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Schegge di Luce | 15 agosto 2022, 08:30

Schegge di Luce: pensieri sui Vangeli festivi di monsignor Domenico Pompili

Commento al Vangelo della Messa del 15 agosto, Assunzione della Beata Vergine Maria

La parrocchia Assunzione Beata Vergine Maria, a Bra (frazione Bandito)

La parrocchia Assunzione Beata Vergine Maria, a Bra (frazione Bandito)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.

Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Allora Maria disse:

«L’anima mia magnifica il Signore

e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva.

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente

e Santo è il suo nome;

di generazione in generazione la sua misericordia

per quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio,

ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni,

ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati,

ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo,

ricordandosi della sua misericordia,

come aveva detto ai nostri padri,

per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua. (Lc 1,39-56).


Oggi, 15 agosto, la Chiesa festeggia l’Assunzione della Beata Vergine Maria (Anno C, colore liturgico bianco). In questa solennità, a commentare il Vangelo della Santa Messa è monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti.

Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per “Schegge di Luce, pensieri sui Vangeli festivi”, una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole che sono come scintille per accendere le ragioni della speranza.

Eccolo, il commento.

Al giro di boa dell’estate, sempre in bilico tra corpo e anima, distensione fisica e stordimento dello spirito, apertura e confusione della mente, la Chiesa vive la festa più popolare di Maria, che è creduta «Assunta in cielo in anima e corpo». Maria entra definitivamente nello spazio di Dio con tutta se stessa, dunque anche col suo corpo.

Come è possibile credere a tanto? Forse la risposta ci viene proprio dall’incontro di Maria con Elisabetta: due donne, una di fronte all’altra, che si protendono nell’abbraccio e due creature germinali che comunicano segretamente tra di loro. E poi la voce di Maria che si dispiega in un canto lirico, che, a proposito di quello che sta vivendo nel suo corpo, inneggia alla misericordia di Dio.

Ecco il punto: in questo corpo così piccolo ed effimero, ma anche così vitale e meraviglioso, può prendere dimora l’infinita grandezza di Dio. Noi a volte pensiamo che Dio lo si incontra quando finisce il corpo, mentre in realtà è lo Spirito che si manifesta attraverso il corpo. Noi non abbiamo, ma “siamo” un corpo. Di qui la sua bellezza e la sua dignità. Ogni espressione corporea è il riflesso di un moto dell’anima: dal pallore al rossore, dalla carezza al bacio, dall’abbraccio all’amore. Non c’è mai un corpo privo della profondità della sua anima. Proprio quello che manca alla nostra generazione, che qualche volta smarrisce l’incanto del corpo e lo intende come una cosa, quando invece si tratta sempre di un volto.

Dall’interno di un campo di concentramento Etty Hillesum scrive nel suo diario: «La grandezza dell’essere umano, non sta in quello che si vede, ma in quello che ha nel cuore. La grandezza dell’uomo non deriva dal posto che occupa nella società, né dal ruolo che in essa svolge, né dal suo successo. Di tutto questo può essere privato da un giorno all’altro. Tutto questo può scomparire in un attimo. La grandezza dell’uomo sta in quello che gli rimane proprio quando tutto quello che gli dava un qualche lustro esteriore viene meno. E cosa gli resta? Le sue risorse interiori e nient’altro».

C’è, a dire il vero, una dimensione meno luminosa dei nostri corpi, sottratti alla bellezza divina. Il nostro corpo parla pure il linguaggio della fatica, della sofferenza, dell’abbrutimento, della corruzione. Ci sono corpi assetati, ammalati, violentati, oppressi dalla violenza. Mentre il corpo di una donna incinta è tutto un inno alla vita, ci sono tante altre situazioni che inneggiano alla morte. Dove si manifesta la solidarietà di Dio in questi casi? Nell’assunzione di Maria: non era possibile che colei che ha generato la vita potesse essere abbandonata alla morte. La stessa sorte sarà di chi vivrà come discepolo del suo Figlio.

Non dobbiamo solo lasciarci sopraffare da un sentimento di nostalgia e di rassegnazione per il tempo che passa, ma prepararci alla resurrezione. Ciò significa entrare dentro la vita eterna con tutte le nostre esperienze conosciute attraverso il dono del corpo: strette di mano, sorrisi, carezze, e ancora quello che esercita sul nostro corpo una qualche forma di contatto: il vento, il mare, la montagna, il cielo stellato, il silenzio. Lasciamoci accarezzare da tutta questa bellezza. E il modo migliore è lasciarci trasfigurare dalla grazia della gentilezza. Come scrive la poetessa Alda Merini: «Per un saluto mancato si può anche morire, soprattutto quando si tratta di persone anziane, abbandonate alla loro solitudine».

Maria, insegnaci la gratitudine e il gaudio di tutti i distacchi. Insegnaci a dire sempre sì con tutta l’anima. Soccorri la nostra fragilità e pronunzia tu stessa per noi il nostro “fiat”. Amen!

Silvia Gullino

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