“Voglio vaccinare mio figlio contro la meningite”.
“Non c'è posto, telefoni a gennaio 2018”.
È la risposta che ormai si sentono dare i genitori che in questi giorni stanno intasando di telefonate gli uffici dell'Asl CN1. Sono gli utenti che non rientrano nel piano di vaccinazione ordinario. Negli ambulatori di Cuneo, Mondovì, Saluzzo, Fossano e Savigliano le prenotazioni arrivano fino a dicembre e siamo appena a fine febbraio. Numerose segnalazioni sono arrivate alla nostra redazione.
Bambini, adolescenti e anche adulti ammassano le sale d'attesa: mercoledì 22 febbraio l'ambulatorio di Cuneo ha effettuato 70 visite e vaccinazioni in una mattinata.
Una situazione che è precipitata a ottobre 2016, quando giornali e televisioni hanno iniziato a scandire i casi di meningite in Italia. La sensazione popolare è quella di un'epidemia. E a Cuneo, così come in tante altre città italiane, è partita la corsa al vaccino.
“Si è creato un allarmismo ingiustificato, in tre mesi abbiamo triplicato le nostre attività - dichiara Domenico Montù, Direttore del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell'Asl CN1 -. Non c'è un'epidemia in corso. I casi da meningococco sono pochi, circa 200 in tutta Italia: sono quasi uno al giorno e la gente ha la sensazione che ci sia un'epidemia. In realtà sono in calo, soprattuto tra bambini più piccoli proprio perchè si applicano in maniera sistematica i vaccini. Tuttavia non possiamo vaccinare tutti, dobbiamo attenerci alle indicazioni previste da Ministero e Regione”.
Quest'anno il vaccino contro la meningite sarà somministrato a 2mila persone in più rispetto a quelli che si vaccinano ordinariamente negli ambulatori dell'Asl Cn1.
“Abbiamo ricevuto telefonate di fuoco di gente che ci ha insultato perchè non trovava posto – racconta Montù -. Noi abbiamo cercato di soddisfare il massimo di richieste possibili. Altre Asl in Italia invece non hanno prenotato nessuno. Siamo tutti d'accordo che se potessimo vaccinare tutti sarebbe meglio, perché la persona vaccinata è più protetta. Tuttavia ci sono aspetti organizzativi che ci impediscono di vaccinare la folla, ci si deve limitare a età e target in base alle indicazioni delle autorità”.
E fa un esempio concreto molto facile da capire: “Si creerebbe la stessa situazione se tutti noi adulti ogni anno pretendessimo un check-up completo per scoprire in anticipo certe malattie. È impensabile far passare 60 milioni di italiani all'anno. Sarebbe utile ma impensabile”.
“E poi arriviamo al paradosso – conclude Montù -: gente che ha rifiutato tutti i vaccini e voleva quello contro la meningite, che è malattia rara. Si è più a rischio di contrarre il tetano, la difterite e il morbillo”.













