Le coltivazioni quando raggiungono il pieno della maturazione hanno un colore verde intenso. Un concentrato di natura. I frutti, di grandezza simile a more, ribes, mirtilli e lamponi, crescono a grappoli. Hanno la pelle liscia. Fanno parte della famiglia dei piccoli frutti, ma anche dei kiwi - la tipologia arguta - si producono in due varietà - Tahi e Rua - e vengono commercializzati con il marchio Nergi. Sono arrivati dall’Asia Orientale, dove esistono da millenni, ma all’origine presentavano un difetto: erano molto vulnerabili e di difficile mantenimento dopo la raccolta.
Durante gli Anni Novanta alcuni botanici neozelandesi, attraverso esperimenti e incroci, ne hanno corretto la lacuna rendendoli più facilmente conservabili. Nel 2005, la società francese Sofruileg ha acquistato la licenza per poterli produrre sui terreni d’Oltralpe. E nel nostro Paese? Bisogna attendere il 2013 quando, dimostrando coraggio e lungimiranza, inizia a interessarsi del Nergi o baby-kiwi - come viene ormai comunemente chiamato - la Ortofruit Italia: Organizzazione di Produttori con sede a Saluzzo e presieduta da Domenico Paschetta, 57 anni, titolare di un’azienda agricola a Lagnasco.
L’Associazione compra dai francesi l’esclusiva di produzione e commercializzazione del frutto sul territorio del Nord Italia per dieci anni. Nel 2014 si realizzano alcuni impianti, con l’obiettivo di testare la coltura. I risultati iniziali, pur con minime quantità di raccolto, perché le piante vanno a regime dopo tre-quattro stagioni, sono comunque soddisfacenti dal punto di vista della tenuta complessiva del frutto. E allora nel 2016 e 2017 si completa il percorso previsto dal primo gradino del progetto: arrivare a 100 ettari di coltivazione. I produttori che aderiscono sono una sessantina, per il 90% dell’area Saluzzese.
Come mai questa zona? “Il Nergi - risponde Paschetta - è molto delicato. Ha bisogno di inverni freddi, ma soprattutto di poco vento perché, essendo a pelle liscia e maturando a grappoli, lo sfregamento tra frutti, dovuto alle raffiche di aria, provocherebbe un aumento insostenibile degli scarti già fisiologicamente presenti in natura attorno al 20%. Il Saluzzese è poco ventoso e come composizione del terreno risulta vocato per coltivare il kiwi. Quindi, si tratta del territorio che meglio si adatta alla sua coltivazione”.
LA PRODUZIONE E LA VENDITA
Quest’anno la resa è stata di 3500 quintali, ma quando, nel 2020-2021, i 100 ettari coltivati arriveranno al massimo delle loro potenzialità si prevede di produrre dai 10 ai 12.000 quintali di frutto. Sottolinea Paschetta: “Siamo soddisfatti della prima parte di percorso. Pur avendo investito molto, perché un impianto, comprese le reti antigrandine di protezione e l’irrigazione a goccia, costa sui 25-30 mila euro a ettaro, il consumo inizia a crescere. Abbiamo ancora bisogno di far conoscere di più il Nergi per poterlo vendere tutto quando la produzione sarà a regime. Ma sono ottimista e fiducioso. Se, poi, si creassero le condizioni, ci confronteremo con la Sofruileg per eventualmente aumentare gli ettari coltivati”.
Come avviene la raccolta e cosa si fa dopo? “Il frutto è raccolto nei primi quindici giorni di settembre e messo in cassette da 5-6 chili. Poi, viene stoccato nei magazzini e raffreddato per la fase iniziale di conservazione. In seguito, viene confezionato nelle vaschette da 125 o da 200 grammi. Quest’anno ne sono state preparate quasi due milioni. Il procedimento è particolare in quanto lo si porta da 1-2 gradi a 10 gradi innescando, in questo modo, la corretta maturazione. Quando arriva sui banchi di vendita e viene acquistato è pronto per essere consumato. Non come per alcuni degli altri frutti che devono stagionare in cantina. E’ disponibile sul mercato fino al termine del mese di novembre”.
A chi lo vendete? “Alle più importanti catene della grande distribuzione del Nord Italia e ai negozi specializzati dell’ortofrutta delle maggiori città della provincia. Ma lo stiamo lanciando anche in Germania, Spagna e Inghilterra. Ovviamente stiamo scontando un paio di problemi. Essendo da poco tempo presente sui banchi di vendita è difficile da riconoscere e, a volte, anche da reperire. Ma chi non lo trova, soprattutto nei supermercati, lo chieda in quanto noi lo distribuiamo. Nei test promozionali di assaggio, effettuati in diversi punti vendita, è uscita chiara una certezza: chi lo ha gustato, ne rimane conquistato e torna a comprarlo. Perché è ricco di carica energetica, dà soddisfazione al palato per il sapore ed è comodo da consumare in quanto si mangia con la buccia e non bisogna pelarlo”.
La conservazione in casa dura 3 giorni a temperatura ambiente e una settimana in frigorifero.
LA QUALITA’
I produttori italiani di Nergi seguono le regole del severo disciplinare di agricoltura sostenibile concordato con i colleghi francesi. Nella coltivazione non vengono utilizzate sostanze chimiche anche perché la pianta ha delle difese naturali proprie grazie alle quali riesce a proteggersi da sola. “Al momento - dice Paschetta - non abbiamo riscontrato problemi di malattie a livello produttivo, come sta accadendo con il kiwi classico. Il frutto va solo trattato con la massima attenzione e delicatezza, potando e legando i rami delle piante nel modo corretto per evitare lo sfregamento, irrigandolo con la giusta quantità di acqua per evitare dei danni irreversibili e raccogliendolo a mano, frutto per frutto, e con i guanti, in quanto le unghie potrebbero scalfirne la pelle”.
Come ottenete la qualità? “Oltre a non usare le sostanze chimiche è garantita individuando il momento giusto della raccolta. Che non è uguale per ogni territorio in quanto dipende dalla zona, dal tipo di terreno e dal tipo di pianta. Staccare il frutto dall’albero al momento giusto è un altro tassello fondamentale per assicurare la massima qualità. Diventa quasi un programma di raccolta, se non individuale, riservato a pochi esemplari per volta. Il percorso di tutte le fasi produttive viene seguito da alcuni tecnici che hanno maturato molta esperienza specifica e consigliano le aziende sul come svolgere il lavoro nel modo migliore”.
POTRA’ SOSTITUIRE IL KIWI CLASSICO?
Paschetta: “No, perché è un prodotto di nicchia difficile da gestire e con un periodo di conservazione e di commercializzazione molto corto. Tuttavia può integrare la coltivazione di altri piccoli frutti sui quali, come Ortofruit Italia, stiamo puntando molto la nostra programmazione. Il Nergi offre qualche opportunità in più in questa direzione”.
RICCO DI VITAMINE, FIBRE E MINERALI, MA CON POCHE CALORIE,
E’ UN CONCENTRATO DI BENESSERE PER LA SALUTE DELLE PERSONE
Che il frutto avesse delle caratteristiche energetiche rilevanti lo si sapeva fin dall’inizio della produzione. Ma non c’erano dei dati scientifici a comprovarlo. Quest’anno c’è stata la certificazione di SmartFood: il programma di ricerca in Scienza della Nutrizione e Comunicazione promosso dalla Fondazione dell’Istituto Europeo di Oncologia.
Cosa ne è uscito fuori? Il Nergi è ricco di vitamina C: 100 grammi del piccolo frutto, corrispondenti a 10 esemplari, ne contengono 43,8 milligrammi. Più del pompelmo e del ribes rosso (40 mg ogni 100 grammi) e del melone (33 mg ogni 100 grammi). La porzione della vaschetta da 200 grammi, secondo i valori nutritivi di riferimento, soddisfa pienamente il fabbisogno umano giornaliero di vitamina C. Inoltre, sempre lo studio del progetto SmartFood evidenzia che il Nergi è costituito da quantità importanti di vitamina E (5,3 milligrammi ogni 100 grammi), per cui la vaschetta da 200 grammi riesce ad appagare all’88% le necessità quotidiane delle persone. Sono poi significativi i contenuti di fibre e di minerali, con potassio e rame in testa: 200 grammi di prodotto coprono un quarto del fabbisogno giornaliero.
E le calorie? Il Nergi può essere tranquillamente consumato anche da chi vuole mantenere il peso a livelli normali in quanto il contenuto calorico è basso: solo 104 kilocalorie ogni 200 grammi.
Insomma, un vero frutto concentrato di benessere per la salute delle persone.


















