Riceviamo e pubblichiamo una lettera in ricordo della storica Maura Aimar.
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Nei giorni scorso è venuta a mancare una persona verso la quale non solo avevo un grande debito di riconoscenza, ma soprattutto una grande stima e una profonda amicizia. Questa bella persona è stata Maura Aimar, guida turistica e storica di Casa Savoia. L’ho conosciuta sei anni fa, quando ho inaugurato lo Spazio culturale piemontese, con il proposito di mettere a disposizione della mia città un locale, dove il piacere della conoscenza potesse riunire e mettere in contatto tutti coloro che amano la cultura nelle sue varie forme.
Maura mi si presentò una mattina di febbraio del 2017 dichiarandosi disponibile a fare conferenze relative alla storia sabauda e del Piemonte.
Era radiosa, dolce, gentile, ma determinata ed entusiasta. Mi piacque subito e mi propose un ciclo di conferenze su nobili donne del Piemonte. Ricordo che già dalla sua prima conferenza dal titolo “Piemonte: terra di contesse, duchesse e regine del Piemonte”, programmata per l’8 marzo, festa della donna, mi aveva colpito il taglio che era riuscita a dare alla sua esposizione, che privilegiava l’aspetto umano dei personaggi più di quello nobiliare, riuscendo a renderli familiare, quasi simpatici, a coinvolgere il pubblico nelle loro debolezze, nei loro dolori e travagli interiori, personaggi ben diversi da come vengono descritti sui libri che raccontano la grande storia. Aveva sempre aneddoti e detti curiosi da snocciolare, con una vivacità di espressione che catturava e affascinava.
Possedeva una memoria ferrea. Conosceva l’albero genealogico di re e principi, che recitava come poesie, sempre con slancio, passione, quella passione per la storia del Piemonte e dei Savoia che trapelava da ogni sua parola, gesto, dal volto espressivo, dal suo sorriso generoso.
Era infaticabile. Svolgeva il suo compito di guida turistica con la disinvoltura di chi ha una buona conoscenza delle vicende storiche da narrare. Era anche un’ottima organizzatrice di eventi inerenti la dinastia sabauda. L’ultima mostra, che l’ha vista impegnata in prima persona, è stata “Elena, regina di carità e di pace" alla Palazzina di Caccia di Stupinigi dedicata ai 150 anni dalla nascita di Elena di Montenegro.
Era il 4 marzo. In quell’occasione si è presentata con il suo solito sorriso sulla sedia a rotelle, curata nel vestire, come d’abitudine, e, dopo aver ringraziato il pubblico presente, ha ricordato la regina Elena con un breve ma efficace intervento, che ho apprezzato moltissimo per quel vigore dialettico ammantato di semplicità.
Dopo aver visitato la mostra l’ho cercata per complimentarmi, ma non l’ho più trovata. Mi venne riferito che se n’era andata perché la stanchezza l’aveva colta.
Ha combattuto due anni contro la sua malattia, che lei chiamava Evaristo, diventata una sfida all’ultimo colpo. Durante la lunga degenza in ospedale si era fatta voler bene sia dal personale medico che infermieristico, che lei definiva “i miei angeli custodi” e, giorno dopo giorno, aveva scritto un diario, diventato un compagno di percorso verso la speranza di una guarigione. Quel diario, a cui non volle apportare correzioni, perché fosse più autentico che mai, lo trasformò in un libro, testimone di una lunga battaglia che voleva vincere ad ogni costo, con quella caparbietà e determinazione che la contraddistinguevano.
Tornata a casa, tra alti e bassi, cercava di riprendere faticosamente la vita in mano. Si era iscritta alla facoltà di Storia, perché il suo sogno era la laurea. Aveva anche accettato di condurre il Salotto della Storia per Spazio culturale piemontese, che prevedeva incontri mensili su argomenti di Storia che fossero di particolare interesse, ma il suo stato di salute non le permise mai di essere presente e di questo si rammaricava molto.
Lo scorso anno, nonostante la malattia, mi aveva aiutata ad organizzare due eventi impegnativi che avevamo intitolato “In giro per il Piemonte alla scoperta dei suoi tesori”, uno a Fossano nel castello degli Acaja e l’altro nella Reggia di Val Casotto, che avevano avuto una grande partecipazione di pubblico.
Ricordo anche le due giornate che avevamo programmato alcuni anni fa per far conoscere un pezzo di storia del Marchesato di Saluzzo, la prima dedicata a una conferenza su Margherita de Foix e la seconda a una visita guidata nel borgo medievale.
Collaborare con lei era facile, piacevole e il suo entusiasmo contagiante. Sono stata al suo funerale e mi sono commossa per la grande folla che l’ha onorata con la sua presenza e le parole di elogio di tante amici, collaboratori e alte personalità.
Maura ha combattuto fino all’ultimo. Amava la vita con l’ardore di chi la sa vivere pienamente, perché animata dal desiderio di sapere, imparare, ma anche soprattutto di trasmettere le sue conoscenze con l’umiltà che distingue i pochi, ma i migliori.
Grazie Maura, per tutto quello che mi hai saputo dare con tanta generosità! A tutti mancherà il tuo sorriso.
Angela Delgrosso












