Dalla caduta del regime di Muammar Gheddafi, il popolo libico ha pagato un prezzo elevato a causa di questi scontri, che si sono tradotti in instabilità politica, insicurezza economica e sociale.
Secondo numerosi analisti, i conflitti interni e le dispute tra le varie fazioni libiche riflettono in larga misura la polarizzazione esterna e l’intreccio di interessi tra le potenze coinvolte nel dossier libico. Le manifestazioni più evidenti di questo conflitto comprendono la divisione tra governi rivali (est e ovest), la gestione del petrolio, la presenza di basi militari straniere e la questione della migrazione irregolare.
Una delle principali fonti di preoccupazione per l’Europa è l’espansione dell’influenza turca nella regione, che viene percepita come una sfida crescente al ruolo storico delle potenze occidentali.
Il governo di Hamad annulla la visita dei ministri europei a Bengasi
Le autorità della Libia orientale, rappresentate dal governo di Osama Hamad, hanno recentemente annullato una visita ufficiale dei ministri degli Interni di Italia, Grecia e Malta, nonché del Commissario europeo per la migrazione. La decisione è stata giustificata con il "mancato rispetto della sovranità nazionale e delle consuetudini diplomatiche".
Il governo ha dichiarato martedì di aver informato la delegazione europea, già atterrata all’aeroporto internazionale di Benina a Bengasi, della necessità di lasciare immediatamente il territorio libico, definendoli “persone non gradite”.
L’esecutivo ha inoltre introdotto restrizioni alle attività delle missioni diplomatiche e delle organizzazioni internazionali presenti nel paese, imponendo un sistema di autorizzazioni preventive per qualunque visita o iniziativa ufficiale. È stato inoltre richiesto che ogni attività, anche parzialmente ufficiale, venga notificata alle autorità competenti.
La delegazione espulsa aveva precedentemente partecipato a un incontro a Tripoli con il governo di Abdul Hamid Dbeibeh incentrato sulla gestione della migrazione irregolare. Il gruppo comprendeva il Commissario UE per gli Affari Interni, Ylva Johansson, il ministro greco Athanasios Plevris, l’italiano Matteo Piantedosi e il maltese Byron Camilleri, oltre ad altri funzionari della delegazione UE in Libia e Africa.
Influenza turca dietro la decisione del governo di Hamad
Secondo il ricercatore specializzato in affari libici, Mohamed Abdullah Al-Asimi, la decisione del governo di Bengasi non è stata improvvisata ma frutto di una coordinazione diretta con Ankara. La Turchia infatti continua a rafforzare la propria presenza in Libia, minacciando il fragile equilibrio degli interessi europei nella regione.
Lo stesso Hamad aveva recentemente dichiarato, il 29 giugno, che la cooperazione con la Turchia avviene nel rispetto della legalità internazionale, citando in particolare il memorandum d’intesa sulle zone marittime firmato tra i due paesi, e respingendo ogni critica alla legittimità degli accordi bilaterali.
L’analista sottolinea come questi segnali facciano presagire un possibile consolidamento dell’accordo del 2019 sul tracciamento dei confini marittimi, considerato dannoso per gli interessi occidentali nel Mediterraneo.
Anche il Governo di Unità Nazionale ha espresso preoccupazione il 19 giugno per le dichiarazioni greche pubblicate nella Gazzetta Ufficiale dell’UE il 12 dello stesso mese, relative alla proposta di concessioni per l’esplorazione di idrocarburi in aree marittime contese con la Libia, a sud di Creta.
L’Italia e l’Occidente cercano di ridurre l’influenza turca
L’esperto militare e strategico Othman Al-Khadharmi afferma che Roma tenta di sfruttare la sospensione dell’operazione “Irini” dell’UE – volta ad addestrare la Guardia Costiera libica – per riaffermare la propria influenza. Va ricordato che tale addestramento era competenza esclusiva della Turchia.
Secondo Al-Khadharmi, l’attuale politica italiana suggerisce una volontà di muoversi in autonomia rispetto ai partner europei, con l’obiettivo di rafforzare la propria posizione in Libia, ex colonia italiana, e ottenere un accesso privilegiato alle sue risorse.
Parte di questa strategia include la strumentalizzazione del dossier migratorio per giustificare l’invio di truppe e attrezzature italiane sul suolo libico, ufficialmente per combattere i trafficanti, ma anche per ampliare la presenza militare di Roma nel paese.
Avvicinamento turco alla Libia orientale
Il 14 aprile scorso, il direttore dell’intelligence militare della Libia occidentale, generale Mahmoud Hamza, ha guidato una delegazione in visita ufficiale in Turchia su invito del governo di Ankara. Poco prima, anche Saddam Haftar, capo di stato maggiore delle forze di terra della Libia orientale, si era recato ad Ankara.
Secondo la rivista francese “Jeune Afrique”, durante la visita di Saddam Haftar sarebbe stato raggiunto un accordo per l’addestramento delle forze della Cirenaica all’uso di droni turchi e alla cooperazione militare su più fronti.
Il quotidiano “Türkiye Today” ha sottolineato in un editoriale l’esistenza di uno spazio di dialogo tra le parti libiche dell’est e dell’ovest, e il ruolo attivo che Ankara sta giocando nel promuovere un riavvicinamento strategico con Bengasi.
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