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Bra e Roero | 15 febbraio 2026, 07:03

Schegge di luce: pensieri sui Vangeli festivi di don Luigi Maria Epicoco

Commento al Vangelo del 15 febbraio 2026, VI Domenica del Tempo Ordinario

Don Luigi Maria Epicoco insieme a Silvia Gullino

Don Luigi Maria Epicoco insieme a Silvia Gullino

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo! Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna. Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno» (Mt 5,17-37).

Oggi, 15 febbraio 2026, la Chiesa giunge alla VI Domenica del Tempo Ordinario (Anno A, colore liturgico verde).

A commentare il Vangelo della Santa Messa è don Luigi Maria Epicoco, sacerdote della Diocesi de L'Aquila. Amore, vita, valori, spiritualità sono racchiusi nella sua riflessione per “Schegge di luce, pensieri sui Vangeli festivi”, una rubrica che vuole essere una tenera carezza per tutte le anime in questa valle di esilio. Pensieri e parole per accendere le ragioni della speranza che è in noi.

Eccolo, il commento.

Quando un albero è giovane lo si lega ad un palo affinché cresca dritto. Quando è in grado di rimanere dritto da solo il palo viene sciolto e tolto. Ugualmente la Legge, i comandamenti, i precetti, le regole, l’impegno e la fatica che ci mettiamo, sembrano tutte costrizioni, cose che ci legano, che ci limitano, che non vorremmo, ma in realtà il loro ruolo è lasciarci interiorizzare ciò che essi contengono.

Gesù viene a scioglierci da ogni costrizione esterna, ma solo a patto che la Sua opera si interiorizzi dentro ciascuno di noi. Questa opera di interiorizzazione è la vita spirituale. In questo senso Egli non abolisce, ma dà pieno compimento. Finché la nostra vita spirituale non diventa matura l’unica cosa che potrà salvarci è essere fedeli a una regola, a un metodo, a una fatica.

Seguire Gesù significa arrivare a una libertà talmente grande che niente potrà più togliercela. Questa è la libertà interiore, ed essa non può essere più legata da nessun’altra cosa esteriore. Da quel momento qualunque cosa ci capiti esteriormente potrà farci soffrire, ma non potrà più veramente farci del male.

Questa possibilità non nasce come una tecnica, ma è stata comprata a caro prezzo. Gesù è morto in Croce, perché noi fossimo liberi così. È questa la Grazia. È questo il dono che ci ha fatto.

Silvia Gullino

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