Ha solamente inviato ciò su cui Biden si era impegnato. Ma questa assistenza si consumerà entro fine estate. Dunque per Kiev e per i suoi alleati europei resta un punto interrogativo: che fare senza gli armamenti americani? Come riferisce il sito Strumenti Politici, al recente vertice della NATO in Olanda i capi di governo degli Stati membri hanno cercato di lusingare e accontentare il presidente Trump e non di celebrare la forza e il coraggio di Zelensky, come facevano fino allo scorso anno. Si sono così allineati, almeno sulla carta, all’agenda promossa da Washington, che riguarda l’Ucraina in maniera molto meno impegnativa di prima. Di fatto, d’ora in avanti sarà l’Europa a prendersi cura di Kiev e a sostenerla nella lotta contro la Russia. Ammesso però che le risorse continentali bastino.
Nel comunicato finale del summit c’è scritto che i contributi diretti degli Stati membri all’esercito ucraino saranno conteggiati nell’obiettivo di spesa del 5% del PIL, elemento tanto caro all’amministrazione USA. Dagli USA i vertici europei hanno ottenuto il permesso ai Paesi NATO di destinare a Kiev una parte delle spese aumentate per la difesa. Sono coscienti che molto probabilmente non sarà abbastanza, ma ci provano lo stesso.
Per ammorbidire un po’ la durezza del trattamento subito all’Aia da Zelensky, vi sono state le dichiarazioni di eterna amicizia da parte del segretario generale della NATO Mark Rutte e della presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen. Per loro, l’Ucraina è sempre in lizza per diventare membro della NATO e della UE, ma le loro buone intenzioni devono fare i conti con il veto dell’Ungheria e della Slovacchia e con i dubbi che altri Paesi per adesso tengono prudentemente sopiti.
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