Tocca anche la Granda con iniziative nel capoluogo e nell’area industriale di viale Nogaris a Pollenzo, presso Bra, lo sciopero generale di otto ore proclamato per oggi dalla Cgil.
A Cuneo sono circa 350 i lavoratori che stanno partecipando al presidio che la Camera del Lavoro guidata dal segretario provinciale Piertomaso Bergesio ha voluto tenere presso la sede di Confindustria Cuneo in via Bersezio.

Con loro il segretario generale piemontese Giorgio Airaudo, che nel suo intervento ha richiamato i termi alla base della protesta che ha quale proprio principale obiettivo la denuncia dei bassi salari e della perdita di dignità dovuta a un’inflazione che ha intaccato pesantemente il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti. Insieme a quello di un Governo autore di "una legge di bilancio ingiusta e che non rappresenta i bisogni reali del Paese".
Nell’indire la protesta Cgil aveva ricordato come "negli ultimi tre anni lavoratrici, lavoratori, pensionate e pensionati hanno versato 25 miliardi di tasse aggiuntive: il 'fiscal drag' ha mangiato fino a 2.000 euro l’anno a chi ha un reddito medio. Un’ingiustizia che colpisce gli ultimi e che la manovra di bilancio amplifica, non restituendo neppure un euro ai servizi essenziali della sanità, dell’istruzione, delle politiche abitative, dei trasporti pubblici, dell’assistenza agli anziani e della sicurezza sul lavoro".
Temi che Airaudo e Bergesio hanno richiamato, mettendo poi l’accento sul fatto che "se la cassa integrazione arriva anche in provincia di Cuneo vuol dire che il Piemonte sta vivendo una vera sofferenza".

Non fa sconti a nessuno l'intervento del segretario provinciale Bergesio: "Oggi il lavoro povero trascina verso il basso le condizioni di vita e, di conseguenza, la qualità democratica del Paese. Non può esserci pace, libertà o democrazia senza giustizia sociale — ed è proprio la giustizia sociale ciò che manca oggi in Italia.
Le responsabilità ricadono su una classe politica inadeguata, che negli ultimi trent’anni non ha saputo svolgere il compito affidatole da cittadini sempre più sfiduciati e distanti dal voto. Ma la responsabilità è anche della classe dirigente nel suo complesso, inclusa quella imprenditoriale, che ha approfittato di un mercato del lavoro reso fragile e deregolamentato proprio dalla politica.
Si è scelto un modello di sviluppo al ribasso che ha portato alla situazione attuale: salari bassi, pensioni insufficienti, servizi di welfare ridotti. Con una popolazione che invecchia rapidamente, il tema diventa come affrontare la vera emergenza sociale che rischiamo di avere tra pochi anni. Occorre alzare i salari, creare condizioni di vita dignitose e offrire un futuro alle nuove generazioni, senza dimenticare chi giovane non è più: perché questo problema riguarda tutti".
I partecipanti al presidio si muoveranno poi in un corteo diretto di fronte all’ospedale "Santa Croce", in un ideale collegamento col tema di una sanità pubblica in via di graduale ed evidente smobilitazione.













































