, in questo periodo, l’ho sfondato e la lancetta è andata oltre.”
Ora è considerato un maestro di vita?
“Io credo che quando hai vent’anni ed hai la fortuna come è capitato al sottoscritto di fare qualche cosa di davvero speciale: correre in formula uno, realizzare tutti i tuoi sogni, credi che il momento della gara sia l’unica cosa che conta.. poi a distanza di tempo ti rendi conto di quanto eri fortunato allora, di passare le serate nei box con i meccanici a guardare i dati, a cercare di migliorare la tua macchina, coccolartela, metterti a posto il tuo sedile… ed è grazie a queste cose che poi il risultato diventa una logica conseguenza. Io questa cosa magica l’ho vissuta negli Stati Uniti senza per altro rendermi conto di che periodo meraviglioso della mia vita stavo attraversando.. e oggi invece lo capisco benissimo.. e mi mancano quei giorni. Ho avuto la fortuna di rivivere tutto questo in una dimensione logicamente diversa alla soglia dei quarantasei anni rendendomi stavolta però perfettamente conto di quanto fortunato ero a fare ciò che stavo facendo.”
In realtà lei non si è mai sentita una persona sfortunata?
“Io sono una persona che dalla vita ha avuto tantissimo e la dea bendata continua ad aggiungere quindi non posso che ringraziare. Questo è l’atto conclusivo di una bellissima avventura che ho vissuto e l’unica cosa che mi consola è che ho una gran fantasia per cui da lunedì prossimo mi inventerò qualche cosa di nuovo.”













